Consigli utili per eventuali ladri d’opere d’arte

Diciamoci la verità. Quando l’estate scorsa è stata rubata dalla Chiesa di San Vincenzo la tela del Guercino raffigurante la Madonna con i santi Giovanni Evangelista e Gregorio Taumaturgo, ben pochi modenesi sapevano che un noto quadro dell’altrettanto noto artista di Cento fosse esposto proprio in una chiesa del centro di Modena. Il colpo da Occhi di Gatto, portato a compimento a un passo dal Tribunale, è l’ingranaggio di un meccanismo tristemente noto: conoscere il nostro patrimonio solo quando succede qualcosa di spiacevole, quando ormai è troppo tardi. Perciò, proviamo a prevenire.

Sebbene Modena sia maggiormente conosciuta per altre peculiarità, dal punto di vista artistico conserva opere di tutto rispetto, non solo nella Galleria Estense (che riaprirà i battenti a fine maggio dopo il sisma del 2012), ma anche nelle numerose chiese che punteggiano il centro storico. Come quelle della Modena barocca: architetture fastose ed esuberanti il giusto, nella rinnovata città che all’inizio del 1598 diventa capitale dello Stato Estense.

“La Pala della Peste” (XVII secolo), Lodovico Lana, Chiesa del Voto. Sospeso tra realtà cruda e visioni sovrannaturali, il quadro riunisce gli appestati che muoiono come mosche, i sani che pregano la Vergine e il Bambino, San Geminiano tutto bardato da Vescovo che porta con sé l’immancabile modellino di Modena, e i principali santi intercessori contro il morbo. La stessa Chiesa, attualmente chiusa per lavori di ripristino, viene infatti costruita dopo la peste del 1630 (quella de “I Promessi Sposi”), come offerta alla Madonna per porre fine alla terribile piaga.


L._Lana_Pala_della_peste

“Assunzione della Vergine” (1668-1675 circa), Francesco Stringa, Chiesa di San Carlo. E’ il più antico dipinto conservato nella chiesa, praticamente contemporaneo alla sua costruzione. Movimentata e volteggiante, questa Assunzione è alta più di quattro metri e il suo autore è uno degli artisti prediletti dalla corte estense: un pittore di punta per una chiesa di punta, progettata dallo stesso architetto del Palazzo Ducale, Bartolomeo Avanzini.

“Gloria dei Santi del Paradiso e Orchestra di Angeli Musicanti” (1652 circa), Mattia Preti, Chiesa di S.Biagio. Qui, gli amanti dei soffitti affrescati possono trovare pane per i loro denti. L’opera di Preti, allievo del Guercino, ricopre tutta la superficie interna del soffitto della cupola e del catino absidale. Da guardare con il naso all’insù, seguendo la spirale di nuvole fino a perdersi nella luce gialla traboccante di angeli.

San Biagio_Mattia Preti

Ma Modena è anche una “città plastica” e la scultura è il mezzo espressivo che più la caratterizza, attraverso la firma dei suoi due maggiori artisti: Antonio Begarelli (1499-1565) e Guido Mazzoni (1450-1518), che non si confrontano con marmi maestosi bensì con ruvide e popolari terracotte. “Realismo” e “teatralità” sono parole d’ordine per entrambi. Due esempi su tutti sono:

“La Deposizione dalla Croce” (1530-31), Antonio Begarelli, Chiesa di S.Francesco. La cima del Golgota è ventosa. Si vede dai veli svolazzanti delle pie donne che sostengono Maria, svenuta ai piedi della croce. E un corpo morto pesa, come si vede dalla diagonale che forma quello di Gesù – ancora in parte crocifisso -, dal braccio che penzola senza vita e dalla fatica degli uomini che cercano di portarlo a terra il più cautamente possibile. Il bozzetto che raffigura Maria sorretta dalle donne è oggi al Victoria&Albert Museum di Londra.

deposizione begarelli_particolare

“Compianto sul Cristo morto” (1477-1479), Guido Mazzoni, Chiesa di S.Giovanni Battista. Qui, Cristo è stato deposto. Il momento è quello del raccoglimento attorno al corpo e della disperazione degli astanti, espressa nella cura dei minimi dettagli, fissata per sempre nelle lacrime della Maddalena e nelle pieghe dei vestiti dove restano ancora tracce di colore (come si può ben osservare se si riescono a superare le traversie per entrare in chiesa e vedere l’opera).

Infine, Modena è una città medievale. Il suo Duomo è su tutti i libri di storia dell’arte come principale esempio di chiesa romanica in Italia e fra i più degni di nota al di fuori dei nostri confini. Non per nulla è patrimonio dell’Unesco. I quattro bassorilievi in facciata scolpiti da Wiligelmo verso il 1099 figurano tra le domande preferite dai professori universitari di arte medievale: sono le storie della Genesi, un libro di pietra per il popolo illetterato, che segue forse il filo di un dramma liturgico medievale chiamato “Jeu d’Adam” e rappresentato pubblicamente davanti agli edifici religiosi.

Wiligelmo,_La Creazione

Alzando poi gli occhi lungo le fiancate del Duomo si incontrano le cosiddette “metope“, otto bassorilievi medievali i cui originali sono custoditi nell’attiguo Museo Lapidario del Duomo. Lì è più facile guardare i dettagli di queste particolari raffigurazioni, dedicate ai popoli più remoti della terra ancora in attesa del messaggio cristiano: l’ermafrodito, il mangiatore di pesci, l’adolescente e il drago, la sirena bicaudata, l’uomo dai lunghi capelli, la grande fanciulla, la fanciulla e il terzo braccio, gli antipodi. Un tentativo di dare un volto, seppur bizzarro, alle cose lontane e sconosciute del mondo.

Maestro delle metope, gli Antipodi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *