Élite per tutti

Questa settimana è stata importante, possiamo affermalo con una certa convinzione. Abbiamo un nuovo Capo dello Stato, da noi emiliani accolto benevolmente per via del cognome (eheh), Clio Make Up è diventata ancora più famosa a causa di un becero insulto in diretta radiofonica e la Scala di Milano ha ospitato la prima sfilata di moda della sua storia. Ecco, sono pronta ad essere colpevolizzata, ma la cosa che io trovo più sorprendente fra le 3, è proprio l’ultima.

sfilata1

Siamo nel 2015, ci consideriamo open minded, ma esistono dei luoghi che sono come sacri. Luoghi intoccabili, che sono stati segnati nella loro storia dal passaggio di compositori unici, artisti incredibili, cantanti memorabili. Uno di questi luoghi è proprio la Scala di Milano.
Protagonista di cronache di basso livello a causa dei suoi cambi di direzione, la Scala è nel cuore di tutti. Chi ama l’opera, chi il balletto, chi ama Roberto Bolle (occhi a cuoricino!!) sa quanto sia importante la Scala, uno dei teatri più prestigiosi del mondo e un orgoglio per gli italiani.

sfilata2

Questa settimana la Scala ha ospitato una sfilata di moda. Di Dolce & Gabbana, per di più. Tra i tanti che hanno guardato scandalizzati questo evento, perché un luogo del genere non deve essere “contaminato”, io ne sono stata invece una grande fan. Che cosa significa “sfilare alla scala”? Non è come affittare un capannone industriale, portarci 2 modelle magre, 4 stylist, un po’ di pubblico e il gioco è fatto! No, serve rispetto, sobrietà, eleganza. E così hanno fatto i 2 stilisti. La collezione di alta moda ha sfilato regale, pezzi unici e preziosi, tra le performance di ballerini straordinari e al ritmo di orchestra, in un tripudio di pura bellezza. Così, in silenzio, senza proclami, due eccellenze si sono contaminate, in un’esplosione artistica senza precedenti che ha lasciato a bocca asciutta tutti quelli che non attendevano altro che un’occasione da criticare.

sfilata3

Ora, Dolce e Gabbana sono bravi, prima che stilisti sono eccellenti comunicatori. Leggendo una loro intervista, scopro che affermano di aver imparato questa lezione da un Maestro. Noi di Modena possiamo intuire a chi si riferiscano. Luciano Pavarotti, il capitano della contaminazione. Nel lontano 1992, il mitico Big non aveva avuto paura di mischiarsi con artisti che venivano da altri mondi. Aveva quest’idea di aprire la musica, anche quella alta, a tutti. Perché le eccellenze devono ispirare e guidare verso il bello! Anche tutti noi, che magari alla Scala non ci siamo mai andati e mai ci potremo permettere un Haute Couture possiamo goderne e rifarci gli occhi. In questo senso credo che la contaminazione di D&G gli sarebbe piaciuta.
Chapeau!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *