Che cos’è l’EMDR?

Che cos’è l’EMDR?

E' una tecnica psicoterapeutica che serve a far rielaborare eventi più o meno traumatici, ma anche altre dinamiche negative. In Italia, a praticarla sono più di 4.500 professionisti. A Modena sono 116 i professionisti abilitati ad occuparsi di EMDR. Abbiamo sentito qualcuno di loro e raccolto le testimonianze di alcuni pazienti.

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Ognuno di noi nel corso della propria vita può essere protagonista di accadimenti, più o meno scioccanti. Possono succedere in maniera diretta o indiretta, può capitare che l’esperienza stressante non venga adeguatamente elaborata dal cervello. E’ possibile quindi che l’avvenimento in questione resti “intrappolato” nella mente e continui a provocare disturbi e sofferenza psicologica nell’individuo. Spesso il trauma che ne deriva, anche a distanza di anni, rimane un solco profondo dell’anima, che dimora nella memoria.

L’EMDR (Eyes Movement Desensitization and Reprocessing) traducibile con desensibilizzazione e ristrutturazione attraverso il movimento degli occhi, è una tecnica psicoterapeutica che serve a far rielaborare eventi più o meno traumatici, ma anche altre dinamiche negative. Questa tecnica è stata inventata e messa a punto dalla psicologa americana Francine Shapiro nel 1989, e da allora è stata applicata ad un numero sempre crescente di disturbi, dimostrando la sua validità anche in molteplici studi clinici, in quanto offre una nuova visione della patologia e modalità d’intervento. I sintomi dei pazienti come dolori cronici, attacchi di panico, depressione, disturbi del sonno, irritabilità, possono essere tradotti, infatti, quali ricordi conservati ed elaborati nel corpo, che generano a loro volta pensieri, emozioni ed interpretazioni che detengono la sofferenza psicologica.

La Shapiro provò quindi ad applicare questa tecnica anche su vittime di stupro, violenze, e reduci di guerra, confermando la validità delle proprie osservazioni. La seduta si svolge con questa modalità: la persona è invitata a ripensare l’evento traumatico, al fatto che l’angustia, e focalizzare l’attenzione su sensazioni fisiche, quale dolore allo stomaco, nodo in gola, tachicardia, dolore alle articolazioni… allo stesso tempo lo psicoterapeuta farà oscillare a destra e a sinistra due dita di una mano all’altezza degli occhi del paziente, chiedendo allo stesso di seguirle con lo sguardo. In questo modo vengono stimolati in contemporanea i due emisferi cerebrali, quello destro più emotivo, quello sinistro più cognitivo. Secondo la dottoressa, in condizioni normali e non traumatiche, il sistema di elaborazione del cervello organizza le informazioni creando collegamenti adeguati con esperienze passate, risolvendo i problemi, riducendo lo stress emotivo, utilizzando costruttivamente l’esperienza e contribuendo a generare nuovi apprendimenti ma in circostanze traumatiche, invece, tale elaborazione a volte non avviene come dovrebbe e l’informazione rimane racchiusa in una rete neurale conservando le emozioni, le convinzioni e le sensazioni fisiche esistenti al momento dell’esperienza originale. Un evento traumatico o uno stato di stress persistente durante una fase di sviluppo, può alterare questo naturale sistema di elaborazione delle informazioni.

Paola Fanti, psicologa e psicoterapeuta modenese, specialista in terapia cognitiva-comportamentale e terapeuta EMDR commenta a Note Modenesi: “oggi noi professionisti siamo più preparati ad accogliere e affrontare assieme ai nostri pazienti le esperienze traumatiche grazie alle ricerche sulla psicotraumatologia. Mi riferisco agli studi che hanno permesso di valutare l’impatto del trauma, soprattutto se in età precoce, sullo sviluppo del sistema nervoso, sulla neurofisiologia e la chimica del cervello. Attualmente si sta approfondendo come eventi altamente stressanti incidano sulla probabilità di sviluppare nell’arco della vita non solo un disturbo mentale, ma anche una malattia fisica.

