Che cos’è il TTIP, che impatto avrà sulle nostre vite?

Che cos’è il TTIP, che impatto avrà sulle nostre vite?

E' ancora in fase di negoziazione, ma qualora venisse firmato, il Trattato transatlantico di liberalizzazione di commercio e investimenti (Ttip) impatterà in maniera determinante sulle nostre vite cambiandone per sempre le abitudini. Le ragioni del sì e quelle del no a un accordo commerciale (e politico) tra Usa e Ue su cui l'opinione pubblica non è informata a sufficienza.

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Decisamente SI al Ttip. Porterà grandi benefici derivanti dalla semplificazione burocratica e dalle regolamentazioni, caleranno i dazi, aumenteranno le esportazioni e quindi avremo un incremento dei posti di lavoro. C’è grande richiesta di Made in Italy negli Stati Uniti, quindi grazie a questo concordato il sistema Italia ne gioverà.

Assolutamente NO al Ttip. I farmaci saranno meno affidabili, gli Stati saranno assoggettati ad un Diritto fatto su misura per le multinazionali. L’eliminazione delle barriere che frenano i flussi di merci renderà più facile per le imprese scegliere dove localizzare la produzione in funzione dei costi, in particolare di quelli sociali. Settori come l’acqua, l’elettricità, l’educazione e la salute saranno esposti alla libera concorrenza.

Regna l’incertezza a riguardo. Si vota questo Trattato, non si vota, si prende tempo per approfondire? Resta inevasa però la domanda più importante, che moltissimi italiani nemmeno si pongono, poiché non ne sanno praticamente nulla, “che cos’è il Ttip?”.

È il Transatlantic trade and investment partnership (Trattato transatlantico di liberalizzazione di commercio e investimenti, Ttip), ossia un documento, un accordo economico, che impatterà in maniera determinante cambiando per sempre le abitudini dei cittadini europei e statunitensi.

Questa inchiesta nasce per comprendere le ragioni di chi è a favore e chi, da mesi invece, porta avanti una battaglia contro tale libero scambio tra Usa e Ue. La prima riflessione nasce da un’autocritica rivolta proprio a noi giornalisti, perché non stiamo dando il giusto spazio e la dovuta visibilità ad un Trattato che, come si apprende dai suoi sostenitori, aiuterà le esportazioni facendo lievitare i 2 miliardi di euro di scambi giornalieri che avvengono oggi sino all’incredibile cifra di 120 miliardi! Oltre ad una sincera autocritica occorre specificare che i negoziati sono di fatto accessibili solo ai gruppi di tecnici che se ne occupano, al governo degli Stati Uniti ed alla Commissione europea. Proprio questa eccessiva riservatezza, oltre ad alimentare il fronte di chi si oppone al Trattato, è stata denunciata da molte organizzazioni sia negli Stati Uniti che nei paesi dell’Unione Europea. Il Ttip coinvolgerà i 50 stati degli USA e le 28 nazioni dell’Unione Europea, per un totale di circa 820 milioni di cittadini. La somma del PIL di Stati Uniti ed Unione Europea corrisponde a circa il 45 per cento del PIL mondiale (dati Fondo Monetario Internazionale aggiornati al 2013).

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E’ riduttivo definirlo un impatto epocale…allora perché se ne parla così poco? Un numero esiguo di persone sanno realmente cosa significa sottoscrivere ed aderire ad un Trattato così decisivo, che influirà radicalmente tutti quegli ambiti commercialmente e finanziariamente rilevanti. Sarà infatti interessato il settore alimentare (più volte sono state evidenziate le profonde differenze attuate nei controlli e nelle procedure tra America ed Europa), le modalità di risoluzione delle controversie tra investitori e Stati, il tema riguardo l’utilizzo dei pesticidi, il settore farmaceutico, il lavoro, l’ambiente, la salute. Il dibattito tra le forze politiche americane ed europee è apertissimo, ci sono posizioni molto differenti ed il confronto è in continua evoluzione.

Leggi anche: Tutto quello che avreste voluto sapere sul Ttip (da Graphic-News)

