Dentro la cittadella islamica di Modena: la festa del sacrificio

Dentro la cittadella islamica di Modena: la festa del sacrificio

Terza parte del reportage di Note Modenesi sulle “moschee” e sui musulmani della città, una comunità multietnica che conta circa 10mila residenti nel Comune di Modena. E' la volta del Centro di via delle Suore, il complesso islamico più grande e più antico della città che ha organizzato un raduno di massa in occasione dell'Eid el-Adha, la festa di fine pellegrinaggio.

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Mille culture, una sola religione. Potrebbe essere questa in estrema sintesi la descrizione più efficace dell’Eid el Adha, la festa del sacrificio di Abramo che chiude il periodo del pellegrinaggio canonico alla Mecca. Giovedì mattina 24 settembre circa tremila musulmani si sono dati appuntamento alla Polivalente 87, gremita da fedeli accorsi da tutta la città e dalla provincia, dalle numerose comunità islamiche di Carpi e di Sassuolo. Si tratta di una data importante per il calendario islamico che annovera due grandi feste: la festa di fine Ramadan, l’Eid el Fitr e appunto la festa del sacrificio, l’Eid el Adha.

Per i musulmani che non si sono recati in viaggio nella Penisola araba, la Comunità Islamica di Modena e Provincia ha organizzato un raduno religioso di massa svoltosi come di consueto alla Polivalente 87, struttura capace di far fronte all’affollamento di una festa molto sentita dai musulmani di tutto il mondo. Le celebrazioni sono iniziate presto alla mattina: quest’anno l’Eid ha coinciso con un giorno lavorativo ragion per cui la moltitudine di fedeli accorsi da tutto il territorio si è dileguata in fretta dopo le orazioni e i salamelecchi, ognuno diretto alle proprie occupazioni quotidiane.

“Rispetto, tolleranza e solidarietà”

Presente anche il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli che prima della preghiera ha salutato la Comunità musulmana cittadina. Nella sua breve allocuzione il sindaco ha ricordato che “Modena è una grande comunità plurale in cui il multiculturalismo anche religioso è una realtà già da tempo; vogliamo continuare a costruire una cittadinanza inclusiva e responsabile nel rispetto e nella condivisione della vita della nostra comunità. Il mio augurio è che si prosegua a lavorare insieme trovando il filo conduttore di un percorso comune fatto di rispetto, tolleranza e solidarietà”.

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Verso le 8.00 il parcheggio della Polivalente 87 comincia riempirsi di automobili e di biciclette mentre gli autobus numero 5 che passano davanti alla polisportiva si svuotano di fedeli in tenuta tipica. Alle 8.30 l’imam inizia a recitare la litania “Allahu Akhbar, la illaha illallah” ovvero “Dio è grande, non c’è Dio al di fuori di Allah”, che rappresenta la professione di fede al monoteismo islamico. Alle 9.00 la palestra della Polivalente trabocca di musulmani vestiti con i loro migliori abiti tradizionali: fez, jalaba bianca e caffettani per gli uomini mentre fra le donne si distinguono i colori accesi della tradizione africana in contrasto con i severi hijab e jilbab scuri, l’altero look dell’Islam arabo-berbero. Le differenze di abbigliamento riflettono le diversità culturali del mondo islamico, una religione che conta un milione e seicentomila credenti in Italia, provenienti dai quattro angoli del globo: dall’Albania al Bangladesh.

Una festa che dura tre giorni

A Modena abitano circa 10mila musulmani:“E’ una festa importante per noi, gli osservanti tendono a vestirsi in modo elegante e curato, non possiamo mica venire a pregare in tuta”, dice Selma Miski giovane liceale marocchina affiliata alla “moschea” di via delle Suore e ai “Giovani Musulmani di Modena”, la costola giovanile del centro islamico. All’interno della palestra l’imam del Centro Islamico di via delle Suore conduce le orazioni audiodiffuse nell’area dedicata alle donne, separata da una tenda scura. Fuori dalla palestra, dopo le preghiere, i fedeli si abbandonano a calorosi abbracci e ai salamelecchi davanti ai banchetti allestiti dalla Comunità che offrono datteri, tè alla menta e bottiglie da mezzo litro di “acqua santa” imbottigliata alla Mecca in vendita a 2,5 euro ciascuna.

