Per le biblioteche modenesi un futuro digitale. Anzi no

Per le biblioteche modenesi un futuro digitale. Anzi no

Il prestito di libri digitali, i cosiddetti e-book, è potenzialmente uno straordinario strumento di trasmissione libera e gratuita della cultura anche nel più sperduto angolo del Paese. Eppure, nonostante in Italia possiamo vantare una delle piattaforme (alla quale aderisce anche il polo bibliotecario modenese) per alcuni versi più innovative al mondo, il sistema non decolla. Per fare un esempio, se negli Stati Uniti - primo Paese per diffusione dell'editoria digitale - ogni anno le biblioteche prestano ai propri utenti 122 milioni di libri elettronici, da noi arriviamo appena a 300 mila. Nel nostro lungo servizio, ecco spiegato cosa gira, cosa non va e cosa invece servirebbe per far funzionare davvero un "bene comune" che dovrebbe costituire uno dei pilastri del nostro futuro. A partire, al solito, dalla scuola.

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Curioso che, da noi in Italia, nessun genio del marketing si sia inventato ancora una narrazione adeguata per rendere l’editoria digitale – gli e-book o libri elettronici – merce di consumo appetibile e imperdibile per il pubblico dei lettori. Vero è che il consumo di questo tipo di libri, rispetto al calo di vendite dell’editoria in generale, è in costante aumento (nel 2014, da noi il settore specifico è cresciuto a doppia cifra e nel 2015 probabilmente arriverà al 5% del totale), ma complessivamente si tratta ancora di un mercato di nicchia, lontanissimo dalle percentuali raggiunte da un paese come gli Stati Uniti che quest’anno ha registrato vendite nel mercato trade (il mercato librario della narrativa, della saggistica e della varia che non include la scolastica e i professionali) pari al 22%.

Quell’irresistibile feticismo per il libro di carta

E’ che da un capo all’altro del Belpaese il lettore “forte” – quello seriale, divoratore di parole e killer del proprio portafoglio per l’irresistibile attrazione verso la lettura compulsiva – resta fortemente ancorato alla “mitologia del cartaceo”. Secondo la quale un libro è davvero tale se pesa tra le mani, ha un suo preciso volume, odora di carta, fa bella mostra di sé nella libreria di casa, conserva tra le pagine traccia del nostro passaggio: un fiore appassito, un appunto, una dedica o un’orecchia a fissare per l’eternità le parole di una pagina “indimenticabile”. Insomma, il libro di carta garantisce la conservazione di quel surplus emotivo che ognuno aggiunge al contenuto di un testo. Un sovrappiù che è poi l’origine del feticismo proprio di molti lettori che, oltre a leggerlo, un libro lo devono anche possedere.

Per il libro digitale invece, sembra valere la classica locuzione latina “verba volant, scripta manent”, dove l’immaterialità priva di volume di un file – difficilmente distinguibile nella libreria fatta di icone tutte uguali associate all’estensione, .mobi o .epub nel caso degli e-book – ai nostri occhi, finisce per rendere volatili anche le parole che contiene. Anche se – bel paradosso! – è vero l’esatto contrario: se ritrovare un paragrafo amato all’interno di un libro di carta è impresa affidata quasi sempre alla nostra memoria, narrativa o fotografica (“ricordo che si trovava più o meno in quel punto del libro, più o meno a metà della pagina, appena prima che il protagonista…”), con gli e-book funziona a meraviglia il motore di ricerca interno in grado di recuperare in pochi secondi il testo ricercato a partire dalle parole chiave.

Fonte grafico: Corriere.it
Fonte grafico: Corriere.it

Siamo in piena rivoluzione digitale. Ma non per i libri

E questo è solo una tra le tante prerogative che si potrebbero elencare, se non per prediligere, almeno per affiancare alla lettura del libro cartaceo anche il digitale, a seconda delle circostanze e delle opportunità. Mai provato, ad esempio, a verificare di persona la differenza di lettura che si prova tra un “libretto” di qualche chilo come “Le mille e una notte” e la sua versione digitale caricata su tablet, e-reader o smartphone, per altro insieme a qualche centinaia di altri volumi? Ma non si tratta di elaborare un mero elenco di vantaggi dell’editoria digitale – esercizio inutile perché destinato ad essere immediatamente annullato da un controelenco elaborato dai tenacissimi fan del supporto per la lettura inaugurato industrialmente da Johannes Gutenberg poco meno di sei secoli fa – quanto piuttosto di elaborare una narrazione credibile per questo specifico segmento della rivoluzione digitale che, per altri versi, ci ha investito come un treno in corsa. Se solo pensiamo a come ha cambiato il nostro modo di vivere la socialità e l’aggregazione una piattaforma come Facebook, con il suo miliardo e rotti di utenti, più di un settimo della popolazione mondiale, e tutti i social in generale, ormai utilizzati quotidianamente da 28 milioni di italiani, il 46% dell’intera popolazione.

Per aumentare le vendite di libri digitali occorre inventare una nuova storia

Facciamocene una ragione: nella società in cui viviamo, se perfino amicizie e relazioni, pensieri e opinioni, altro non sono che “merci” in qualche modo automatizzate, codificate e programmate secondo i criteri definiti dall’algoritmo introdotto e di volta in volta modificato da Mark Zuckerberg e da tutti quelli come lui, rendere appetibile al consumatore e quindi “vendere” qualsiasi prodotto – compresa quella merce che è il “libro” (e l’universo di senso ad esso collegato) o la “cultura” che dir si voglia – è essenzialmente una questione di marketing. E l’ultima frontiera del marketing, come insegna un testo del 2007 ma ancora oggi fondamentale come “Storytelling, la fabbrica delle storie” di Christian Salmon (uscito in versione digitale l’anno scorso) è appunto lo storytelling, perché “di fronte al proliferare dei segni (…) i consumatori sarebbero alla ricerca di racconti che permettano loro di ricostituire universi coerenti. Si calcola che oggi i consumatori, nei paesi industrializzati, siano esposti a qualcosa come 3000 messaggi commerciali al giorno. Le marche che vogliono stare a galla in questa inondazione di pubblicità devono necessariamente distinguersi”.

E’ esattamente questo che manca all’editoria digitale per consentirle di sfondare nel nostro mercato: l’invenzione narrativa di un universo coerente che disancori i consumatori da abitudini vecchie di secoli. Ed è proprio ciò che sta tentando di fare, con la sua “biblioteca di Babele”, potenzialmente infinita quanto materialmente sfuggente come quella del famoso racconto di Jorge Luis Borges, l’imprenditore di stanza a Bologna Giulio Blasi con la sua piattaforma MediaLibraryOnLine (MLOL), pioniera italiana dell’e-lending, il prestito dei libri elettronici, capace di mettere in rete tra loro oltre 4000 biblioteche italiane da un capo all’altro del Paese e rendere così disponibile a qualsiasi cittadino su tutto il territorio nazionale l’intero patrimonio digitale posseduto da ogni singola biblioteca, attraverso quello che si chiama “prestito interbibliotecario digitale” o PID.

I libri digitali in biblioteca? A Modena sono solo il 0,017% del totale

Patrimonio che, va detto, se ripartito per singole biblioteche, quasi sempre è molto meno che scarso. Per dare un ordine di grandezza, l’intera collezione di libri cartacei del sistema bibliotecario modenese è pari a 2.915.906 volumi, mentre le copie digitali acquistate e rese disponibili per il prestito online sono appena 496, pari al 0,017% del totale. Un numero talmente irrisorio da scoraggiare qualsiasi entusiasmo anche da parte del più fanatico cultore della lettura digitale, non fosse appunto per l’adesione di molte biblioteche – comprese quelle modenesi – al sistema interbibliotecario digitale che, nel suo insieme, mette a disposizione dell’utenza la somma ragguardevole di 12.586 volumi.

E’ questo – la scarsa propensione da parte del Pubblico a investire su un prodotto come il digitale considerato ancora meramente “accessorio” – il primo ostacolo al sogno di Blasi, alla “narrazione” che sta tentando di mettere in piedi al di là del più che legittimo obiettivo imprenditoriale: quella di permettere a ciascuno di noi di fruire – liberamente, gratuitamente, facilmente (come solo un prodotto immateriale può consentire) – di un patrimonio culturale potenzialmente infinito, fatto non solo di libri digitali, ma anche di audiolibri, giornali e riviste di tutto il mondo, video, musica, banche dati e altro ancora. Insomma, una vera e propria biblioteca di Babele capace di colmare il gap che ci separa da altri paesi molto più evoluti in termini di trasmissione della cultura, che – non fosse chiaro per qualcuno – significa in concreto accrescere esponenzialmente competenze, opportunità e abilità indispensabili per non finire nel limbo degli esclusi nel pianeta globale. Come individui, ma anche e soprattutto come sistema-Paese.

Tutti i pregiudizi nei confronti del libro elettronico

Ci piaccia o meno, viviamo in un mondo dove le informazioni si trasmettono e sempre di più lo faranno in futuro, in formato digitale. E che il sistema bibliotecario nazionale – cioè lo Stato – debba necessariamente investire sempre più risorse nel settore specifico, non significa solo far contento l’imprenditore Giulio Blasi o i concorrenti che dopo di lui si sono affacciati sul mercato con iniziative analoghe, ma è semplicemente un percorso ineludibile per consegnare un futuro di benessere a questo Paese. Tanto più in un momento di crisi come questo. Crisi che in Italia non è solo economica ma anche sociale, e che dunque tanto più richiederebbe maggiori investimenti in cultura. Quella digitale in testa. Che invece, sia a livello di classe dirigente che di molta parte del tessuto sociale, continua a esser limitata dal filtro di una buona dose di pregiudizi, quando non di aperta ostilità. Particolarmente significativa in questo senso, è proprio la storia di MLOL e del suo inventore.

La home di MLOL
La home di MLOL

Storia di MediaLibraryOnline, la principale piattaforma italiana di e-lending

Blasi, napoletano d’origini, si è laureato in filosofia a Bologna per poi conseguire il dottorato in Semiotica con Umberto Eco. Sotto la sua direzione ha collaborato nei primi anni ’90 alla realizzazione del primo progetto di grande enciclopedia multimediale su cd rom, Encyclomedia. Un’iniziativa all’epoca molto innovativa che però patisce quasi subito il tramonto irreversibile di un supporto, il cd, destinato unicamente ad una fruizione in locale, mentre l’esplosione di Internet indirizza subito verso il web lo spazio destinato ad ospitare qualsiasi contenuto, grazie alla possibilità infinita di condividere materiali tra milioni di computer connessi tra di loro. Internet è la nuova frontiera. Ed è lì che Blasi, conclusa l’esperienza Encyclomedia, si rivolge insieme ad altri allievi di Eco coi quali ha fondato una società, la Horizon Unlimited.

“Attorno al 2005, 2006 – racconta – scoprimmo che negli Usa esisteva un intero mercato del tutto sconosciuto in Italia, quello dell’e-lending, il prestito di contenuti digitali. I primi abbozzi di quella che più tardi diventerà la MediaLibraryOnLine, sostanzialmente una piattaforma estremamente flessibile che permette alle varie biblioteche aderenti di condividere e mettere a disposizione del pubblico i propri contenuti digitali, iniziano allora. In principio, con ben scarsa fortuna. Gli interlocutori principali, i bibliotecari, si dimostrano nell’insieme piuttosto restii, in alcuni casi decisamente contrari, a sperimentare un’innovazione allora del tutto sconosciuta da queste parti. Dopo diversi tentativi andati a vuoto, i nostri primi clienti arrivano da alcune biblioteche lombarde, nell’area di Milano e provincia, un territorio con una fortissima vocazione a fare sistema.

Un’inclinazione decisiva quando si parla di digitale, perché appena si entra nell’ottica di condividere quel tipo di contenuti ci si rende immediatamente conto delle opportunità pazzesche di realizzare economie di scala. Negli Stati Uniti, che pure sono la nostra principale fonte d’ispirazione, il mercato è rigorosamente atomico. Gli operatori vendono alle singole biblioteche. Da noi questo modello sarebbe semplicemente insostenibile. Per cui abbiamo puntato subito su un meccanismo di cooperazione. Già nel 2009 siamo riusciti a mettere in rete qualche decina di biblioteche, anche se all’epoca il prestito non riguardava gli e-book, un settore ancora inesistente in Italia, ma quotidiani, banche date o libri stranieri”.

