Emilia-Romagna regione a rischio alluvioni

Emilia-Romagna regione a rischio alluvioni

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Reso pubblico appena una settimana fa dall’Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale (ISPRA), il Rapporto di sintesi sul dissesto idrogeologico in Italia redatto da  Alessandro Trigila e Carla Iadanza, disegna un quadro inequivocabile su quelle che devono essere le priorità d’intervento di prevenzione ambientale, anche perché da queste parti non abbiamo ancora dimenticato un il dramma che poco più di un anno fa ha sconvolto la già martoriata Bassa modenese.

Infatti, per quanto riguarda le aree di pericolosità idraulica, cioè a rischio alluvioni, il rapporto valuta la superficie delle aree a pericolosità media (P2 – su una scala di tre in base alla frequenza di rischio), in 24.358 km2, pari all’8,1% del territorio nazionale. La popolazione esposta a rischio alluvioni è complessivamente pari a 5.842.751 persone. Tra queste, ben 2.759.962 risiedono nel territorio emiliano-romagnolo che, quindi, da solo ospita quasi il 47,2% della popolazione a rischio dell’intero territorio nazionale.

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Tale stima – segnala il rapporto stesso tanto per non dare adito a dubbi sul significato di “esposizione al rischio” – riguarda la popolazione residente che potrebbe subire danni alla persona (morti, dispersi, feriti, evacuati). Non si tratta ovviamente qui di fare terrorismo, pratica gradita a molti media più per vendere qualche copia in più o guadagnare qualche clic, che nell’interesse collettivo, ma di segnalare che essendo la nostra regione di gran lunga quella maggiormente esposta, l’attività di prevenzione di certi fenomeni non deve mai abbassare la guardia.

Entro quest’anno infatti,  dovrà essere redatto il Piano di gestione del rischio alluvioni, secondo quanto previsto dalla UE con la cosiddetta “Direttiva alluvioni” che non solo prevede l’elaborazione del Piano stesso, ma addirittura ” fissa il 2015 come termine ultimo entro il quale tutte le acque europee dovranno essere in buone condizioni”.  Scenario che, seppur da profani, dubitiamo sia credibile per il territorio italiano. Secondo quanto previsto dalla direttiva, nel dicembre 2013 sono state elaborate e presentate le “mappe della pericolosità e del rischio” realizzate da Regione Emilia-Romagna, Autorità di Bacino, Agenzia regionale di Protezione civile e Consorzi di Bonifica. Si tratta ora di compiere tutti i passaggi successivi e di garantire quegli investimenti che possano mettere in sicurezza il territorio e la popolazione emiliana e romagnola.

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