La festa dura tre giorni e chiude il pellegrinaggio canonico alla Mecca, quinto pilastro dell’Islam. “Durante queste grandi feste persino il nostro Centro non riesce a accogliere le migliaia di musulmani residenti sul territorio, per questo motivo le grandi ricorrenze si svolgono alla Polivalente 87”, osserva Youssef Amouiyah vicepresidente della Comunità Islamica di Modena e Provincia di via delle Suore.

Il Centro Islamico di via delle Suore si trova in una zona semi-industriale nella prima periferia nord della città, oltre il cavalcavia che porta al quartiere Sacca. Un luogo poco affascinante: fra autofficine, carrozzerie, un rivenditore Iveco, il deposito degli autobus e gli uffici amministrativi della SETA, sorge la “moschea” più grande di Modena. Un edificio anonimo dall’esterno, capace di accogliere fino a 2500 fedeli. Un tempo era una rimessa per prodotti industriali. Lo stabile è di proprietà del Comune, dato in uso alla comunità islamica nel 1994 grazie a una deliberazione comunale che ne sancisce la concessione in comodato d’uso gratuito rinnovabile ogni nove anni.

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La “moschea” di via delle Suore

La “moschea” di via delle Suore è anche il centro islamico più antico della città. Dal suo stesso nome, “Comunità Islamica di Modena e Provincia”, si evince la vocazione all’unità dei primi migranti musulmani del territorio più che l’egemonia della rappresentanza islamica in città. Fondata nel 1992 da un gruppo di lavoratori di origine marocchina il Centro è frequentato soprattutto da migranti del Maghreb (Marocco, Algeria e Tunisia), il gruppo etnico di religione musulmana più numeroso nel Comune di Modena. Fra residenti tunisini, algerini e marocchini sono infatti circa 4700 i credenti in Allah: la metà dell’intera popolazione di confessione musulmana (circa 9500 residenti) viene dal Maghreb.

Il Centro è stato ristrutturato nel 2012-2013 a spese della Comunità Islamica. Hanno ripulito la facciata, rinnovato i sanitari e ampliato il cortile sul retro dell’edificio per renderlo agibile alle preghiere collettive. “All’inizio eravamo quasi tutti marocchini, ora invece ci sono decine di nazionalità diverse che vengono a pregare: Allah e il Corano ci uniscono in un solo grande popolo”, dice Abderrahim El Hafiane, neo-presidente della Comunità Islamica di Modena e Provincia, in carica dallo scorso giugno.

Abderrahim El Hafiane ha 43 anni ed è originario di Ben Ahmed, piccolo centro agricolo a settanta chilometri da Casablanca, la capitale economica del Marocco. El Hafiane abita a Modena dal 2000, in precedenza ha lavorato a Foggia, oggi si occupa di commercio di veicoli industriali. In “moschea” cura le questioni amministrative, i contatti con le istituzioni e l’organizzazione della vita religiosa. Oltre alle preghiere il Centro Islamico di via delle Suore è la sede di una scuola di lingua araba per bambini e di approfondimento teologico per i meno giovani. Le donne hanno i loro spazi distinti con servizi igienici e sala da preghiera, alcune di esse fanno le docenti nella scuola del Centro. Ogni centimetro del pavimento della “moschea” è coperto da spessi tappetti moderni in stile orientale, negli angoli della sala di preghiera vi sono dei leggii bassi con copie del Corano che i praticanti leggono e memorizzano fra una preghiera e l’altra.

Il comparto religioso è separato da quello organizzativo, ovvero non è l’imam che guida la Comunità ma è il presidente; la preghiera e le questioni di materia religiosa sono invece prerogativa dell’imam. E’ un modello organizzativo che ricorda il principio laico di separazione fra potere temporale e potere spirituale. L’imam del Centro di via delle Suore è un autodidatta, non è specializzato come Ismail Sofoglù, l’imam della “moschea” turca di via Munari. L’imam del Centro di via delle Suore si chiama Mohamed Erraoui, è un lavoratore marocchino di una quarantina d’anni senza certificazione universitaria ma con una “conoscenza completa del Corano e della Tradizione”, assicura Mohamed El Hafiane.

“In Emilia viviamo bene”

Nei giorni dell’Eid el Adha i musulmani sacrificano, come fece Abramo, un agnello, animale biblico e simbolo sacrificale per eccellenza che il patriarca dell’Islam come del Cristianesimo e dell’Ebraismo avrebbe immolato in luogo del figlio Ismaele. Ogni nucleo famigliare compra un agnello intero macellato secondo le norme islamiche che divide in tre parti uguali: la prima va consumata subito con la famiglia, mentre la seconda va conservata e consumata in seguito e la terza viene donata ai poveri della Comunità che non hanno mezzi per acquistare la bestia (non necessariamente un agnello, in alternativa anche un montone o una capra).