“Una curiosità che voglio raccontare a distanza di qualche anno: nel giugno 2009 otteniamo un incontro con l’AIE, l’Associazione italiana editori, per presentare il nostro progetto. La loro reazione me la ricordo ancora benissimo perché fu impressionante: un muro. Un disinteresse radicale. Fortunatamente per noi, la situazione si ribalterà completamente un anno dopo”.

Un libro elettronico su IPad. La differenza tra tablet, smartphone ed e-reader dal punto di vista della lettura, è che questi ultimi sono dotati del sistema così detto di e-ink, una tecnologia di display progettata per imitare l'aspetto dell'inchiostro su un normale foglio.
Un libro elettronico su IPad. La differenza tra tablet, smartphone ed e-reader dal punto di vista della lettura, è che solo quest’ultimo è dotato del sistema così detto di e-ink, una tecnologia di display progettata per imitare l’aspetto dell’inchiostro su un dispositivo elettronico.

Dall’e-reader allo smartphone

Un buon contributo ad abbattere quel muro – anche in un Paese cronicamente in ritardo come il nostro rispetto alla rivoluzione digitale – è certamente il lancio nel 2009 sul mercato mondiale (ma in Italia arriverà solo a fine 2011) di Kindle, l’e-reader per libri elettronici realizzato da Amazon, colosso planetario della vendita di libri online. Kindle, nato nel 2007 negli Usa, non è il primo lettore prodotto – precedenti modelli di e-reader risalgono addirittura al 1998 – ma l’enorme successo del prodotto di Amazon apre definitivamente la porta del mercato mondiale all’editoria digitale. Alla quale darà un’ulteriore spinta l’IPad, il dispositivo multimediale realizzato da Apple, presentato nel gennaio 2010, e anch’esso baciato da un successo di vendite stratosferico. A distanza di un lustro da quella svolta cruciale, va segnalato che oggi a livello globale le vendite di e-reader rallentano e qualcuno ne parla già come di una tecnologia di transizione, destinata a cedere il passo alla multifunzionalità dei tablet e, ancor di più, degli smartphone, dispositivi dai quali ormai siamo abituati a non separarci mai.

Italia primo Paese occidentale per percentuale di smartphone. Ma di usarli per la lettura non se ne parla

Come ha spiegato Alessandro F. Magno su Il Libraio, il problema è che “con l’e-reader si possono leggere solo gli e-book”. Tablet e smartphone invece permettono mille altre cose: “gli e-book rappresentano solo una piccola parte dell’offerta, e devono competere per il tempo dell’utente con video e film, musica, news, giochi, social media e molte altre tipologie di app.”. La questione del device – “dispositivo” in inglese – utilizzato per leggere libri elettronici, non è puramente accademica, ma risulta invece piuttosto interessante per fotografare la particolarità della situazione italiana.

Siamo infatti il primo Paese tra le economie occidentali per penetrazione (da intendersi come numero di abbonati rispetto alla popolazione totale) della telefonia mobile. Su 61,2 milioni di abitanti, in Italia sono registrati ben 97 milioni di abbonamenti mobile attivi, il 58% in più rispetto al totale dei residenti, ossia una persona su due ha due SIM. E probabilmente altrettanti telefoni cellulari di ultima generazione. Noi però, contrariamente agli Stati Uniti – maggior mercato al mondo per la vendita e il prestito di libri digitali, nonostante le persone non possiedano più di un abbonamento telefonico a testa – gli smartphone li usiamo per far tutto fuorché leggere.

Fonte grafico: AllBrain

In meno di dieci anni, investimenti in cultura: – 52%

Secondo i dati Istat riportati nel recentissimo XI Rapporto annuale di Federculture, è in crescita il numero di persone che non legge assolutamente niente, né su carta né tanto meno su formato elettronico. Nel 2014 infatti, gli italiani sopra i sei anni a non aver letto neanche un libro sono stati il 56,5% del totale (nel 2010 erano il 50,8%). Ancora più drammatico il calo di lettori dei quotidiani che nel 2010 erano snobbati dal 42,9% della popolazione, percentuale salita al 51,3% nel 2014. Se a questo aggiungiamo che le biblioteche nel nostro Paese hanno un’incidenza molta bassa – i numeri dell’Istat parlano chiaro: solo l’11 per cento della popolazione le frequenta con regolarità, contro una media nazionale che negli Stati Uniti sfiora il 70 per cento – il quadro si fa sempre più nitido. Anzi, fosco. Si tratta di problemi che evidentemente trascendono la questione “editoria digitale/cartacea” e che gettano, piuttosto, inquietanti scenari sul futuro di un Paese in cui, giusto a titolo di esempio, dal 2006 al 2013, la spesa complessiva delle Province (istituzione a cui fa capo il sistema bibliotecario modenese di cui tratteremo in seguito) per la cultura è diminuita del 52%.

spese province per la cultura

E’ in un simile panorama, non propriamente entusiasmante, che la piattaforma di Giulio Blasi cerca faticosamente di diffondere sempre di più un modello che, pur con tutti i limiti attuali, favorisce e facilita senza ombra di dubbio la fruizione e la trasmissione di cultura.

Come funziona la MediaLibraryOnLine

“Per aderire a MediaLibraryOnLine – spiega Blasi – le biblioteche pagano un abbonamento annuale in base alle loro dimensioni. Dunque si tratta di un servizio calibrato su qualsiasi tipo di utenza, comprese le biblioteche scolastiche, quasi sempre dotate di pochissime risorse, che attraverso il PID – Prestito interbibliotecario digitale, unico al mondo e reso possibile grazie a un accordo tra biblioteche, editori e noi – possono accedere a contenuti altrimenti al di fuori della loro portata. In pratica è come entrare in una grandissima libreria il cui meccanismo funziona così: ogni singola biblioteca acquista un libro dall’editore ad un prezzo notevolmente inferiore rispetto all’edizione cartacea. Di quel singolo volume, una volta inserito sulla piattaforma, è possibile per l’utenza effettuare fino a 60 download. Dopo di che la biblioteca deve riacquistarlo. Invece, per coloro che aderisco al PID mettendo a disposizione di tutta la rete i propri volumi, si è individuato un sistema di debiti e di crediti. Se gli utenti di altre biblioteche scaricano libri acquistati per esempio dal sistema modenese, da questo vengono accumulati dei crediti, viceversa si generano debiti”.

Il prestito digitale a Modena

Ovvio che se da un lato questo meccanismo favorisce l’accesso a una gran varietà di contenuti anche da parte di una piccola biblioteca, dall’altro avvantaggia quelle che investono di più sul digitale, perché mettere a disposizione più materiali significa raccogliere più download anche da parte di lettori provenienti da altre biblioteche, e dunque di accumulare crediti. Cioè soldi, incassati dalle altre biblioteche andate invece a debito. Condizione quest’ultima che condivide anche un polo teoricamente “avanzato” per storia e tradizione come quello modenese, forte di quasi 3 milioni di volumi su carta, ma – come già ricordato – di appena 496 e-book. Un numero talmente esiguo, non fosse per l’adesione al PID che porta l’offerta complessiva a oltre 12 mila volumi, da rendere illusoria la possibilità di suscitare interesse per l’e-lending da parte dei suoi 373.710 iscritti in tutta la Provincia (in realtà nel 2014 sono 109.530 gli utenti attivi, cioè coloro che hanno preso in prestito almeno un documento nel corso dell’anno. Tra questi, 3.980 hanno creato un account su MLOL). La scarsità dell’offerta modenese fa sì che il budget complessivo per questa voce di spesa (per i contenuti digitali ospitati il polo investe 23.000 euro – Iva inclusa – più altri 10.500 come quota di partecipazione all’acquisto di banche dati digitali dell’Università di Modena e Reggio Emilia) sia rapidamente eroso dai debiti accumulati, cioè dai prestiti effettuati dagli utenti modenesi di materiali acquistati e messi a disposizione da altre biblioteche.