Secondo Mauro Solmi del Comitato STOP TTIP di Modena (a cui aderiscono l’Arci , il Comitato Modenese Acqua Pubblica, la FIOM, l’ FLC-CGIL, il GAS (Gruppo d’Acquisto Solidale), i Giuristi Democratici, Legambiente, il Movimento consumatori, la Rete Lilliput e altre associazioni e comitati), costituitosi nel settembre 2014 con l’obiettivo di informare i cittadini ed organizzare la mobilitazione contro il trattato transatlantico nel nostro territorio, è corretto opporsi al TTIP. Solmi dichiara “ci opponiamo perché lo consideriamo una grave minaccia per i diritti del lavoro, di cittadinanza, dell’ambiente e della salute conquistati dopo anni di dure lotte sociali e sindacali. Con il trattato, infatti, le decisioni che riguardano la vita di noi tutti non verrebbero più assunte da istituzioni democratiche che rispondono ai cittadini (governi, parlamenti, ecc.) ma da organi senza alcuna legittimazione democratica (tribunali arbitrali, consiglio per la cooperazione regolatoria, ecc.) ed ancora “come sostiene il premio Nobel J. Stiglitz lo scopo del TTIP “non è un miglioramento del sistema di regole e di scambi positivo per i cittadini ma quello di garantire campo libero a imprese protagoniste di attività nocive per l’ambiente e la salute umana”. E per assicurare alle multinazionali americane ed europee tale libertà d’azione il trattato prevede il cosiddetto Meccanismo per la Risoluzione delle Controversie (ISDS) che consente alle grandi imprese di citare in giudizio, davanti a tribunali arbitrali privati internazionali, gli stati e le autorità comunali e regionali nel caso si sentono danneggiate nelle aspettative di profitto da nuove leggi e normative. Un meccanismo, quello dell’ISDS, che rappresenta l’essenza stessa dell’accordo di libero scambio che si sta negoziando. Come Comitato STOP TTIP di Modena continueremo a informare e a mobilitare i cittadini per fermare il trattato. Abbiamo organizzato diverse assemblee pubbliche, l’ultima si è tenuta il 23 di ottobre con la partecipazione dell’avv. Fausto Gianelli dei Giuristi Democratici”.

Proteste contro il Trattato
Proteste contro il Trattato

A favore del trattato troviamo invece il Presidente Barack Obama che a fine giugno a seguito dei molti pareri contrari espressi proprio dai Democratici, ha chiesto al Senato di accogliere la sua richiesta affinché fosse intrapreso un percorso fast-track (corsia preferenziale) per i trattati commerciali TISA (Trade in Services Agreement) TTP (Trans-Pacific-Partnership) e TTIP (Tran­sa­tlan­tic Trade and Invest­ment Part­ner­ship). Nel dettaglio, la procedura fast-track conferisce a Obama il potere di stipulare i trattati e sottoporli poi al Congresso, che avrà a sua volta 90 giorni di tempo per approvarli o respingerli in blocco, senza però avere la possibilità di apportarvi modifiche. Decisamente una forzatura o come in tanti hanno commentato, “esautorazione del potere legislativo e di controllo delle Camere”. Risultato, a favore hanno votato solo 28 deputati (su 188) e 13 senatori (su 44) del partito del Presidente e come azione di sensibilizzazione, hanno inviato diverse lettere collettive per invitare Obama a fare un passo indietro. I Socialisti ed i Democratici in Parlamento Europeo si sono detti favorevoli anche se stanno emergendo con sempre maggior insistenza, richieste di modifiche sul Trattato. A favore si sono espresse le multinazionali, associazioni degli industriali, l’Aspen Institute ed il Center for Economic Policy Research di Londra, queste ultime due realtà sostengono che si potrebbe avere un aumento del volume degli scambi ed in particolare, delle esportazioni europee verso gli Stati Uniti (incremento stimato del 28 per cento, circa 187 miliardi di euro).

Altre proteste contro il Trattato
Altre proteste contro il Trattato

Molti studi hanno inoltre stimato che il PIL mondiale aumenterebbe (tra lo 0,5 e l’1 per cento pari a 119 miliardi di euro) ed aumenterebbe anche quello dei singoli stati (si stimano 545 euro l’anno in più per ogni famiglia in Europa). Inoltre la maggiore concorrenza, produrrebbe benefici generali sull’innovazione e il miglioramento tecnologico. Infine il Governo Renzi sta ampiamente sostenendo il Ttip ed ha affermato che nel caso non si riuscisse a sottoscriverlo, sarebbe un “gigantesco autogol”.

Il fronte degli scettici o decisamente contrari continua a crescere, ne fanno parte Greenpeace, Oxfam, l’organizzazione internazionale Attac, Slow Food, decine di associazioni di cittadini, la rete internazionale Stop Ttip e centinaia di parlamentari sia Europei che nel Parlamento italiano. Si stanno mobilitando facendo informazione e sollecitando un ripensamento sul Trattato il Movimento 5 Stelle, la Lega Nord, la Lista Tsipras, i Verdi, il Front National. L’economista docente di politica economica a Chieti Prof. Alberto Bagnai ha dichiarato che gli accordi di libero scambio sono da sempre a favore e nell’interesse di chi li propone, quindi in questo caso, degli USA: “La spinta nel proporre la sottoscrizione del Ttip nasce dal fatto che stanno perdendo lo status di paese leader a livello mondiale a beneficio dei paesi emergenti e stanno cercando di recuperarlo agganciandosi all’Europa per trasformarla in un mercato di sbocco. In questo gioco di aumento del commercio saremmo perdenti in termini netti, acquisteremmo più cose dagli USA di quante loro ne acquisteranno da noi. Temo che le piccole e medie imprese verranno penalizzate, metterle in competizione con le grandi multinazionali americane non credo che le aiuterà”.

