Disco-loop: le foto delle discoteche e un’eterna Ghirlandina brillante

Disco-loop: le foto delle discoteche e un’eterna Ghirlandina brillante

Foto di gruppo, in discoteca, negli anni '90 e oggi, 25 anni dopo. Cosa è cambiato? Come sono cambiate le persone? Molto poco, sembra. Ad eccezione di un particolare importante.

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Ognuno ha i propri vizi, si sa. Alcuni molto comuni e abbastanza innocui, altri inspiegabili, vergognosi, misteriosi e inconfessabili, e sono questi gli unici interessanti. Io ad esempio non resisto alla tentazione di guardare le foto delle serate in discoteca, soprattutto delle persone che non conosco. E non parlo di sfogliare tre o quattro foto così, per noia o curiosità: parlo di album interi, spesso centinaia di foto tutte simili e tutte rappresentanti perfetti sconosciuti durante occasioni di divertimento.

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2015

Uno dei motivi di questa forte attrazione verso le foto che documentano le serate in discoteca penso sia legato ai limiti della fotografia. Ad esempio una foto non è in grado di catturare il rumore e questa impotenza rende gli scatti molto suggestivi, perché si percepisce l’assenza, si vede il rumore che non c’è. Quindi le foto delle discoteche appaiono come degli urli silenziosi, come quello di Munch, raggelanti, sebbene – o forse proprio per questo – rappresentino nel 99% dei casi giovani simpatici e sorridenti in enormi spazi riempiti di rumore. Un rumore e una simpatia che non possiamo toccare ma che percepiamo comunque.

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2015

A dire la verità i giovani nelle foto delle serate in discoteca non sono sempre tutti così sorridenti: una delle mie passioni, da osservatore feticista, è cercare nello sfondo le persone che in quel momento non sorridono. Sono l’equivalente dei fantasmi, dell’uomo nero, di quelle figure misteriose che appaiono nello sfondo di alcune vecchie foto. Per trovarli a volte bisogna aguzzare gli occhi, perché la vista di solito è ipnotizzata dai denti bianchi e sorridenti in primo piano iper-illuminati dal flash.

2015
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Ma, se si guarda bene, se si fissa a lungo la foto, iniziano ad apparire: c’è sempre almeno una persona che in quel momento sembra non divertirsi. Sembra. E’ questo è il problema con le foto: forse quella persona soltanto in quella frazione di secondo ha smesso di sorridere; forse era stanco, forse era inconsapevole del comportamento dei propri muscoli facciali, eppure è stato “immortalato” (si dice così) inespressivo o, peggio, apparentemente triste, malinconico, comunque non coinvolto dal rito collettivo notturno, e così apparirà sui social network, dove tutto va a finire.

2015
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La storia del sorriso nella fotografia in effetti è recente: prima non si usava sorridere nelle foto e infatti se si guardano le vecchie foto si noterà che i soggetti ritratti sono tutti piuttosto seri, in posa, alcuni perfino accigliati, corrucciati. I motivi sono principalmente due: primo, i tempi di esposizione erano lunghi e bisognava restare immobili, e sorridendo la foto rischiava di venire male; secondo, si facevano poche foto – a volte una sola nella vita – e non si voleva essere ricordati in quel modo. Perché? Il grande Mark Twain sintetizza il motivo con questa frase: “Una fotografia è il documento più importante e non c’è nulla di peggiore che passare alla posterità che con uno sciocco e stupido sorriso fissato sulla faccia per l’eternità”.

Mark Twain
Mark Twain

Se infatti guardate la foto più celebre del grande scrittore americano – famoso per il suo grande umorismo e per essere un tipo affabulatore e divertente – noterete che appare come una persona serissima. Oggi facciamo migliaia di foto: nessuno può dire con precisione quante foto esistano della propria persona. E’ difficile anche solo azzardare delle ipotesi. Cento? Mille? Diecimila? Quante volte siamo stati fotografati, o ci siamo fotografati da soli con quelli che il mondo ormai chiama selfie e Gianni Morandi autoscatti?

2015
2015

Nelle serate nei locali si viene fotografati volontariamente e involontariamente, si finisce nelle foto degli altri (a volte si fa apposta con intento goliardico, gli americani lo chiamano photobombing), si finisce nelle foto sui giornali o sulle pagine Facebook delle discoteche, il giorno dopo o a volte perfino durante la serata. Insomma siamo lontani da quell’epoca in cui una foto era “il documento più importante”, come la definiva Twain, o quella in cui gli indiani d’America, si dice, avessero paura che uno scatto potesse rubare l’anima. La nostra faccia è conservata in server dall’altra parte del mondo e nei pc e negli smartphone di persone che non conosciamo.

