Charlie Hebdo e il clima delle piazze francesi

Tre mesi a Bordeaux. Non immaginavo che le ultime parole francesi che avrei imparato pochi giorni prima di ripartire sarebbero state fusillade, canarder e tuerie: sparatoria, impallinare, massacro. Non immaginavo nemmeno che avrei passato l’ultima domenica del mio soggiorno in mezzo a una manifestazione che ha fatto uscire di casa circa 140.000 persone in una città storicamente difficile da mobilitare.

Qualche giorno dopo il 7 gennaio, ho preso atto che quasi tutto il mondo è stato bombardato di parole, punti di vista, articoli, pensieri, frasi, dichiarazioni, riflessioni, vignette e quant’altro rispetto alla vicenda, a Charlie Hebdo, ai poliziotti coinvolti, agli ostaggi, alla satira, alla libertà d’espressione, a sono o non sono Charlie. Lo slogan geniale su fondo nero, tanto semplice quanto d’impatto, viene inventato da Joachim Roncin, direttore artistico e giornalista musicale del giornale “Stylist”, che lo posta su Twitter neanche un’ora dopo l’accaduto. “Je suis Charlie” diventa subito virale, travalica le frontiere, fa imparare a tutti il presente del verbo “essere” in francese e diventa una bandiera apolitica, apartitica e aconfessionale attorno cui non manca di ruotare il dibattito: siamo o non siamo Charlie? Se sì, perché? Se no, perché?

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Date le dinamiche dell’attentato a Charlie Hebdo e del sequestro a Porte de Vincennes, nonché la multi-culturalità delle vittime e delle persone coinvolte, mi sembra che nel giro di tre giorni sia stato messo sul tavolo un quantitativo enorme di problematiche, alcune spesso sottovalutate, date per scontate o semplicemente ignorate. Tra queste, la libertà di espressione, di stampa e di satira, il significato stesso della satira, la paura degli attentati terroristici, l’antisemitismo, l’intolleranza o la tolleranza religiosa, la paura del diverso, l’islam, il razzismo strisciante, la vita quotidiana nella società occidentale, l’integrazione o la mancata integrazione, il fenomeno dei foreign fighters.

E’ dura da digerire in un colpo solo. E’ una digestione da pitone che non riguarda solo i francesi e personalmente mi auguro proseguirà attraverso l’utilizzo di strumenti quali il cervello. Nel mentre, sarà per la forza del mondo interconnesso o per un’atavica necessità di ritrovarsi assieme, molte persone hanno sentito un bisogno e sono scese in strada, fino a culminare nelle manifestazioni oceaniche del fine settimana.

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Non ho ancora chiaro come queste strane giornate vengano vissute attualmente in Italia. Ma posso dire che a Bordeaux, tutto a un tratto, il giro in centro del sabato pomeriggio si fa assieme ai gendarmes in tenuta antiproiettile e mitra alla mano. Posso dire che qui la frase ricorrente è “Siamo solo all’inizio”, e non ci si riferisce solo al timore di altri attentati, ma proprio al fatto che tante cose sono rimesse in discussione e questo può portare ad un vasto ventaglio di esiti. Posso dire che è molto sentito il pericolo dell’ipocrisia di chi difende la satira solo quando è in linea con il proprio pensiero, solo quando ci scappa il morto, solo quando conviene, facendo diventare un simbolo una cosa che li prendeva in giro, i simboli.

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Posso dire anche che il Ministero dell’Educazione Nazionale ha inviato una lettera ai professori invitandoli “a rispondere favorevolmente ai bisogni o alle domande di espressione che potrebbero avere luogo in classe”: in alcune classi si è discusso, in alcune no e in altre gli alunni si sono opposti al minuto di silenzio.  Posso infine dire che nel 2017 in Francia si vota ed è lì che si tireranno le somme nel paese: ne trarrà giovamento il popolo di François Hollande che ha guidato la marcia pacifica più colossale della storia francese radunando attorno a sé le teste di una cinquantina di paesi, oppure quello di Marine Le Pen che alle scorse europee ha sbaragliato gli avversari con il 24% e adesso (ri)parla di pena di morte?

Venerdì, quando saluterò Bordeaux in un aeroporto presumibilmente ancora super-pattugliato, non riuscirò a non portare con me queste riflessioni.

Una risposta a “Charlie Hebdo e il clima delle piazze francesi”

  1. Il miglior articolo letto fino ad ora. Grazie.
    Non ne ho letti tanti, ho un po’ il ribrezzo per le “riflessioni politiche” ultimamente, quando poi si parla di gente ammazzata e di “cosa vuol dire questo per l’occidente” sento impellente il bisogno di corrrere alla toilette più vicina.

    Il cervello è uno strumento demodè, almeno nell’accezione in cui è sinonimo di ragione:
    Consta troppa fatica muoverne i lenti e pesanti ingranaggi. E non ci puoi pigiare sopra.

    Personalmente, mi spaventano molto le frasi come “Siamo SOLO all’inizio”. E’ proprio il costrutto di certe frasi che è mi inquieta. Un esercizio interessante è questo: togli quel “solo” e aspetta il tempo necessario perchè il cervello ricominci a funzionare; quello che viene fuori è una domanda: “all’inizio di cosa?”. Niente immagini. Ora rimettilo e…magia! ben venuto in Apocalypse now!

    Ti rinnovo i miei ringraziamenti per aver scritto, merce rara, un’articolo di “fatti” e non opinioni.

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