Il trauma ha un effetto dirompente su tutta la personalità, e se non trattato, lascia nell’individuo un file nascosto fra le pieghe del nostro sistema nervoso pronto a riattivarsi ogni qualvolta inciampiamo in eventi di vita che condividono qualcosa con quell’esperienza (un odore, un frammento di ricordo, un’immagine, un volto, un rumore…) non a caso il Manuale diagnostico dei disturbi mentali (Dsm V, uscito nella sua quinta revisione nel 2014) ha dedicato una sezione autonoma al Disturbo post traumatico da stress dando molto più rilievo agli aspetti legati al sintomo. Oltre a ciò, ha inserito fra i fattori di rischio per la salute mentale il concetto di stress: essere esposti a una fonte di stress, quindi, aumenta la probabilità di sviluppare una patologia psicologica nel futuro. Mi sembra utile chiarire che il trauma è dato da esperienze di vita sfavorevoli come l’abuso, ma anche da traumi quotidiani quali periodi di stress, separazioni, problemi sul lavoro, malattia etc.

Al giorno d’oggi, rispetto al passato, abbiamo come terapeuti stru­menti più efficaci per aiutare ad affrontare il trauma e le sue conseguenze; EMDR ad esempio è un metodo psicoterapeutico recentissimo che utilizza la stimolazione bilaterale ritmica (destra/sinistra) per il trattamento del disagio psicologico legato ad eventi di vita traumatici, questa metodologia si è dimostrata molto efficace nel trattamento di numerosi disturbi psicologici in quanto offre una nuova visione della patologia e una nuova modalità di intervento”.

La dottoressa Fanti continua “grazie alla sua estrema versatilità l’EMDR trova applicazione anche nel trattamento del dolore cronico potendo infatti intervenire a livello delle cause remote (eventi stressanti, traumatici), dei fattori che mantengono il dolore e delle conseguenze sulla vita del paziente, ed è stato a lungo uno dei problemi medici meno conosciuti e meno affrontati durante il ventesimo secolo. Per quanto riguarda la mia personale esperienza clinica sul territorio modenese, la presa in carico più efficace per il dolore cronico è quella multidisciplinare, la maggior parte dei pazienti, infatti, mi viene inviata dal reumatologo, dall’urologo, dal medico ginecologo o dall’ostetrica che ha già riscontrato un origine psicogena del dolore, questo permette di lavorare su più fronti per arrivare a restituire alla persona una qualità di vita soddisfacente. Di solito i pazienti arrivano nel nostro studio “stremati” dopo anni di esami e visite specialistiche, spesso arrabbiati o frustrati per non aver ancora ricevuto una diagnosi o un trattamento che li aiutasse a vivere meglio e comprensibilmente poco disposti ad accettare la natura psicologica del dolore o addirittura a pensare che esistano forme di dolore che non hanno un riscontro organico ma che sono l’esito di traumi psicologici . Per questo il lavoro di equipe è fondamentale, sul piano psicoterapico, inoltre, noi stiamo ottenendo buoni risultati con l’EMDR che possiamo usare sia sul dolore (non infiammatorio), sui traumi che lo hanno generato o sulle sue conseguenze”.

In Italia sono stati formati nella metodica EMDR più di 4.500 psicoterapeuti appartenenti al servizio pubblico, associazioni senza scopo di lucro, associazioni che lavorano con abusi, maltrattamenti, lutti traumatici, torturati ecc., inoltre psicoterapeuti che lavorano in ambito privato. L’applicazione dell’EMDR viene fatta solo esclusivamente da psicoterapeuti abilitati all’esercizio della pratica clinica, quindi professionisti riconosciuti in ambito sanitario dal punto di vista legale e professionale. In città e provincia chi è abilitato ad occuparsi di EMDR è l’Azienda Sanitaria di Modena, e 116 psicoterapeuti riconosciuti da EMDR Italia.

Photo credit: stress via photopin (license)
Photo credit: stress via photopin (license)

Susanna (nome di fantasia), modenese, racconta il suo percorso di avvicinamento a questa tecnica. “La mia esperienza con l’EMDR è stata radicale. Mi sono approcciata alla terapia, come a molte cose, con curiosità guastata da una punta di scetticismo, e soprattutto dalla paura di soffrire, di andare a toccare i miei nervi scoperti. Certe parti della mia vita era meglio cercare di seppellirle, dimenticarle, non certo andare a scavarvi intorno. Ma la terapia ha creato una linea di confine tra il prima e il dopo. Dopo, niente più paura e scetticismo. Niente più momenti orribili da dimenticare. Niente pensieri oscuri che emergono nel dormiveglia e non lasciano dormire. Niente di cui vergognarmi, o dolermi, nel ripensare alla mia vita.

