Storia di una vita cristiana, fra ieri e oggi

Venerdì 5 giugno, alle ore 18, a Palazzo Europa,a cura del Centro culturale Francesco Luigi Ferrari, verrà presentato il libro “Ermanno Dossetti. Impegno civile, fede e libertà”. Per delineare i tratti di una figura poco conosciuta ma ricchissima dal punto di vista umano e politico, abbiamo intervistato l’autore Luigi Giorgi.

ERMANNO-DOSSETTI_lineNella prefazione del suo libro il prof. Pombeni elenca i rischi della parentela con un grande personaggio: quello di essergli alternativo, di celebrarne la gloria e infine quello di scomparire nell’ombra in qualche modo negandone la presenza rispetto alla propria identità. Quale di queste “voci” caratterizza il ruolo di Ermanno rispetto a Giuseppe? Com’era il rapporto tra i due?
Posso dire che Ermanno Dossetti è stato al fianco del fratello. Lo ha accompagnato, per quelle che potevano essere le sue predisposizioni personali e la sua indole, sempre con discrezione. Non ha cercato nè di essergli alternativo nè di scomparire. Ma, in alcuni passaggi, forse, di custodirlo e consigliarlo, con l’affetto proprio che possono avere due fratelli per giunta di età così ravvicinata. Il legame fra i due è stato molto stretto, di profonda condivisione di vita e di esperienze. Certo è stato anche un rapporto dialettico, in cui entrambi si ascoltavano tenendo in gran conto l’uno le opinioni dell’altro.

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Dopo l’esperienza di parlamentare negli anni 60, Ermanno decise di dedicarsi esclusivamente all’insegnamento. Eppure diversi suoi allievi, Castagnetti e Prodi  su tutti, ma non solo, finirono per dedicarsi alla politica. Come possiamo definire dunque il suo interesse per la politica? 
Per Ermanno la politica è stato l’impegno di un “momento”. Di una determinata fase. Quando vi è stato chiamato, sia negli anni ’60 che nell’immediato dopoguerra, egli ha sempre dato la sua disponibilità impegnandosi con grande senso di responsabilità, conscio però che ciò non potesse risolversi in qualcosa di “perpetuo”. E questo in forza sia della sua visione personale sia della sua concezione del ruolo del cristiano nella storia.

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Luigi Giorgi

Contrariamente al prolifico fratello, Ermanno non scrisse libri, non lascia dietro di sé altra testimonianza che la sua opera sul campo. Come possiamo sintetizzare l’eredità etica e culturale che lascia ai posteri?
Ritengo che il più grande lascito di Ermanno Dossetti ai posteri sia l’amore per la pace, per la democrazia e l’attenzione verso il percorso formativo dei giovani e nei confronti dei bisogni dei più deboli. Lui già soldato, in Albania e in Grecia, e poi resistente, fu tra i più convinti sostenitori sia di una politica di pace sia di un sostanziale impegno per la promozione e la difesa della democrazia nel nostro paese. Non va, inoltre, dimenticato il ruolo fondamentale che egli svolse come educatore sia nella scuola, come preside e professore, che nella costruzione, promozione e cura del Villaggio Belvedere. Anche lui, come il fratello, ha cercato di dare corpo, con azioni concrete, ad una “democrazia sostanziale”.

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Come furono i suoi rapporti con il partito comunista, da cattolico nell’Emilia rossa?
I rapporti non furono tra i più facili. Soprattutto dopo la fine della guerra e il termine della lotta di Liberazione, Ermanno si batté perché la democrazia venisse costruita includendo e non escludendo. Egli riteneva che la democrazia andasse riorganizzata basandosi sulle istituzioni e sulla loro riordinamento. Non coltivando, quindi, velleità rivoluzionarie e di classe, come pensavano una parte dei quadri del Pci.

Perché scrivere un libro su Dossetti oggi?
Perchè ritengo che ci sia una ricchezza nella vicenda umana, politica e civica di Ermanno Dossetti che vada in qualche misura valorizzata sia per la sua peculiarità sia perchè incrocia tornanti decisivi e difficili della nostra storia contemporanea. Una esperienza di vita vissuta, oltretutto, con profonda fede e sensibilità. Il che pone tutta la vicenda di Ermanno sotto una forte luce che le conferisce un notevole spessore umano e storico.

partigiani2ù

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