Sono una cinquantina i pellegrini che si sono recati da Modena alla Mecca per onorare l’Hajj. Dalla “moschea” di via delle Suore sono partiti una decina di fedeli alla volta dell’aeroporto di Malpensa per imbarcarsi su di un volo con destinazione finale Jedda, una metropoli a trenta chilometri dalla Mecca. “Siamo spiritualmente vicini ai nostri fratelli in pellegrinaggio alla Mecca, per questo organizziamo sia la preghiera formale che i festeggiamenti comunitari nelle serate di fine settimana quando i fedeli hanno meno vincoli legati al lavoro”, spiega il presidente.

“Qui in Emilia viviamo bene, lavoriamo e ci sentiamo accettati e rispettati – aggiunge El Hafiane – abbiamo ottime relazioni con le istituzioni, con la cittadinanza e le altre associazioni, religiose o meno. Questo non è il Nordest, non si respira aria di intolleranza, l’apertura dei modenesi e degli emiliani favorisce il nostro inserimento”.

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I megaschermi in collegamento con la Mecca

Non potendo commemorare l’Eid come nei loro paesi d’origine in cui si festeggia per tre giorni, i musulmani della città si sono accontentati di celebrare formalmente e in congregazione l’inizio della ricorrenza alla Polivalente 87 rimandando il grande pasto collettivo e la festa vera e propria a sabato sera 26 settembre presso le rispettive “moschee” della città. Nel Centro Islamico di via delle Suore erano un migliaio a sedersi in cerchio e a mangiare l’agnello sapientemente cucinato dalle mogli e madri della Comunità. E’ il miglior ristorante arabo della città con piatti casalinghi frutto della più pura tradizione culinaria arabo-berbera: dal cous-cous classico e dalle saporite tajine d’agnello con le olive ai dolci al miele e alle mandorle e al thé di menta fresca servito come digestivo.

Chi è rimasto a Modena nel periodo del pellegrinaggio ha trovato le tre principali “moschee” della città preparate a celebrare questa grande festa islamica che ogni anno coinvolge oltre un miliardo e mezzo di credenti nel mondo, di cui un milione e seicento mila in Italia e quasi diecimila a Modena. Benché macchiato da gravi incidenti a causa del sovraffollamento dei pellegrini, anche quest’anno l’Hajj alla Mecca ha registrato la presenza di milioni di fedeli provenienti dalle nazioni più lontane. A Modena i musulmani hanno seguito i riti dell’Eid mentre sui megaschermi delle loro “moschee” scorrevano le immagini in diretta delle televisioni satellitari arabe che riprendevano la calca dei pellegrini deambulanti in cerchio intorno alla Kabaa.

Ogni musulmano praticante sogna di recarsi alla Mecca. Chi non è ancora andato fantastica di andarci, chi se lo può permettere si prepara per l’anno prossimo, chi è già andato o è ancora troppo giovane aspetta un parente o un amico o un conoscente che tornerà dall’Arabia purificato, rinato e con la testa rasata. Lo chiameranno con rispetto “el Hajji” – il pellegrino- e ascolteranno le sue narrazioni da Mille e una Notte e le emozioni vissute nel ventre dell’Islam, in seno alla Madre Mecca.

Le due precedenti puntate: 
Da Modena alla Mecca, il sacro pellegrinaggio dei musulmani.
La Sublime Porta nel cuore di Modena: i pellegrini e la moschea turca di via Munari.

In copertina: Caravaggio, Il sacrificio di Isacco, Galleria degli Uffizi, Firenze. Il sacrificio ordinato da Dio ad Abramo per metterlo alla prova è alla base del rito sacrificale islamico dell’ʿEid el Adha. Fonte immagine: Wikipedia

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Gaetano Josè Gasparini è nato e cresciuto a Bruxelles da padre italiano e da madre peruviana. Consegue la laurea a Trieste, specializzandosi in studi islamici che approfondisce viaggiando a lungo in Medio Oriente. Parla e scrive fluentemente in cinque lingue. Viene dal mondo delle radio comunitarie e del giornalismo online. Dal 2015 gestisce il sito internet di informazione http://comislamicapc.it/ legato alla Comunità Islamica di Piacenza con cui ha realizzato tre documentari sull'Islam in Italia.

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