La terapia è stata dolce, molto meno faticosa e dolorosa rispetto alle mie pessimistiche previsioni. È stata, soprattutto, liberatoria. Quanti pianti! Ma come mi veniva puntualmente detto con un sorriso: “Piangi, butta fuori. È l’ultima volta che piangi per questo!” Era vero. Ci sono riuscita, un po’ alla volta, sotto la sua guida. Quelle che pesavano fossero le difficoltà quotidiane, il lavoro, lo stress. I miei problemi di salute. Certi vecchi ricordi. L’ansia si presentava quotidianamente per molte ragioni, e mi sembrava di riuscire a controllarla (chi non ne soffre?). Ma in certi periodi mi impediva di dormire, di pensare lucidamente, di godermi quello che mi piace. Mi toglieva ogni energia, ogni voglia di fare. Dovevo fare qualcosa. Le tensioni alle spalle, al collo, i mal di schiena e di stomaco che le medicine non facevano passare e che tante terapie non avevano saputo risolvere. Chi lo sapeva, che quella tensione nasceva dalla mia ansia? Che i miei muscoli erano contratti dalla paura di questo e di quello, dall’ansia per qualcosa che temevo si realizzasse, dallo stress accumulato e mai rilasciato per anni?

Ho cominciato la terapia, quindi. E ho scoperto che quello che mi pesava non erano certi eventi della mia vita, e certi vecchi ricordi. Erano i pensieri che questi ricordi lontani di anni ancora mi suscitavano, e le convinzioni su me stessa che avevano generato. Si erano formate come granelli di calcare, e negli anni, e in seguito ad altre esperienze (comprese quelle recenti) erano cresciute, si erano rafforzate senza che lo sapessi. “Questa cosa non sono proprio in grado di gestirla”, “non valgo nulla”, “prima o poi perderò il controllo”, “questo non me lo merito”, “ho sbagliato tutto”, “sono davvero sfortunata”. Quanti bei sassolini e macigni ci portiamo nel bagaglio della nostra esperienza, come fossero verità assolute, giudizi insindacabili!

Individuati questi macigni, con l’EMDR abbiamo cominciato a prenderli in mano ed esaminarli, uno per uno. Ho scoperto che erano associati appunto a dei ricordi, o meglio a delle immagini mentali: parziali, distorte, lontane, magari nemmeno reali, ma con una forte carica emotiva. Erano immagini angoscianti, o dense di una rabbia che ancora mi scuoteva, altre volte umilianti. Evocarle era sempre doloroso, ma era questione di poco: il processo iniziava e con esso il sollievo. La dottoressa iniziava la stimolazione visiva. Pochi secondi dopo, pausa, e mi invitava a parlare di quello che vedevo, o sentivo. Altra breve stimolazione, e così via. E intanto succedeva: rapidamente, le immagini si modificavano. Emergevano altri dettagli, mi ricordavo meglio com’era andata, spesso scoprivo che il mio ricordo era fallace. Mi ritrovavo a guardare quell’evento che tanto mi aveva scosso da una prospettiva differente. Le emozioni a volte cambiavano del tutto, dalla vergogna alla tristezza, dalla tristezza alla rabbia. Ma ad un certo punto cominciavano a placarsi, mentre il fatto in sé cambiava di significato. La tensione corporea diminuiva, cominciavo a rilassarmi. Tutto questo senza nessun intervento della dottoressa, senza nessuna nuova informazione che non venisse da me stessa, che in questo processo ero guidata da una presenza discreta. Spesso arrivavo a osservare la scena come se non fossi io quella ragazzina, come una semplice spettatrice.

Photo credit: the beginning - 1/50 via photopin (license)
Photo credit: the beginning – 1/50 via photopin (license)

Non perdevo il senso della realtà, non si tratta di una specie di ipnosi: ero ben cosciente, molto concentrata, ricettiva. Ma quell’immagine non aveva più lo stesso significato, per me. Quel ricordo non era più lo stesso, e soprattutto aveva smesso di fare male. Quel brutto momento era superato, apparteneva al passato. Era chiuso. E alla fine invece di rafforzarsi perdeva consistenza: la mia memoria finalmente lo aveva messo da parte, perché non era più così importante. Tutta la valenza di queste immagini, le convinzioni su me stessa ad esse legate, si sono indebolite e dissolte, seduta dopo seduta. Questa tecnica è all’apparenza un procedimento così semplice, e ha un effetto così profondo e immediato, che ha qualcosa di magico. Non è che non mi capiti più di stare male per qualcosa, di agitarmi o di perdere le staffe, ma non precipito più in certi abissi. Se qualcosa mi preoccupa, è una circostanza reale e circoscritta, e ho scoperto di saper gestire le difficoltà con le mie forze, di avere delle risorse inaspettate. Ho capito che non ha più senso cercare di prevedere come andrà qualcosa che mi spaventa, non me lo figuro più per ore pensando al peggio e a come posso preparami. Liberata dal peso delle preoccupazioni eccessive, posso concentrarmi davvero sul presente, affrontando con la mia ritrovata sicurezza ogni sfida che si presenta; essere grata per tutto ciò che ho; ricercare e godendomi finalmente, ogni giorno, quello che mi rende felice”.

Un importante pubblicazione riguardo la terapia EMDR è “Traumi psicologici, ferite dell’anima” di Isabel Fernandez, Giada Maslovaric, Miten Veniero Galvagni (Liguori Editore), il libro descrive in maniera esaustiva attraverso un linguaggio chiaro e diretto, come alcuni eventi scioccanti della vita di una persona, possano aver contribuito a costruire i suoi atteggiamenti, reazioni ed emozioni nel corso del tempo. Molto curioso il capitolo relativo al trauma nell’arte pittorica, analizzando la vita dei più importanti pittori del passato, i quali hanno trasmesso il loro disagio, in diversi modi, attraverso le loro straordinarie opere: da Frida Khalo a Pablo Picasso, a Vincent van Gogh a Edvard Munch.

Per quanto concerne il dolore cronico invece, bisogna ricordare che ogni paziente ha la sua storia clinica e non tutti dovranno praticare la terapia EMDR, sarà quindi giudizio degli specialisti suggerire la terapia più indicata in base alla tipologia di problema.

Francesca (nome di fantasia) studentessa della provincia di Modena, ci confida la sua storia riguardo il dolore cronico: io soffro di vulvodinia o sindrome vulvo vestibolare, una patologia dolorosa e cronica, provocata da un’infiammazione delle terminazioni nervose della vulva, che va ad incidere profondamente sulla qualità della vita di chi, come me, ne soffre. Solo per riuscire a dare un nome a quello che alla fine mi hanno diagnosticato, mi sono rivolta a tantissimi specialisti, nessuno riusciva a capire cosa avessi. Mi sembrava di vivere in un incubo poiché avevo dolore da quando mi alzavo la mattina sino a quando andavo a dormire. Non avevo più una vita sociale, non parliamo poi di quella sessuale, io ed il mio ragazzo non abbiamo avuto rapporti per più di quattro anni. Sedersi, camminare, sollevare pesi era un reale problema. Tutti i medici, sostenevano che questo mio tormento sarebbe passato, ma oggettivamente non era così. Poi per caso, ho seguito il consiglio di un’amica e mi sono affidata a degli specialisti seri, ho cominciato a praticare la terapia EMDR, per il mio terribile dolore cronico. Pian piano, tra i trattamenti fisioterapici, alcuni farmaci ed EMDR, la mia patologia oggi è sotto controllo. Finalmente sto tornando ad avere una vita “normale”.

Da sx a dx, Fanti, Veronesi e Zucchi
Da sx a dx, Fanti, Veronesi e Zucchi

La dottoressa modenese Ester Veronesi, ostetrica e fisioterapista, sostiene: “purtroppo sempre di più la medicina odierna non da spazio all’ascolto del paziente e si tende ad utilizzare terapie non adeguate o insufficienti; il paziente, quindi, non migliora, a volte peggiora il suo stato, inizia così un lungo viaggio da un ambulatorio all’altro per mesi o addirittura per anni, spesso senza successo. Con trascorrere del tempo il dolore del paziente da acuto si cronicizza e il sintomo diventa la malattia stessa, qui si inizia a parlare di dolore cronico.  L’abilità del professionista sta nel cercare la causa della disfunzione. In generale sono presenti 3 cause: la disfunzione della funzione, la causa organica e la causa psicologica; spesso la linea che le separa è molto sottile ma in generale questi fattori tendono ad intersecarsi tra di loro. Nel paziente con dolore cronico, se la causa non è legata a componenti psicologiche quali traumi emozionali, questi diventano parte integrante della patologia, creando un loop di mantenimento. Il paziente non deve quindi essere preso semplicemente “in cura” ma necessariamente “in carico” a 360 gradi attraverso un approccio multidisciplinare che permetta di trattare il sintomo, che è stato il campanello di allarme del paziente, ma anche la causa che ha portato al dolore e, ancora più importanti, tutti i fattori di mantenimento che gravitano attorno alla patologia stessa.

