Abbiamo mangiato un grillo ricoperto di cioccolato e non era niente male

Abbiamo mangiato un grillo ricoperto di cioccolato e non era niente male

Si è conclusa ieri una manifestazione che rappresenta un'eccellenza per la città: Entomodena, il meeting internazionale di entomologia e invertebrati. Nato come incontro per entomologi e collezionisti, col tempo ha preso la strada della divulgazione per permettere a tutti di conoscere il meraviglioso mondo degli insetti. Ai più curiosi, è stata offerta la possibilità di praticare l'entomofagia. Insomma, di mangiare insetti (alcuni).

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Si è conclusa ieri una manifestazione molto importante per la città di Modena che anche quest’anno è stata in grado di attirare migliaia di persone e ha avuto l’indubbio merito di ampliare il nostro sguardo sul mondo, portando il nostro pensiero verso argomenti che normalmente sottovalutiamo e che vanno oltre quella che è la nostra vita di tutti i giorni. Parliamo ovviamente di Entomodena 2015, il meeting internazionale di entomologia e invertebrati – nonché la più grande esposizione di insetti in Italia – giunto alla quarantaquattresima edizione.

Nato inizialmente come incontro per entomologi e collezionisti, Entomodena col tempo si è allargato a un pubblico più vasto, prendendo la strada della divulgazione con lo scopo di introdurre tutti, non solo gli appassionati, alle scienze naturali e al meraviglioso mondo degli insetti. Che sono ovunque, fuori e dentro le nostre città, perfino nelle nostre case, anche se di solito non ci facciamo caso – se non quando ci danno fastidio – né diamo molta importanza al ruolo che queste piccole creature hanno nell’ecosistema.

Entomodena, Modena, 19/20 settembre 2015
Entomodena, Modena, 19/20 settembre 2015

Gli insetti infatti sono fondamentali per far funzionare il pianeta, per vari motivi. Ne elenchiamo alcuni molto importanti ai quali forse non avete mai pensato: partecipano all’impollinazione delle piante, hanno un ruolo nella decomposizione del materiale organico e nel controllo biologico e rappresentano l’alimentazione degli animali insettivori come uccelli, pesci, rettili ma anche dei mammiferi, compresi gli esseri umani.

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Uno degli stand più curiosi che abbiamo visto a Entomodena è sicuramente quello dedicato all’entomofagia, ovvero l’uso degli insetti per l’alimentazione umana. La Fao, in più studi, ha sottolineato come gli insetti saranno decisivi nel futuro per combattere la fame nel mondo, soprattutto in vista dell’aumento della popolazione della diminuzione delle risorse, in particolare alcune specie come coleotteri, lepidotteri, formiche, cavallette, locuste e grilli.

I vantaggi dell’inserimento degli insetti nella nostra dieta sono tanti: sono allevabili, sono ricchi di proteine, sono facilmente reperibili, ma soprattutto hanno un’alta efficienza di conversione nutrizionale. Cosa significa? In sintesi che hanno bisogno di meno cibo rispetto ad altri animali. Il che vuol dire meno spazio, meno mangime, meno acqua, meno rifiuti e meno gas serra.

Per fare un esempio, gli insetti possono convertire 2 chili di cibo in 1 Kg di massa, mentre un bovino ha bisogno di ben 8 chili di cibo per produrre 1 Kg di peso (fonte: Fao), e di conseguenza necessita di molto più mangime, che a sua volta necessita di più ettari per essere coltivato, più acqua, più lavoro e così via. Gli insetti insomma sono una fonte di cibo più ecosostenibile e più efficiente.

da www.in7.it
da www.in7.it

Nello stand di Entomodena dedicato all’argomento – curato dal team di “In7 – the (entomo) FOOD experience” – era possibile ad esempio assaggiare dei piccoli grilli (abbiamo provato: ricoperti di cioccolato non sono male), ortotteri presenti nelle diete tradizionali di altre culture già da millenni. Per chi inorridisce all’idea di mangiarne uno, e pensa che continuerà con tortellini e zampone fino alla fine, c’è una buona notizia: gli insetti possono anche essere preparati come mangimi e farine, impastati e macinati. Ad esempio si sta diffondendo la farina di grillo.

Grilli con cioccolato: non erano male
Grilli con cioccolato: non erano male

Ma il pezzo forte di Entomodena sono le esposizioni: migliaia di insetti, farfalle e gasterepodi, da quelli più comuni a quelli più esotici e rari, sistemati ordinatamente nelle teche come piccoli e graziosi gioielli. Non a caso erano presenti anche le bancarelle con gioielli a forma di insetti: anche questa un’antica tradizione in più culture. Dopotutto gli insetti, la loro forma e i loro comportamenti hanno sempre ispirato gli esseri umani: pensiamo agli alveari, alle tele dei ragni, ai nidi delle termiti o alla morfologia stessa degli invertebrati. Recentemente sono stati costruiti robot ispirati ai ragni o agli insetti stecco.

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Oltre ad osservare e scoprire le più diverse specie di insetti, i visitatori di Entomodena hanno avuto l’occasione di vedere in attività anche un’altra specie interessante, quella dei collezionisti di insetti, appassionati che si scambiavano specie rare, a volte talmente piccole da non vedersi, e quella degli artisti delle mosche artificiali. Non capita spesso, soprattutto di vederli interagire tra loro, e ne vale decisamente la pena.

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Durante le due giornate del meeting, oltre ad alcuni interventi scientifici e divulgativi sulle scienze naturali e il mondo degli insetti, una parte importante di Entomodena è stata dedicata al “teatro scienza”, cioè un modo narrativo, pensato in particolare per i bambini (ma non solo) per avvicinarsi alla natura e ai comportamenti affascinanti e a volte inquietanti degli insetti.

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Abbiamo assistito allo spettacolo “…Che amore animale”, dove Marta Mingucci, attraverso il linguaggio del teatro comico, ha raccontato i meccanismi riproduttivi di alcuni insetti. In alcuni casi, intrattenere e allo stesso tempo divulgare informazioni scientifiche sulla vita intima di queste creature, non è così facile. Pensiamo ad esempio alla cruenta riproduzione della mantide religiosa, che, a causa del forte bisogno di proteine, stacca la testa al maschio durante l’atto, mentre gli organi genitali continuano l’accoppiamento fino alla conclusione. Raccontato dalla Mingucci, ai bambini ha fatto molto ridere. Anche agli adulti.

“…Che amore animale” di Marta Mingucci
“…Che amore animale” di Marta Mingucci

Ma ancora più significativo il racconto della vita delle effimere: vivono da larve per due anni, quando diventano adulte smettono di mangiare e hanno a disposizione un solo giorno di vita con le ali. Un solo giorno – a volte anche meno – che passano a volare e a riprodursi, cosa comprensibile dato che il tempo è poco. “Effimero” viene infatti dal greco “ephemeros”, ovvero “che vive un giorno”.

Una vita apparentemente tragica e insensata, che la Mingucci però ribalta e anzi – ricordando ai bambini in prima fila che nella natura “la morte è anche vita” – racconta come il senso di questa breve vita e della conseguente morte sia proprio quello di generare altra vita. E l’augurio finale che l’attrice rivolge al pubblico è quello di vivere ogni giorno come le effimere: volando e amando.

Una metafora potente e un motivo in più per ricordarci che osservare gli insetti non è solo un’attività scientifica ma anche un’occasione per riflettere sul senso della vita e sulla nostra stessa presenza sul pianeta.

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Nato a Oristano nel 1984. Scrive, fa video e cammina molto. Trova Modena più interessante di Bologna.

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