La sfida della casa comune

La sfida della casa comune

Laudato sì, l’ultima lettera Enciclica del Santo Padre Francesco “sulla cura della casa comune”, raccoglie la sfida urgente, rivolta non solo ai credenti, ma a tutte le persone che abitano la casa comune, di assumersi la responsabilità di proteggere il nostro pianeta.

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Una folla superiore alle attese quella convenuta a Palazzo Europa per la “prima uscita pubblica” sull’enciclica Laudato sì di papa Francesco organizzata nei giorni scorsi da Centro “F. L. Ferrari”, Cisl, Confcooperative e Centro Pastorale Sociale e del Lavoro.

Un’enciclica politica, non solo ambientale, che mette in discussione gli attuali modelli di sviluppo e che invita la politica a recuperare il primato sull’economia e sulla finanza, con una chiara scelta di campo in pieno spirito francescano verso i più poveri, che più di altri patirebbero le conseguenze del deterioramento della casa comune.

Non a caso padre Lorenzo Prezzi, direttore di Settimana, periodico dei padri Dehoniani, conia il termine di Sillabo “verde”, perché il Sillabo di Papa Pio IX ha rappresentato una posizione decisa, ostile e argomentata nei confronti della modernità. Allo stesso modo l’enciclica, che è una presa di posizione durissima contro l’egemonia imperante dell’economia e della finanza ma è anche un invito all’impegno che gli esseri umani devono assumere nei confronti di quanto è stato a loro affidato.

Pope Francis is driven through the crowd during his general audience, in St. Peter's Square, at the Vatican, Wednesday, March 27, 2013. (AP Photo/Andrew Medichini)

É un testo a tratti sorprendente, perché contiene importanti affermazioni sullo sviluppo sostenibile e sulla decrescita, con un approccio, anche di tipo poetico, verso la bellezza e l’estetica della Natura. Eppure è anche un testo di tipo tradizionale, perché riprende tutte le posizioni dei Papi precedenti a partire da Paolo VI, e perché lega il tema dell’ecologia alla persona umana, ambiente naturale e condizioni sociali vanno sempre di pari passo, con un’attenzione verso i più poveri, che è consuetudine del magistero ecclesiastico.

Questo doppio regime di assoluta apertura e di conferma delle tradizione pervade tutto il testo dell’Enciclica, in cui emergono i temi fondamentali della gravità del pericolo ambientale, della cultura ecologica che dovrebbe favorire sguardi nuovi e diversi verso l’ambiente, di nuovi stili di vita più sostenibili e delle responsabilità della politica per costruire un futuro migliore.

Anche secondo Vittorio Prodi, fisico e docente universitario, molte sono le novità di questo messaggio, a partire dalla descrizione delle dissennate conseguenze dell’agire umano sull’ambiente: riscaldamento globale e cambiamenti climatici, inquinamento e perdita della biodiversità, depauperamento delle risorse naturali e degrado sociale, diffondersi dell’iniquità e aumento delle povertà rappresentano un grande deterioramento sotto gli occhi di tutti della casa comune.

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L’invito rivolto a tutti, credenti e non credenti, uniti nelle medesime preoccupazioni in quanto abitanti della casa comune, è quello di tornare a vivere con equilibrio nel mondo, per non continuare a consumare più risorse di quante la natura ne disponga e per garantire a tutti il diritto al cibo e all’acqua. Ognuno deve quindi sentirsi responsabile del cambiamento e orientarsi all’azione, riducendo i propri consumi e scegliendo stili di vita più sobri .

Con un richiamo alla politica e alle istituzioni sovranazionali, perché i problemi sono globali, a ridisegnare il mondo che vogliamo e di compiere le scelte necessarie per cambiare rotta prima che sia troppo tardi. Solo in questo modo si potrà raggiungere la pace e un benessere pieno e condiviso da tutti.

 

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Giornalista pubblicista, affianco da sempre l'impegno nella formazione alla passione per la comunicazione, collaborando a periodici e riviste sui temi sociali e ambientali.

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