Da non dimenticare la memoria che il dolore genera dopo anni di sofferenze e in questo caso il trattamento psicoterapico o l’utilizzo delle EMDR possono essere un valido aiuto. Voglio precisare però, che non tutte le persone che si rivolgono a noi, devono praticare la terapia EMDR o psicoterapia, è tutto molto soggettivo e varia da paziente a paziente. Ci sono persone che soffrono da 8 o 10 anni di dolore cronico di varia natura, o pazienti che purtroppo hanno subito abusi o violenze, in questi casi la terapia EMDR può aiutare a superare il trauma del dolore stesso o degli accadimenti traumatici vissuti, ad esempio, anni prima. Oppure arrivano da noi persone con dolore cronico che non hanno bisogno di psicoterapia poiché generate da cause organiche, che nulla hanno a che fare con traumi”.

Il dottor Fabrizio Zucchi, medico modenese esperto in nutrizione, continua riguardo il dolore cronico “il permanere in una condizione di sofferenza cronica determina almeno due ricadute nutrizionali comuni. La prima è collegata alla perdita della corretta igiene alimentare il paziente che ha sempre dolore tende a non alimentarsi, perde appetito ed interesse per questo fondamentale aspetto della vita (anche psicologico), e, nel contempo tende ad avere comportamenti compensatori e consolatori. La seconda è legata alle esigenze nutrizionali richieste da uno stato cronico di sofferenza, indipendentemente dalla causa che lo produce: infatti uno stato costante di dolore, impegna in modo continuativo il sistema nervoso, che lavora al di sopra dei livelli fisiologici proprio perché deve sopperire ad una situazione costantemente fuori norma.

Photo credit: The Unknowable Loss via photopin (license)
Photo credit: The Unknowable Loss via photopin (license)

Il paziente in stato di dolore cronico tende a mangiare meno quando in realtà dovrebbe mangiare maggiormente (specie pesce e carne) perché le richieste funzionali sono più elevate. Su questo sbilancio si inseriscono poi i comportamenti “consolatori e compensatori” che portano al consumo degli zuccheri e dei glucidi (e in generale dei cibi industriali tipo dolcetti, merendine e simili). Questa condotta potenzia ed amplifica il dolore cronico, infatti questa tipologia di alimenti ha in generale un alto indice glicemico, produce una violenta risposta di insulina con ipoglicemie reattive che hanno a loro volta effetti disfunzionali sul sistema nervoso molto sensibile alle oscillazioni della glicemia. Va poi considerato che il paziente con dolore cronico è spesso trattato con terapie farmacologiche pesanti e prolungate quindi l’effetto, unitamente alle condizioni ambientali cittadine, è quello di una intossicazione cellulare e la formazione di radicali liberi con stress ossidativo dannoso per le strutture dell’organismo.

Quindi, al netto dell’ effetto farmacologico delle terapie, va giocoforza messa in conto una finale intossicazione cellulare e stress ossidativo che peggiora ulteriormente la performance del sistema nervoso. Ricordo che una dose media di antiinfiammatoria porta qualche miliardo di molecole di farmaco ad ogni cellula dell’organismo. Ne deriva che, a prescindere dalle cause del dolore cronico, solo esaminando gli effetti di questa condizione, si comprende come il paziente che entra nel ‘tunnel’ del dolore cronico è spesso disallineato dalla condotta nutrizionale adeguata, sia perché le sue esigenze non sono fisiologiche, sia perché la sua condizione lo allontana dalla condotta corretta: mangia meno e peggio. Le patologie moderne che si stanno diffondendo sempre più sono riconducibili a disfunzioni del sistema nervoso periferico nel giovane/ adulto e del sistema nervoso centrale nell’anziano. Sempre più studi stanno evidenziando come tali patologie siano correlate con infiammazioni croniche e stress di tipo ossidativo. L’arma più potente nei confronti di queste condizioni è la corretta nutrizione”.

