E’ ancora e sempre 4/3/1943

I primi di marzo tutti A casa di Lucio. Ed ecco a voi, racchiusi in un fazzoletto tutti i maggiori interpreti della storia della musica pop italiana. E non solo. Tutti – parenti, amici, artisti, sportivi, politici, cittadini, curiosi, ragazzi, studenti, registi, … – tutti a ricordare e a celebrare l’artista-genio che ci ha lasciato tre anni fa: Lucio Dalla. Come un’onda che avvolge la conchiglia sdraiata sulla spiaggia, così il mondo di Lucio ha avvolto per tre giorni la città di Bologna.

A casa di Lucio si è consumata un’esperienza religiosa, dove il religioso è da ritrovarsi nella poesia che cerca il senso della vita e nell’infinito che si nasconde tra le braccia della curiosità. A casa di Lucio, tutti si sono fatti interpreti di questa ricerca di senso di cui è densa l’esperienza umana, musicale e artistica di Lucio Dalla. Ciascuno ha voluto ricordare un pezzo di Lucio, una frase di Lucio, un’immagine o un anfratto personale del rapporto con lui. Ciascuno, a modo suo, ha voluto esserci. Ha voluto essere lì: in Via d’Azeglio, 15.

Il viaggio nella casa di Lucio è iniziato con l’attesa, in strada. E poi portone, androne e via su per lo scalone, dove i ragazzi dell’Accademia, gradino dopo gradino, hanno accompagnato i visitatori sussurrando i versi delle canzoni di Lucio: “Caro amico ti scrivo”, “Se io fossi un angelo”, “E se una femmina si chiamerà”, “Come è profondo il mare”, “Nuvolari è basso di statura” …
Due scale ed ecco l’ingresso nella sala del presepe, dove al centro un enorme presepe accoglie gloriosamente gli ospiti facendoli sentire subito in Paradiso. Ci accoglie un folletto. Alto circa 1 metro e cinquanta. Barbetta. Cappellino. Vestito di nero. In piedi sopra ad un tavolino risulta alto più o meno come la media dei presenti. Benvenuti A casa di Lucio. Immergetevi in questo grande presepe vivente cercando, in ogni angolo della casa, Lucio, le sue poesie, le sue malinconie. E una porta si apre.

Lucio Dalla

Da quella porta della Stanza dell’esibizionista escono le note di un clarinetto. Entrando ci si imbatte in Renzo Arbore che suona in compagnia dei sui amici, e che ricorda Lucio tra jazz e clarinetto. Battute e ironia dominano la scena assieme alla statua di un uomo che apre il cappotto ed esibisce quanto può. Renzo finisce e, come per magia, esce da una porta segreta Walter Veltroni che commosso parla di Lucio, arrivando a definirlo “figlio della poesia e padre della fantasia”.
Prosegue il viaggio, passando davanti alla Stanza del Re, la camera da letto di Lucio, da dove un spartito immaginario ci conduce con le note di un violino fino alla Sala Caruso, la sala principale della casa, dove Gaetano Curreri prima canta la Settima Luna e poi intesse un jam session improbabile con Morandi, Merola (il Sindaco) e Franceschini (il Ministro). I quattro mettono in scena una versione onestamente eccepibile di 4 marzo 1943 che termina con un accorato assolo del ministro alla cultura: “giocava alla Madonna con un bimbo da fasciare”. A casa di Lucio tutto è consentito.

dalla3

Proseguiamo oltre, e si arriva nella sala delle Colonne. Alessandro Haber recita Henna, la canzone di Dalla preferita da Lucio. Nell’angolo della sala, otto-tablet con cuffie permettono a chi lo desidera di ascoltare le interviste che Lucio faceva a suoi amici. Ascolto quella fatta a Fellini. Rimango basito. Haber continua a declamare la canzone Henna. Le parole prendono il sopravvento su tutto e su tutti: “Io credo che il dolore, è il dolore che ci cambierà”. Nella sala si alza un silenzio impetuoso.
Sbircio nella stanza dello studiolo e passo nella Stanza dello scemo, la sala TV di Lucio, dove quadri, carillon illuminati, cd, film sembrano tutti tesi ad ascoltare il loro padrone che spadroneggia su uno schermo gigante vestito in toga e cappello in occasione della Laurea Honoris Causa che l’Ateneo di Bologna ha voluto donargli. Lucio era anche questo.

Torno in sala Caruso. Lì, Giovanna Melandri ricorda Lucio e la sua passione per la fotografia. Ricorda il rapporto straordinario che egli aveva con il fotografo Luigi Ghirri, di cui la casa è piena di foto. Foto che ritraggono ovviamente un solo ed unico soggetto: Lucio Dalla. La Melandri mostra la fotografia della copertina dell’ultimo album di Lucio. Si tratta di una foto di Ghirri che ritrae un quadro senza tela appoggiato sulla spiaggia che fa da cornice di un mare immenso e meraviglioso che sembra voler accogliere Lucio per il suo ultimo viaggio. Un viaggio nel quale la profondità del mare sembra fare da specchio all’altezza infinita del cielo.

dalla4

A casa di Lucio in quei giorni sono passati in tanti: musicisti, attori, cantanti, politici, ex-politici, poeti, pittori, fotografi, gente della strada, amici, parenti e cugini, …. Tutti a celebrare Lucio e il suo essere stato poeta, folletto, maestro, clarinettista, tastierista, autore, paroliere, attore. Ed altro ancora.
Ma Lucio oltre a tutto ciò è stato soprattutto comunicazione. Un maestro della comunicazione. È stato un mass-mediologo, come lui stesso amava definirsi. La sua forza è stata la capacità di gestire la comunicazione in modo professionale. Di gestire e non di farsi gestire dalla comunicazione. Di vedere i pregi, gli aspetti positivi e le utilità degli strumenti di comunicazione. Ma di individuarne efficacemente anche i difetti: “il computer è la cosa più lontana dal cuore”: una frase che prende le distanze da uno strumento che, senza cuore, non è altro che input, fotogrammi, bit.

Per questo, e per tanto altro, Lucio sta alla comunicazione come i bambini stanno alla nutella: le mani inesorabilmente dentro al barattolo con l’unico scopo di rimanere fedeli al proprio istinto naturale. Senza paura ovviamente di sporcarsi.
Lucio è stato quello che è stato perché ha vissuto la vita come essenza comunicativa, come esperienza comunicazionale. Quell’esperienza comunicazionale che la Fondazione Lucio Dalla ha voluto regalare alla città di Bologna, a noi e al nostro Paese nelle giornate di marzo. Buon compleanno Lucio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *