Come e perché diventare uno storyteller

Come e perché diventare uno storyteller

Il moderno menestrello si chiama storyteller. Solo che, tramontanta la stagione dei blog, non si fa più blogging, ma Visual Storytelling o Storytelling Photography. La parola viene abbandonata, l’immagine diventa la protagonista. A volte quella della storyteller, oltre che una passione, può diventare una professione. E anche a Modena fioccano i corsi (a pagamento) per impararla. Ma servono davvero?

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Definizione di Storytelling

Hanno iniziato gli uomini primitivi, disegnando sulle pareti delle caverne che abitavano il racconto di quello che avevano vissuto mentre erano a caccia. Triglifi e metope hanno scandito storie sui fregi greci e romani per qualche secolo. Nei monasteri e nelle chiese medioevali la storia del santo di turno si srotola lungo tutto il perimetro del chiostro: ogni riquadro corrisponde al fotogramma di un determinato momento saliente della vita del santo protettore a cui la chiesa è dedicata. L’utilizzo della narrazione in immagini, per costruire una storia, insomma è nata insieme all’uomo, e sopravvive fino ai giorni nostri, godendo anche di ottima salute. Con l’avvento di Internet e dei social network, si è infine vestita di una nuova semantica, e lo chiamiamo Storytelling.

Questo tipo di narrazione per parole ed immagini è stata adottata dalle aziende, e le più capaci hanno soppiantato la banale pubblicità e trasformato il loro messaggio in una storia in cui il “to be continued” è lo spot successivo, in cui diventa riconoscibile non il prodotto o i protagonista, ma la filosofia del prodotto e la sua unicità. Una storia ben costruita, coerente e ben raccontata diventa un elemento che fa distinguere il brand sul mercato. C’è un acronimo per spiegare in 6 punti come dovrebbe essere un storia di successo: SUCCES, ovvero Simple, Unexpected, Concrete, Credibility, Emotion e… Stories.
Pensiamo a Giovanni Rana, il primo patron di un’azienda ad aver deciso di identificare la sua azienda con se stesso. O al Mulino Bianco, divenuto il simbolo della famiglia felice, dove oggi scopriamo vive un mugnaio felice, che sforna felicemente le brioches e i biscotti che arrivano sulla nostra tavola.

Fonte immagine: Green Book
Fonte immagine: Green Book

Gli storyteller

Banalmente, dietro ogni storia di successo c’è qualcuno che le racconta. Il moderno menestrello si chiama storyteller. Mi piace la definizione che ne ha dato Luca Borghi: “La capacità dello storyteller è quella di comunicare attraverso le immagini per attivare emozioni. Ogni storia che vogliamo raccontare può quindi prendere vita da una semplice immagine. L’immagine contiene una forza evocativa che può innescare la giusta leva emotiva per emozionare e coinvolgere”

In pratica fino a qualche anno fa per raggiungere la notorietà attraverso il web bisognava avere un’idea, saperla sviluppare, aprire un blog e riempirlo di post scritti. Saper scrivere per un blog di successo non è[ra] un mero esercizio grammaticale. Saper emozionare e affascinare attraverso la parola scritta è una abilità che avvicina il blogger al romanziere. Post dopo post, parola dopo parola, il blogger inventa il suo mondo, mostra la sua cifra stilistica, emoziona il lettore, lo rende partecipe, e il lettore immedesimato sarà quello che lascia il commento, che torna sul blog e condivide le parole del blogger.

La morte dei blog si canta in rete già da qualche anno, e in effetti posso affermare, senza paura di smentita, che la nuova frontiera del web sono Instagram, Vine e Pinterest. Non si fa più blogging, ma Visual Storytelling o Storytelling Photography. La parola viene abbandonata, l’immagine diventa la protagonista, e non è necessario nemmeno il commento. A volte a corredo di una fotografia basta un “awesome” o “beautiful” ed è pronta a raccogliere il consenso di un pubblico sempre più vorace, ma anche più veloce. Li definirei i fast-view del web.

Stefania Fregni di My Modena Diary
Stefania Fregni di My Modena Diary

Dal 2009 al 2013 sono stata local-blogger per il portale Virgilio. Tre volte a settimana scrivevo un post di almeno 300 battute, corredato da almeno una foto, meglio se realizzata da me, in cui raccontavo della città di Modena. Ne raccontavo le tradizioni e gli appuntamenti culturali. Quello che scrivevo nei post oggi in My Modena Diary di Stefania Fregni lo ritroviamo in immagini. Molte foto, poche parole, spesso solo la didascalia, e la storia la deve scrivere chi guarda, immaginandola attraverso il punto di vista scelto per l’inquadratura.

Come scrive lei stessa nel post di lancio del progetto: “L’obiettivo è parlare della mia città raccontando una storia, il più possibile condivisa, attraverso uno stile di vita, delle esperienze, dei punti di vista, delle immagini (soprattutto immagini :) ) ed emozioni. Voglio farvi vedere Modena attraverso i miei occhi e mi piacerebbe tanto farvi venire la voglia di venirmi a trovare!” Ma gli occhi non sono i suoi, ma sono del fotografo che la segue e le consiglia inquadrature e scorci. Tenete a mente questa informazione, perché ne tornerò a parlare.

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Come si diventa storyteller

Pur essendo una tendenza dettata probabilmente dai tempi ristretti e veloci in cui fruiamo dell’informazione in generale. Pur avendo a disposizione smartphone e tablet. Anche se le app che aiutano a fare storytelling sono per la maggior parte gratuite, c’è chi per imparare a fare storytelling si iscrive a dei corsi.

Anche la nostra zona offre delle opportunità a chi vuole saperne di più di questa nuova frontiera del web. A Carpi la giornalista e blogger Francesca Succi, titolare dell’agenzia Studio di Comunicazione organizza e gestisce i corsi facendo tutto da sola, promuovendo la filiera corta nella comunicazione. La società Inside Training di Reggio Emilia invece utilizza diverse professionalità, organizza corsi on-line oppure in aula, e si muove sull’intero territorio italiano. Ho conosciuto anche delle freelance che non si occupano esclusivamente di formazione, ma utilizzano le competenze acquisite nel tempo e sul campo, per trasferire più che le loro competenze, la loro esperienza. Anna Le Rose, web writer, blogger e autrice, bolognese d’adozione, terrà un corso di Food photography e Storytelling gastronomico creativo, in collaborazione con Valentina Scannapieco, Food and Travel Writer. Scopo del corso imparare la composizione artistica del cibo, come fotografarlo e come raccontarlo. Quello che Silvia Canini e Marco Fortini hanno insegnato ai workshop gratuiti SelfieDOP organizzati da APT Servizi – Turismo Emilia Romagna al Food and Pastry, la fiera dedicata al Creative Food, Cake Design presente a Bologna dal 20 al 22 novembre 2015.

In realtà il prezzo di questi corsi varia dai 100 ai 500 euro. La partecipazione è aperta a tutti, ma si iscrivono solo persone che a vario titolo lavorano nel web o nella comunicazione. Frequentato il corso e ottenuto l’attestato di frequenza, cosa esattamente ne facciano i partecipanti delle nozioni apprese non è un dato interessante ai fini dell’organizzazione del prossimo corso.

Fonte immagine: Thedigitaladv
Fonte immagine: Thedigitaladv

Senza svilire l’importanza della formazione, dopo qualche chiacchierata e qualche ricerca, sono arrivata alla conclusione che la faccenda dello storytelling mette in campo troppe competenze, difficili da replicare da una persona sola.

1. competenze web per avere un sito accattivante e che funzioni bene [voi sapete cos’è un “tema responsive”?].
2. una bella storia da raccontare. O almeno tanta fantasia per inventarne una.
3. una buona attrezzatura fotografica. O almeno un buon occhio. Possedere e conoscere tutte le funzioni dell’ultima Nikon messa in commercio non significa saper realizzare fotografie “emozionali”.
4. tanto tempo. Tempo per progettare, realizzare e per attendere che il lavoro produca i suoi frutti in termini di ritorno in visibilità [per uno storyteller puro], in vendite o in commissioni per la realizzazione di altri “visual storytelling”.
5. soldi da investire in partecipazioni a seminari e corsi dove prima di tutto si impara a stringere rapporti con le persone che contano.
Soprattutto credo che nessun corso riuscirà mai ad insegnare come diventare dei bravi storyteller. La capacità di saper raccontare storie, di coinvolgere, di emozionare non sono tecniche, sono capacità innate che si possiedono o non possiedono.

Come conoscere bene la grammatica italiana non farà di voi il prossimo Fabio Volo [o inserite il vostro scrittore preferito], così frequentare corsi sullo storytelling non vi trasformerà nel prossimo Mariano di Vaio, autore di MDV Style.

Fonte immagine di copertina: Academycz.

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Marlene, all'anagrafe Marcella Acierno, laureata in Scienze della Comunicazione, ha un lavoro vero di cui non parla mai, preferendo essere definita Blogger e Web Writer. Ha collaborato con il portale Virgilio.it come local blogger, e con vari magazine on-line. Tutto quello che scrive finisce sempre sul suo blog personale.

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