Nel caso invece di emergenze ambientali, non sempre le conseguenze riportate dalle vittime sono di natura fisica; spesso si osservano traumi psichici che possono influenzare il futuro ed il benessere psico-fisico dei soggetti colpiti anche a distanza di anni. Il trauma che un terremoto crea intacca qualcosa di profondo, legato all’identità delle persone, ad una quotidianità che non esiste più e l’incertezza del futuro. Le crepe negli edifici e nelle case, hanno purtroppo molte similitudini con le crepe avvenute all’interno delle persone. L’associazione E.M.D.R. è intervenuta ed ha operato in occasione del terremoto che ha colpito la nostra terra il 20 e 29 maggio 2012,  con il coinvolgimento di 100 psicoterapeuti intervenuti dal 2 giugno fino al 30 agosto, in quasi 2100 casi (Emdr Emilia, 2015). Dai dati raccolti e messi a disposizione dalla ASL di Modena, è emerso che i disagi psicologi più frequenti sono stati ansia e depressione.

Pietro (nome di fantasia), abitante della bassa modenese racconta la sua esperienza: “è stato devastante per tutti noi vivere l’esperienza del terremoto, sembrava fosse un incubo senza fine. All’inizio, cercavo di essere “forte”, di non lasciarmi sopraffare dalla paura che tutto potesse crollarci addosso, sembravo quasi stordito, distaccato da quello che ci stava capitando. Ho reagito, aiutando gli altri come volontario, ho soccorso i nostri vicini meno fortunati di noi, dandomi da fare. Dopo circa tre settimane dall’ultima grande scossa, ho cominciato a non dormire più tutte le notti, ero molto irrequieto, sentivo di avere un dolore forte tra la bocca dello stomaco ed il petto, scattavo ad ogni minimo rumore. Il medico mi ha visitato e consigliato di farmi seguire dall’associazione EMDR che stava operando nella nostra zona. Non volevo farmi psicanalizzare, non ne avevo bisogno, credevo di farcela da solo a tornare alla “normalità”.

Così però non è stato, ho cominciato ad avere forti emicranie e dolori alle articolazioni, nemmeno pensavo che invece potesse essere tutto collegato a come stavo reagendo io, a questa tragedia. Bastava guardarsi intorno, strade piene di polvere, calcinacci ovunque, case crollate, famiglie sfollate, e ti chiedi… perché è capitato a noi… ho capito che dovevo farmi aiutare. Ero bloccato, l’ansia stava prendendo il sopravvento. Ho fato delle sedute con uno psicoterapeuta EMDR, mi ha aiutato tantissimo. Non avrei mai creduto di riuscire ad elaborare quello che era accaduto e buttare fuori tutta la mia ansia e paura, attraverso questa tecnica. Voglio precisare che non è ipnosi, assolutamente. Io ero sveglio e vigile, con la stimolazione dei movimenti oculari da destra a sinistra ho rivissuto alcuni momenti legati direttamente alla mia esperienza traumatica. Dopo alcune fasi, i miei ricordi ansiosi legati al terremoto si sono affievoliti e poi spariti, ed anche i miei dolori alla testa, allo stomaco, al petto ed alle articolazioni. Ero davvero scettico all’inizio, ma oggi a distanza di qualche anno, posso ammettere che la terapia EMDR mi ha realmente fatto stare meglio. Io posso solo che consigliarla”.

Bisogna ricordare che in alcuni ambiti accademici e scientifici, è ancora presente una certa diffidenza nei confronti dell’EMDR. Questo trattamento però nel 2013 è stato riconosciuto dall’OMS come efficace per la cura dei disturbi traumatici. Molti pazienti trattati con EMDR, modenesi e non, hanno confermato che il ricordo della loro esperienza traumatica (anche a distanza di anni) non è più disturbante, poiché esso è migrato nella dimensione del ricordo, lasciando il presente per collocarsi finalmente, nel passato.

 

 

 

 

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Giornalista e scrittrice, mi occupo di comunicazione, organizzazione ed ufficio stampa. Ho scritto due libri sulla violenza di genere “I Labirinti del Male” e “Non succederà Mai più”, li trovate in libreria. Amo profondamente ogni forma d’arte, dalla pittura alla danza. Sono di indole curiosa, in continuo aggiornamento.

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