Crescere nella legalità

Crescere nella legalità

Ci sono tanti modi per combattere la mafia sempre più radicata anche al Nord. Ma per contrastarla fin nelle sue fondamenta, bisogna farlo da subito, dalle origini: bisogna imparare a "crescere nella legalità".

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Cresce anche in terra emiliana il virus multiforme e insidioso delle mafie, attratte dai soldi e dagli affari di un nord ricco e produttivo. Tra gli ultimi episodi un Comune, quello di Finale Emilia, sciolto per infiltrazione mafiosa, l’operazione Aemilia, con centinaia di indagati tra Reggio Emilia e Modena, un maxiprocesso che a Bologna si svolgerà al Palafiera perché non esiste un’aula di tribunale sufficientemente ampia da ospitare così tanti attori e convenuti.

Si diffondono però anche gli anticorpi di una società civile che reagisce alle ingiustizie, che desidera reimpossessarsi del proprio territorio e che si impegna a coltivare semi di giustizia a partire dagli interventi delle scuole. A Bomporto, nell’ambito del progetto “Crescere nella Legalità”, gli studenti si incontrano e si confrontano con esperti e testimoni della lotta alle mafie. Toccante la testimonianza di Vincenza Rando, l’avvocato responsabile dell’ufficio legale di Libera che sfida le mafie e che invita ad andare nelle aule di giustizia per rendersi visibili davanti a chi sottrae ricchezza e speranze, uccidendo, accaparrandosi risorse pubbliche. “Occorre andare ai processi, parteciparvi, guardare in faccia i boss mafiosi rinchiusi nelle gabbie con le loro liturgie paludate e i loro stuoli di avvocati ossequiosi e riverenti, perché di una società attiva, onesta e vitale loro hanno paura. La stessa paura su fondano tutto il loro consenso si ritorce contro di loro quando non la vedono riflessa negli occhi dei loro interlocutori”.

A Niscemi, in Sicilia, l’intera comunità scolastica è diventata protagonista di un’azione di resistenza civile e riappropriazione del territorio. “Qui per interessi malavitosi la costruzione di cinque edifici scolastici, iniziata diversi anni prima, non doveva arrivare a completamento, costringendo i bambini e i ragazzi a frequentare una sede provvisoria con i doppi turni. Per completare le scuole si decise tutti insieme di vigilare e presidiare durante il giorno i cantieri e rimanervi a staffetta anche durante le ore notturne. I cittadini del quartiere hanno cominciato a sentire quegli edifici abbandonati come qualcosa che apparteneva a loro e a renderli luoghi vivi di incontro e attività, anche di doposcuola, con i ragazzi. Al termine dei lavori i 5 edifici scolastici sono stati inaugurati e consegnati alla città e la cultura mafiosa è stata messa in crisi”.

Le sfide per lottare contro la criminalità organizzata sono tante, anche ai supermercati si può contribuire acquistano i prodotti, come quelli di Libera Terra, sorti dai dai terreni confiscati alle mafie, su cui nascono cooperative agricole che producono e vendono prodotti biologici, naturali, creando sviluppo e occupazione.
Non può mancare anche un lavoro a tappeto nei confronti degli Ordini Professionali, per fare in modo che avvocati, commercialisti, consulenti finanziari non cedano alle lusinghe dei clan e non si prestino a fare il gioco sporco, che promette guadagni facili, a patto di tacitare le proprie coscienze.
Forse però le battaglie più intense devono ancora essere combattute.

Tra i fronti che si dovrebbero ancora aprire per rendere ancora più incisiva la lotta alla criminalità organizzata di stampo mafioso, smettere di nascondere i testimoni di giustizia in luoghi lontani ma mantenerli protetti e scortati nei loro ambienti di vita in modo da non dimenticarli e fare anche un’azione di testimonianza civile nei confronti della comunità locale, e togliere i figli ai mafiosi. “In un Paese in cui si tolgono i figli a chi economicamente ha dei problemi – spiega Vincenza Rando – non esiste che lo Stato non tolga i figli ai mafiosi. Naturalmente vanno sottratti come estrema ratio, ma non è possibile che già a 5 anni assistano ad omicidi simulati per apprendere cosa faranno da grandi. Questo può servire anche alle donne della mafia che sempre più spesso sono a capo delle cosche rivelandosi estremamente spietate. Colpire la famiglia significa colpire il cuore dell’identità mafiosa”.
Per costruire insieme una società fatta di donne e uomini di buone maniere e buone abitudini, rispettosi delle regole e felici di essere parte di una società attiva e onesta e in questo un ruolo fondamentale lo fanno gli insegnanti e gli interventi nelle scuole.

A Bomporto il progetto “Crescere nella legalità” proseguirà con nuovi incontri e percorsi didattici. Con il determinante sostegno dell’Auser e di numerosi sponsor, oltre che delle istituzioni locali, i ragazzi scenderanno in Puglia, a Mola di Bari, per dar vita con le scuole pugliesi ad un gemellaggio sui terreni di una legalità oggi ritrovata.
A Modena migliaia di studenti delle scuole medie secondarie di primo e secondo grado parteciperanno agli itinerari didattici dedicati ai temi della legalità e della sicurezza raggruppati nella guida “Dalla parte giusta: La legalità, le mafie e noi”. Un ‘manuale d’istruzioni’ realizzato dall’associazione Libera per insegnanti e studenti perché questi possano diventare donne e uomini protagonisti attivi e responsabili del cambiamento.

In copertina, un’immagine di Giorgio Gennaro (Fonte: Piattaformainfanzia)

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Giornalista pubblicista, affianco da sempre l'impegno nella formazione alla passione per la comunicazione, collaborando a periodici e riviste sui temi sociali e ambientali.

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