Il Ttip come un cavallo di Troia?
Il Ttip come un cavallo di Troia?

Si è espresso a favore il vice ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda sostenendo che “darà vita ad un area di libero scambio che non contiene un solo BRICS ma tutti i paesi che condividono regole del gioco nell’apertura del mercato. Le trattative su questo partenariato sono andate a rilento in Europa per la scarsa convinzione europea, c’è un pezzo di Europa importante che vede in questo accordo una serie di pericoli a mio avviso ingiustificati. L’Italia è il paese che ne beneficerebbe di più perché oggi gli americani tengono tariffe molto alte su tutti i nostri settori di specializzazione, dal tessile all’oreficeria, dalle macchine all’agroindustria. Quindi un immediato beneficio sui dazi, sulle tariffe, sulle tasse che devono pagare le nostre aziende quando entrano. Altro aspetto vantaggioso sarà l’armonizzazione delle regole perché per le nostre piccole e medie imprese è molto difficile produrre con standard doppi ovvero quelli americani e quelli nostri. Non vedo alcun rischio che normalmente gli oppositori del Ttip fanno balenare davanti alla gente tipo gli ogm, i servizi pubblici, la cultura, etc. per una semplice ragione che non sono nella negoziazione, vengono usati come spauracchio”.

Ma nello specifico dunque il Trattato cosa prevede?

Interesserà quattro settori: merci, servizi, investimenti e appalti pubblici con questi effetti.

Eliminazione di tutti i dazi sugli scambi bilaterali di merci «con lo scopo comune di raggiungere una sostanziale eliminazione delle tariffe al momento dell’entrata in vigore dell’accordo».

Misure di antidumping per evitare la vendita di un prodotto sul mercato estero a un prezzo inferiore rispetto a quello di vendita dello stesso prodotto sul mercato di origine.

Liberalizzazione dei servizi, «coprendo sostanzialmente tutti i settori».

Liberalizzazione degli appalti pubblici ovvero aziende europee potranno partecipare a gare d’appalto statunitensi e viceversa.

In caso di controversie, sarà previsto l’arbitrato internazionale Stato-imprese (il cosiddetto ISDS, Investor-to-State Dispute Settlement), meccanismo che consente agli investitori di citare in giudizio i governi presso corti arbitrali internazionali.

Altro interessante obiettivo è «rimuovere gli inutili ostacoli agli scambi e agli investimenti compresi gli ostacoli non tariffari esistenti, mediante meccanismi efficaci ed efficienti, raggiungendo un livello ambizioso di compatibilità normativa in materia di beni e servizi, anche mediante il riconoscimento reciproco, l’armonizzazione e il miglioramento della cooperazione tra autorità di regolamentazione». Un esempio per comprendere di cosa si sta parlando, negli Stati Uniti come sappiamo è permesso somministrare ai bovini sostanze ormonali, nell’UE è assolutamente vietato, ne risulta che la carne agli ormoni non ha accesso a causa di una barriera non tariffaria al mercato europeo. Infine ultimo obiettivo saliente dell’accordo, migliorare la compatibilità normativa iniziando un percorso che faccia nascere regole globali.

In attesa di avere riscontri oggettivi per comprendere se il Ttip avrà prodotto più effetti positivi o negativi, è importante documentarsi. Il 10 di Ottobre 250.000 persone sono scese in piazza a Berlino, per protestare ed esprimere i propri timori sul fatto che il trattato abbasserà gli standard di qualità, sicurezza e tutela ambientale. L’informazione in questo momento ha un compito importantissimo, fare chiarezza e fornire elementi certi. La situazione è tutt’altro che definita, il 28 ottobre Norbert Lammert, presidente del Bundestag (il parlamento federale della Germania), ha ufficialmente espresso la propria intenzione di bocciare il trattato. L’esponente della CDU (partito della Merkel) ha dichiarato “Escludo categoricamente che il Bundestag ratifichi un contratto commerciale tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti non avendo mai partecipato ai negoziati e non avendo nemmeno potuto prendere in considerazione opzioni alternative”.

 

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Giornalista e scrittrice, mi occupo di comunicazione, organizzazione ed ufficio stampa. Ho scritto due libri sulla violenza di genere “I Labirinti del Male” e “Non succederà Mai più”, li trovate in libreria. Amo profondamente ogni forma d’arte, dalla pittura alla danza. Sono di indole curiosa, in continuo aggiornamento.

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