Francobollo per il Vescovo

C’è una parabola non scritta nei vangeli o nei testi dei padri della chiesa, è quella del “buon pastore modenese”.

Racconta di Modena, una città ricca e vivace, e dei suoi abitanti, lavoratori infaticabili, risparmiatori, gente semplice di provincia, ma anche inventori famosi in tutto il mondo. Ognuno conduceva la propria vita con rettitudine, anche se spesso in solitudine, pagando le tasse e beneficiando dei servizi messi a disposizione per la comunità. Il popolo di Modena viveva in armonia, ma la crisi economica prima e il terribile terremoto del 2012 dopo, cambiò per sempre le sue abitudini. I cristiani modenesi, al pari degli altri cittadini, non sempre sono riusciti a reagire alle prove e alle disavventure; la morte della loro guida spirituale e pastorale (il vescovo Antonio) a causa di una malattia, li aveva gettati ancora di più nello sconforto.
L’annuncio del papa, prima dell’estate, da molti era stato accolto come un segno della provvidenza, se non addirittura un miracolo: a guidare la diocesi, da lì a poche settimane, sarebbe giunto un parroco, un catechista, un amico della gente, prima ancora che un teologo.

Il proseguimento della parabola è andato perduto, ma si racconta che il gregge ritrovò il proprio pastore e proseguì il proprio cammino; il pastore, dal canto suo, trovò un gregge forse un po’ stanco e smarrito, ma con tanta voglia di fare e di camminare nella speranza di non perdere per strada nessuno. Si narra altresì che il nuovo vescovo, sposando in pieno la linea di papa Bergoglio, abbia chiesto ad ogni parrocchia – come primo atto del suo mandato, ancor prima delle cerimonie solenni organizzate per il suo ingresso in diocesi – di accogliere una famiglia di profughi “senza se e senza ma” (a differenza di quanto è avvenuto in altre parti d’Italia).

Don Erio Castellucci (che tra poche ore verrà consacrato vescovo nella sua Forlì) giungerà a Modena domenica 13 settembre, in un momento particolare: i ragazzi hanno ripreso gli studi dopo le vacanze; le aziende – aggrappandosi a quei flebili segnali di ripresa economica che si cominciano a registrare anche nel nostro paese – entrano a pieno regime; la città è “tirata a lucido” per gli eventi in corso (Expo, mostra d’arte contemporanea…) e per quelli già in programma (Festival della filosofia…); le parrocchie stanno riavviando le attività pastorali; le associazioni e i movimenti riprendono il cammino dopo le ferie estive.

Il nuovo vescovo si accorgerà subito delle eccellenze che contraddistinguono la città e la provincia: Modena è bella, nonostante i detrattori pronti alla critica per ogni novità (dai parcheggi alla fontana in piazza Roma). Ma dopo poco si scontrerà con gli effetti generati a Modena dalla crisi economica, dalla globalizzazione, dai limiti della politica, dalla sempre più scarsa partecipazione alla vita sociale e politica. Fenomeni che, col tempo, hanno intaccato la speranza di un futuro migliore.
Papa Francesco, nei giorni scorsi, rivolgendosi ai vescovi appena nominati, ha detto: «Gioirono i discepoli nell’incontrare redivivo il “Pastore che accettò di morire per il suo gregge”. Gioite anche voi mentre vi consumate per le vostre Chiese particolari. Non lasciatevi svaligiare un simile tesoro. Ricordatevi sempre che è il Vangelo a custodirvi e perciò non abbiate paura di recarvi ovunque e di intrattenervi con quanti il Signore vi ha affidato». Quindi «guardatevi dal rischio di trascurare le molteplici e singolari realtà del vostro gregge; non rinunciate agli incontri; non risparmiate la predicazione della Parola viva del Signore; invitate tutti alla missione».

Al vescovo, allora, auguriamo di ascoltare la voce di tutti. Non solo il suono che producono le eccellenze modenesi, le “cose che funzionano”, le persone di successo, o il chiacchiericcio di certi ambienti. Gli auguriamo di poter sentire la voce di tutti: delle famiglie che si barcamenano tra mille difficoltà (non solo materiali), dei poveri (a cui ormai è stata scippata anche la dignità), dei giovani, degli stranieri, di chi vive nella disperazione di perdere il posto di lavoro, delle nuove generazioni che, per la prima volta dal Dopoguerra, staranno peggio delle precedenti.

Al vescovo Erio diamo il benvenuto, ma al tempo stesso gli chiediamo di accoglierci tutti – credenti e non credenti – come ha fatto il buon pastore. E gli chiediamo di darci il coraggio della speranza, una speranza che non poggia solamente sulle nostre forze, ma anche su una realtà che può essere ancora positiva se vista con gli occhiali nuovi.

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