2015
2015

“Il tempo è un gioco, giocato splendidamente dai bambini” ha detto Eraclito, forse. Guardando le foto delle discoteche si finisce in uno spazio di realtà fuori dal tempo. Potrebbero essere sempre le stesse persone, sempre nello stesso posto e sempre nello stesso momento, come condannate in un girone dantesco a sorridere, tenere bicchieri in mano e indicare in alto con le dita – per sempre. Cogliere differenze tra le varie epoche è sempre molto difficile. Forse i più giovani riescono a riconoscere una serata del 2013 da una del 2011 o del 2015, non lo so, come fanno gli intenditori con le annate del vino, ma io – nonostante gli anni passati a guardare album interi di foto che teoricamente farebbero di me un esperto – le trovo tutte uguali.

Anni '90
Anni ’90

Tempo fa, negli archivi del Centro culturale Francesco Luigi Ferrari, abbiamo trovato degli scatoloni con le foto di un’agenzia fotografica fallita. Una delle scatole raccoglieva le fotografie che documentavano la vita notturna di Modena e dintorni nei primi anni ’90. Non solo notturna: anche pomeridiana, dato che all’epoca i più piccoli andavano a ballare nel pomeriggio, mentre la notte era riservata per i più grandi.

Anni '90
Anni ’90

Erano discoteche enormi, potevano ospitare migliaia di persone ed erano sempre piene. La maggior parte oggi non esistono più, locali storici come il Picchio Rosso, il Picchio Verde, il Kiwi e il Piccadilly Stryx- Goya. Se non ci sbagliamo, le foto in questa pagina dovrebbero venire da quello che era noto come il Picchio Rosso, a Formigine, locale che non esiste più, dove sono passati artisti di calibro internazionale, e dove nel 1986 si festeggiavano i 10 anni del locale con ospiti Vasco Rossi, Gaspare e Zuzzurro.

Anni '90. Le ragazze sulla destra potrebbero essere del 2015. Il ragazzo a sinistra... beh, lui no.
Anni ’90. Le ragazze sulla destra potrebbero essere del 2015. Il ragazzo a sinistra… beh, lui no.

Ma, ospiti a parte, se guardiamo le foto dei ragazzi in discoteca, noteremo come nulla sia cambiato. Se le foto sono dei primi anni ’90 (alcune del 1995), si tratta di persone che oggi avranno 40/50 anni, non meno. Quelle che sono vive, dato che altre potrebbero essere morte: non lo sappiamo. Ma sono uguali ai loro figli e nipoti che oggi vediamo nelle pagine Facebook con sorrisi a trentadue denti e drink in mano, perché in un’epoca come la nostra, di continui revival, di moda che recupera gli anni ’80 e ’90 in modo ossessivo e si ripete sempre uguale, ciclicamente, e di nostalgici filtri fotografici vintage, queste foto potrebbero essere state scattate nei primi anni ’90 o l’altroieri, è difficile dirlo.

2015
2015

Perfino alcuni dettagli che potrebbero datare le foto con una precisione maggiore dell’esame del carbonio 14, ad esempio le pettinature o le montature degli occhiali, in realtà non ci aiutano: le pettinature ritornano, vediamo di nuovo 19enni con ciuffi alla James Dean, ragazze con ricci anni ’80 e occhialoni della nonna inspiegabilmente diventati cool. Solo forse con il video, che dà una maggiore ricchezza di dettagli, rende meglio l’atmosfera e ci restituisce il grande assente delle foto – il sonoro – percepiamo una sensazione di vecchio, di passato: ad esempio in questo bellissimo servizio di Antenna 1 del 1992.

Ma con le foto, niente da fare: siamo in un loop temporale, siamo nell’eterno ritorno. Le mamme sono uguali alle figlie, anzi potrebbero essere loro stesse le loro madri, come in quelle storie di fantascienza dove si ritorna indietro e si diventa padri del proprio nonno o cose di questo tipo. Cambiano forse le bevande e i cocktail, ma anche quelli ritornano, i giovani ripeteranno quel gesto, indosseranno ancora quella camicia a quadri, sorrideranno per sempre.

Anni '90
Anni ’90

L’unica vera differenza, quella che ci dà qualche indizio sull’epoca storica in cui ci troviamo e non ci abbandona per sempre naufraghi in questo oblio atemporale della memoria, è quello che i ragazzi hanno in mano. Bicchieri, sigarette, ma nelle foto anni ’90 manca una cosa presente in quelle del 2015: lo smartphone. Che ad essere sinceri appare poco, ma quando appare rovina tutto, come l’orologio al polso dell’indiano di Hollywood Party: la sua presenza distrugge l’incantesimo, quell’essere sospesi in un ciclo del tempo senza inizio e senza fine, circolare, e che ci dice con spietata precisione che ci troviamo qua, a Modena, nel 2015, nel presente.

Anni '90
Anni ’90
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(le foto del 2015 vengono dalla pagina Facebook della discoteca La Crepa)

Vedi anche: Giovane è la notte

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Nato a Oristano nel 1984. Scrive, fa video e cammina molto. Trova Modena più interessante di Bologna.

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