Come e perché Wikipedia ha unito il mondo globale

Il 21 marzo Modena sarà almeno per un giorno il cuore pulsante di Wikipedia Italia. Alle 14 di sabato prossimo, presso i locali della Biblioteca Crocetta, si terrà infatti l’assemblea annuale di Wikimedia Italia, associazione che fa capo alla Wikimedia Foundation, titolare di Wikipedia ma anche – come forse sanno in pochi – di una serie di altri progetti collaborativi globali.  Come ad esempio Wikispecies il cui obiettivo sarà “coprire i regni di animali, piante, funghi, batteri, archaea, protisti e tutte le altre forme di vita che i nostri utenti inseriranno“. Compito di presiedere l’incontro di quanti tra i 391 soci membri dell’associazione saranno presenti, spetterà al modenese Andrea Zanni, presidente da poco più di un anno dell’associazione italiana e bibliotecario digitale al MediaLibraryOnline .

Al di là degli aspetti legati alla vita associativa di Wikimedia che verranno affrontati nell’assemblea di sabato, vale la pena approfondire un po’ la filosofia che sta dietro ad un progetto, Wikipedia, nato nel gennaio del 2001 e che in questi 15 anni non solo ha dato vita ad uno dei riferimenti culturali più importanti del mondo – l’enciclopedia stessa – ma ha cambiato il nostro modo di pensare e intendere l’idea stessa di “collaborazione” trasformandola in un fenomeno di massa realmente globale.

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Fondamentalmente Wikipedia si basa sulla cosiddetta “Peer Production”, che nella sua forma più pura non è altro che una modalità di produzione di servizi (e di beni) basata interamente su comunità paritarie e organizzate in maniera autonoma di individui che si aggregano volontariamente per raggiungere un risultato condiviso. Naturalmente questa “forma pura” di collaborazione è un po’ come il mondo delle idee di Platone. Qualcosa che se ne sta lì, nell’Iperauranio. E non sono mancate nella storia di Wikipedia polemiche anche aspre su una gestione verticistica e poco orizzontale dell’enciclopedia, nonchè più d’un caso di utilizzo indebito dello strumento.

Ma al di là di questi episodi, il successo dell’iniziativa è innegabile. Non solo perché Wikipedia è tra i siti più visitati al mondo, ma proprio perché la sua filosofia è diventata patrimonio universale, pur con tutti i limiti imposti innanzitutto dal nostro essere umani.  Resta il fatto che la peer production ha dimostrato di essere in grado di sfruttare l’inventiva, la competenza e l’intelligenza umane con un’efficacia e un’efficienza mai sperimentate prima.

Tant’è vero che il modello wikipediano si sta diffondendo anche a livello di iniziative non solamente non profit come quelle della Wikimedia Foundation, ma viene sperimentato anche come modello economico di successo a tutto tondo. Gli economisti Don Tapscott e Anthony Williams hanno pubblicato qualche anno fa un libro ancora oggi interessantissimo, “Wikinomics” (Edizioni Rizzoli-Etas) che esalta la collaborazione massiccia e diffusa, unita alle tecnologie open source, appunto come modello per fare business e impresa. Insomma, l’economia collaborativa funziona.

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Come ha spiegato in una  recente intervista Andrea Zanni, Wikipedia ribalta la filosofia individualista esplosa negli anni ’80 – quella che Roberto D’Agostino sintetizzava nel celebre tormentone sull’edonismo reaganiano – recuperando la dimensione comunitaria del nostro essere parte di una collettività. Una comunità che è di tutti, perfino in un mondo globale. “Se una cosa manca da Wikipedia è colpa tua, è questo il principio importante da far passare. Se hai un bene comune pensi non sia di nessuno. Non è così: se è di tutti vuol dire che è di tutti, quindi anche tuo. Se vedi una voce che non ti piace, che è sbagliata e lo capisci perché hai le competenze per giudicarlo ma comunque decidi di non migliorarla, la colpa è tua e non è di Wikipedia”.

I principi che stanno alla base di progetti di collaborazione di massa come Wikipedia possono essere sintetizzati in quattro punti fondamentali che corrispondo anche all’atteggiamento corretto dell’individuo che si fa comunità.

  • L’apertura. Termine carico di connotazioni positive quali sincerità, coinvolgimento, trasparenza e flessibilità.
  • Il peering. Se ne è già accennato: è un modus operandi orizzontale, opposto a quello gerarchico che ha rappresentato nella storia dell’umanità il motore primario su cui sono state plasmate praticamente quasi tutte le istituzioni.
  • La condivisione. Mettere a disposizione della collettività saperi e risorse individuali, rinunciando almeno in parte all’interesse particolare in nome dell’interesse comune. Nella consapevolezza che l’innalzarsi del livello di benessere collettivo finisce poi per riversarsi su tutti, anche sul singolo individuo, il particolare.
  • L’azione globale. Se le imprese sono globali (da ben prima che fosse perfino inventato il termine “globalizzazione”) possono esserlo anche gli individui? L’idea è quella che una piattaforma collaborativa globale offra nuove possibilità anche ai singoli affinchè possano sfruttare sempre nuove e diverse opportunità lavorative, educative, imprenditoriali, sociali.

Messi così, sembrano quasi i comandamenti di un mondo perfetto, ben lontano dall’essere realizzato. Ma forse, senza che ce ne siamo accorti, una rivoluzione è già iniziata. E in qualche modo, sabato, passerà anche per Modena.

2 risposte a “Come e perché Wikipedia ha unito il mondo globale”

  1. Splendido articolo, ben documentato e interessante. Un piccolo appunto, perchè è uno sbaglio comune ma ci terrei a correggerlo: sabato c’è l’assemblea di Wikimedia Italia, associazione no profit che promuove la cultura libera e i progetti Wikimedia. Wikimedia Italia è sì il capitolo ufficiale italiano della Wikimedia Foundation, ma *non* gestisce Wikipedia nè gli altri progetti. Non ne ha responsabilità, quindi: è semplicemente una divulgatrice e promotrice. Scusate la pignoleria, ma è una distinzione importante 🙂

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