Com’è Modena vista da lontano

Com’è Modena vista da lontano? Non così lontano quanto Samantha Cristoforetti che, beata lei, Modena, l’Italia e il resto del pianeta Terra le vede dallo spazio. Ma come la vedono ad esempio i turisti che leggono le guide sull’Italia o i reportage di viaggio sulle più famose riviste americane?

Mi sono fatto questa domanda dopo aver incontrato un turista credo inglese o forse americano che, con cartina in una mano e guida turistica nell’altra, si aggirava nel centro semi deserto del pomeriggio modenese.

Mentre lo spiavo pensando di non esser  visto, lui si avvicina e mi chiede – non scherzo, giuro – dove si trova il più vicino McDonald’s. Io gli dico che ce n’è uno alla stazione dei treni, ma da piazza Grande non è così vicino, però ci sono diversi piccoli ristoranti qua intorno. Allora lui, avvicinandosi di più, un po’ imbarazzato, mi spiega che mi aveva chiesto del McDonald’s perché voleva andare in bagno. Gli indico i vari bar aperti e i bagni pubblici di piazza XX Settembre.

Ma a quel punto, guardandolo voltare le spalle alla Ghirlandina diretto verso un’attrazione meno spettacolare ma in quel momento molto più interessante, cioè i bagni, mi sono chiesto cosa avrebbe visto di Modena, cosa l’avrebbe colpito.

Nelle guide, per quanto approfondite e di qualità, le città vengono sintetizzate brutalmente, ed è interessante, per chi in quelle città ci abita, vedere come vengono rappresentate. L’esperienza del turista a Modena, secondo le guide straniere, in sostanza è riassumibile così: attraversare il centro storico a 250 km/h su una Ferrari mentre si mangiano i tortellini conditi con aceto balsamico. Non l’avete mai fatto? Beh, allora non conoscete davvero Modena.

tortelliniLa Lonely Planet, la famosa e diffusissima guida turistica australiana, scrive: “Se l’Italia fosse un pasto, Modena sarebbe il primo”. Cita i “giant tortellini”, il Lambrusco, i ristoranti, poi l’altra specialità del posto, cioè i motori, consigliando una visita al museo Ferrari. Infine aggiunge che Modena è nota anche per la sua “inquietante” (haunting, forse nel senso di indimenticabile, oppure proprio di spettrale, infestata?) cattedrale romanica. Finale dedicato in maniera sbrigativa al fatto che qua, tra gli altri, c’è nato “the late italian opera singer” Pavarotti.

Il New York Times invece nel 2012 ha dedicato alla città un reportage di viaggio dal titolo “36 ore a Modena” (sembra il titolo di un film d’azione) con un incipit indimenticabile:

Cos’hanno in comune il tenore Luciano Pavarotti e il fondatore dell’azienda di automobili Enzo Ferrari? Una cosa, la città natale: l’adorabile città di Modena, 90 miglia a nord di Firenze.

36Quindi Pavarotti e Ferrari ce li siamo giocati subito, nella prima riga, ma da notare che il punto di riferimento è Firenze.

Per gli americani infatti in Italia esistono soprattutto due città: Roma e Firenze. Le distanze vengono quindi calcolate in base a questi due punti di riferimento. Un po’ come facciamo noi per la Russia: si dice sempre che un posto è a una certa quantità di chilometri da Mosca, anche se sono mille. Le altre città praticamente non esistono (fatta eccezione per la splendida San Pietroburgo – a circa 700 km da Mosca).

Il New York Times prosegue consigliando una visita a un’acetaia storica, poi un salto all’Osteria Francescana e un mojito alla Pomposa. Il viaggio continua con una visita al museo Enzo Ferrari, dove “l’ingresso costa 13 euro, ma sognare è gratis”, poi un passaggio al “vivace mercato Albinelli”, dove sgranocchiare amaretti e culatello (non in quest’ordine si spera), focaccia o panino al bar Schiavoni e finalmente, dato che siamo lì, una visita al Duomo e alla Ghirlandina.

Sbrigata la parte storico-culturale, si passa subito all’altra cosa che agli americani piace dell’Italia, forse più del culatello: la moda. Il Ny Times scrive che “quando si tratta di stile, i modenesi seguono le orme dei loro compatrioti fashion milanesi”. Che non siamo sicuri sia proprio una cosa positiva.

Dopo un’altra cena a base di cucina tradizionale e Lambrusco, la mattina dopo consigliano una visita al Cimitero di San Cataldo, questa sì una sorpresa, dato che per primi i modenesi non sembrano apprezzarlo troppo, mentre il prestigioso giornale americano ricorda la parte progettata dal grande architetto Aldo Rossi, sottolineando che il luogo “invita alla contemplazione silenziosa” (confermiamo!).

Nelle ultime intense 36 ore di viaggio l’autrice del reportage, dopo aver contemplato nella quiete del metafisico cimitero San Cataldo, consiglia un test-drive all’autodromo, noleggiando magari una Lamborghini, per “trasformare le vostre fantasie automobilistiche in realtà”. A quel punto siete pronti per correre altrove dopotutto: siete a sole 90 miglia da Firenze.

centroSulla Rough invece il punto di riferimento è Bologna e quindi Modena viene descritta come “a soli trenta minuti da Bologna”. Viene poi specificato che “si è autoproclamata capitale spirituale dell’Emilia”. Poi parte il solito elenco: Ferrari, Maserati, Pavarotti, aceto balsamico – definito “a cult product in kitchens around the world” – e la cattedrale, il Duomo. Ma la cosa davvero bella di Modena, secondo la Rough, è “vagare nel suo labirintico centro storico, finendo la giornata con del buon cibo”.

Il cuoco televisivo Anthony Bourdain in una puntata del suo programma “No reservations” definisce l’Emilia un posto “spesso trascurato dai turisti rispetto alla Toscana o Venezia, oppure solo un posto dove fermarsi a prendere un prosciutto sulla strada per Roma”. Nell’episodio dedicato all’Emilia guida una Ferrari, assaggia l’aceto balsamico e si esalta per le specialità culinarie. Poi, probabilmente, è andato a Roma.

Insomma Modena vista dagli altri è soprattutto il posto dove vengono fabbricate delle macchine costose, dove si mangia una cucina tradizionale che, a quanto pare, soddisfa particolarmente il palato americano, e dove si produce l’aceto balsamico.

E in passato?

mappamodenaNella guida inglese “Handbook for travellers in Northern Italy” del 1869 c’è anche una parte dedicata a Modena. Diciamo che l’autore è sulla linea delle 36 ore del New York Times, anzi meno. Infatti scrive: “Poche ore, per molti viaggiatori quelle tra un treno e l’altro, saranno sufficienti a visitare le attrazioni più interessanti di Modena”. I treni erano pochi, quindi nell’attesa si poteva vedere tutta Modena, che all’epoca era più piccola di adesso, come si può osservare nella mappa “per viaggiatori” (all’epoca non esisteva il turismo) pubblicata nel libro.

L’autore consiglia poi di affittare una carrozza alla stazione dei treni per fare questo itinerario: Palazzo Ducale, Museo Lapidario, piazza d’Armi e Cittadella e poi tornare percorrendo la via Emilia. Grande entusiasmo per il Duomo, anche se “i dipinti sono mediocri”. Un altro paio di chiese ma poi arriva il treno, meglio dirigere la carrozza verso la stazione. Se si perde questo bisognerà aspettare il prossimo, e magari restare per altre ore a Modena.

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