Interno della Biblioteca Delfini. Fonte immagine: Comune di Modena
Interno della Biblioteca Delfini. Fonte immagine: Comune di Modena

“Il nostro sistema – spiega Raffaella Manelli, responsabile della rete bibliotecaria provinciale modenese – ha aderito alla piattaforma realizzata da Blasi e il suo team, nel maggio 2012. Da quel momento, il numero di download complessivi, riferito ai soli e-book ed audiolibri – è stato pari a 5.318, di cui 3.998 e-book direttamente acquistati da noi, 21 audiolibri e 1.299 libri elettronici provenienti dal PID. Con l’adesione al prestito interbibliotecario nel dicembre dello scorso anno, abbiamo assistito con stupore ad un aumento esponenziale dei prestiti. Attualmente il numero di download mensili è mediamente pari a 300 volumi, di cui 192 scaricati attraverso il PID, 98 dal nostro patrimonio e 10 audiolibri. Molto più alto invece il numero di consultazioni dell’edicola, che mette a disposizione centinaia di quotidiani e riviste italiane e straniere – oltre a audiolibri in streaming e a e-book open – che vanta un trend di crescita assai significativo: nel 2012 sono state 12.640; nel 2013, 29.679; nel 2014, 56.374 e ben 47.970 nel 2015, dato relativo al 30 giugno scorso”.

La crescita del prestito dei soli libri elettronici acquistati dal polo modenese e scaricati dai lettori è invece pari 1.423 per il 2013, 1.704 per il 2014 e 1.769 fino al 30 giugno di quest’anno. E dunque, se la partecipazione al PID aumenta enormemente l’offerta (e conseguentemente il numero di download) stimolando l’affiliazione di nuovi lettori e dando così vita a un circolo virtuoso di potenziale crescita dell’intero sistema di prestito digitale, dall’altro – con un bilancio per Modena sistematicamente a debito, tra l’altro in quantità non prevedibile (dipende da quanto i modenesi “pescano” da altre biblioteche) – prosciuga le (pochissime) risorse a disposizione. Tanto che per evitare di sforare il budget, da un paio di mesi, le possibilità di scaricare e-book in prestito (per quattordici giorni, dopo di che il libro diventa illeggibile) da parte dei modenesi iscritti a MLOL, è passato da due al mese – numero già assolutamente esiguo per un lettore “forte” – a uno appena. Niente, in pratica.

Ma, di nuovo, questo torna a impoverire l’offerta, scoraggiando la crescita del sistema: a cosa serve per me lettore avere a disposizione in linea teorica oltre 12 mila volumi se poi, effettivamente, il massimo di prestiti che mi sono consentiti è di 12 all’anno?

Negli Usa, 122 milioni di prestiti digitali all’anno, in Italia solo 300 mila

Insomma, è un cane che si morde la coda. L’esempio modenese mostra tutti i limiti di un mercato che se negli Stati Uniti genera un volume di prestiti pari a 122 milioni di libri l’anno – con tutto quello che può significare non solo in termini economici, ma anche a livello di trasmissione della cultura – per l’Italia non raggiunge quota 300 mila. Uno scarto talmente enorme – certamente non compensato dalla fruizione di libri cartacei o dalla frequentazione delle biblioteche – da indurre a più di una preoccupazione rispetto al futuro. E il fatto che, per una volta, la scarsità dei nostri numeri sia in perfetta media col resto d’Europa – Germania a parte, l’unica in Occidente a vantare numeri competitivi rispetto agli Usa per quanto riguarda l’e-lending – non deve essere di consolazione: le locomotive economiche sono tali anche perché, all’origine, sono prima di tutto locomotive culturali.

Il prestito digitale è fantastico. Ma soldi non ne investiamo

“Certamente all’inizio – continua Manelli – come polo bibliotecario abbiamo vissuto un problema di promozione di una novità tanto importante, nonché quello di formare i nostri operatori alla gestione di un servizio non proprio alla portata di tutti, utenti in testa, che per poter prendere a prestito e utilizzare un libro elettronico devono avere una serie di abilità e competenze al momento abbastanza complesse, tanto che la percentuale di coloro che accedono a queste risorse resta ancora molto bassa. Il servizio più utilizzato rimane ancora oggi quello della lettura dei giornali online ospitati nella sezione Edicola della piattaforma”.

“In generale – prosegue – il modello individuato mi sembra bellissimo. La cooperazione a livello nazionale funziona a meraviglia: noi da soli non potremmo mai acquistare una simile quantità di libri digitali. Il problema, dal nostro punto di vista, è poter individuare un modello meno imprevedibile di quello attuale dei debiti e crediti. Dovremmo trovare il modo di adottare un meccanismo di spesa ‘flat’, fisso, in modo da poter ottimizzare l’utilizzo del budget. Se penso che il prestito digitale abbia un futuro? Sinceramente non so rispondere: come Provincia abbiamo un’incertezza tale su tutto, che non mi è consentito fare alcuna ipotesi a riguardo. Si figuri che deve essere ancora approvato il bilancio 2015 e non è detto che si riesca a farlo entro questo mese. Nel qual caso, l’Ente andrà in dissesto finanziario: facile immaginare in questo contesto quale priorità possa avere l’acquisto di ebook”.

Il Palazzo dei Musei, attuale sede della Biblioteca estense in attesa della sua ricollocazione.
Il Palazzo dei Musei, attuale sede della Biblioteca estense in attesa della sua ricollocazione.

Il futuro? Le biblioteche ibride

“Siamo un periodo di recessione in cui tutto è molto difficile – ammette Blasi – e inoltre, anche se rispetto a qualche anno fa oggi la situazione è decisamente migliorata, non sempre è possibile trovare piena comprensione e collaborazione da parte degli operatori di un sistema come quello bibliotecario italiano strutturato in un certo modo da anni e anni. All’inizio molti bibliotecari ci dicevano: ‘Non c’è richiesta da parte degli utenti’. Eh, per forza, se non conosci e non promuovi un servizio innovativo, come fai a raccogliere richieste da parte dell’utenza?

Oggi, i bibliotecari più avveduti hanno capito che questo è un canale aggiuntivo. Se guardiamo al futuro, a ciò di cui discute su una piazza molto più avanti rispetto a noi come gli Stati Uniti, il tema è quello di come costruire biblioteche ibride. La carta continuerà ad esistere a lungo. In Italia abbiamo 500 mila titoli in commercio, mentre sono 80 mila quelli digitali che, va segnalato, generalmente costano il 40% in meno. Teniamo conto inoltre che, come noto in letteratura, mediamente nelle biblioteche italiane ad entrare nel circolo dei prestiti è circa il 20% dei volumi disponibili, il rimanente 80% per lo più rimane sugli scaffali a prendere polvere”.

Ripensare in toto il sistema di fruizione e prestito dei libri

“Insomma – continua Blasi – gli spazi per ripensare in toto il nostro sistema di fruizione e prestito di libri, di cultura, sono veramente enormi. Anche in una congiuntura difficile come quella attuale. Personalmente sono proattivo e ottimista sulla diffusione futura di questo servizio. Penso però che sia necessario adottare delle misure molto forti per stimolarne la crescita. Va costruito un sistema di supporto pubblico. Serve scardinare la logica legata alla fissità dei budget. Infine, bisogna trovare il modo per permettere alle persone che intendono avvalersi dell’e-lending – teoricamente sempre di più – di far sentire alla biblioteca la propria presenza.

Continuando a comparare la nostra situazione con quella americana, rileviamo che a noi manca un pezzo: le biblioteche scolastiche sono sottofinanziate in maniera indecente. Sono circa 50 mila in tutta Italia e le risorse a loro destinate non superano i 7 milioni di euro di spesa pubblica. Cioè, l’equivalente da quanto spende la sola università di Bologna per le risorse digitali. Uno dei pochi modi per rivitalizzare questi piccoli ma fondamentali nodi dell’intera rete, sarebbe proprio il prestito digitale che permette fantastiche economie di scala e dunque enormi risparmi. Qualcuno mi spieghi, altrimenti, quale potrebbe essere l’alternativa”.

Ecco che si torna sempre lì: alla formazione, alla scuola, spina dorsale di un Paese. Luogo dove tutto ha inizio. Oppure, quando per anni e anni gli unici investimenti ammontano al più a un mare di chiacchiere, tutto si conclude.

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Giornalista e videomaker, ho realizzato diversi documentari, reportage e inchieste. Il mio blog personale: dalomb

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