Erio il geminiano

Erio il geminiano

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Modena ha un nuovo parroco, anzi vescovo. E’ Erio Castellucci “Spero semplicemente di collaborare alla vostra gioia, di sostenere la vostra fede, senza appesantirvi, ma anzi cercando di favorire un percorso comune verso la fonte della gioia, il buon Pastore” ha detto nel suo primo saluto don Erio, fino ad oggi parroco a Forlì. Come motto ha scelto un versetto della seconda lettera di Paolo ai Corinti “Adiutores gaudii vestri”.

La nomina di papa Francesco è arrivata a tre mesi e mezzo dalla scomparsa del predecessore, mons. Antonio Lanfranchi, morto in seguito a una leucemia lo scorso 17 febbraio. E’ stata letta in duomo a mezzogiorno, prima che cominciassero a suonare le campane a festa. «La Chiesa di Modena-Nonatola con animo grato al Signore e al Santo Padre, Papa Francesco, ti accoglie, carissimo don Erio coma suo Pastore e 1012° successore del nostro padre nella fede, il vescovo Geminiano» ha detto don Giacomo Morandi.

Originario di Forlì, don Erio Castellucci di 54 anni, è parroco e docente di teologia; dal 2005 al 2009 è stato presidente della Facoltà teologica dell’Emilia Romagna. Specialista in teologia del ministero e teologia della spiritualità diocesana, è autore di diverse pubblicazioni, in linea con la teologia conciliare della chiesa cattolica e in linea con i vescovi che lo hanno preceduto qui a Modena. In Italia è riconosciuto come uno dei principali esponenti della ricerca sulla spiritualità del clero, dei preti e dei diaconi, inteso come luogo di novità carismatiche e spirituali.

castellucci

Un teologo, ma prima di tutto un parroco.
Alcuni mesi fa, in un articolo su “Settimana“, dibattendo su un certo modo di “fare teologia”, don Castellucci ha scritto: «Se la ricerca del teologo è rivolta ad una Parola sganciata dal popolo, diventa erudizione accademica più che teologia; se è rivolta al popolo senza un confronto critico con la Parola, si risolve nell’avallo di una prassi e, di nuovo, non è teologia. A me pare che questo sguardo binoculare richieda nel teologo anche un’esperienza pastorale diretta, come presbitero o come laico, in modo che il popolo non sia da lui contemplato “in provetta” o “dall’alto”, ma nel corso di un cammino condiviso».

Un prete dal tratto umano molto semplice
Vicino agli Scout e all’Azione cattolica. Non ha appartenenze politiche. A Modena don Erio dovrà affrontare delicate questioni amministrative e rafforzare la coscienza comunitaria del clero. Ecco, di nuovo, le sue parole nel saluto alla diocesi: «Vorrei venire tra di voi per imparare, prima che insegnare; per ascoltare, prima di parlare; per prendermi a cuore le relazioni, prima dell’organizzazione; per aiutarci a metter sempre le iniziative, i programmi e le strutture al servizio dell’incontro con il Signore e i fratelli. Vorrei evitare ed aiutarvi ad evitare il rischio di un attivismo che snerva e di una burocrazia che toglie le forze. Ma non posso farlo da solo, anzi io stesso dovrò essere aiutato da voi a non cadere nel servizio affannato di Marta, trascurando il cuore del servizio, l’ascolto che Maria presta a Gesù. Avrete pazienza con i miei limiti, anche di carattere, di tempo e di energie».

Fonte immagini: Il resto del Carlino.

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Corrispondente agenzia di stampa Askanews, presidente del Centro culturale Francesco Luigi Ferrari di Modena. Documentarista delle Officine Tolau.

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