C’è posto, per loro, in albergo?

C’è posto, per loro, in albergo?

La Porta santa è facile da aprire. Più complicato è riuscire ad aprire la porta del cuore, la porta della misericordia. Per quella c’è bisogno della chiave dell’accoglienza, come ha ricordato più volte papa Francesco. A pochi giorni dall’apertura del Giubileo, ormai alla vigilia del Natale, si è soffermato su questo tema il vescovo di Modena-Nonantola, don Erio Castellucci, durante un breve incontro con dirigenti, dipendenti, collaboratori e amici del Palazzo Europa, martedì 22 dicembre. L’iniziativa, come ogni anno, è stata organizzata da Fondazione Sias, Confcooperative, Cisl e Centro culturale F.L. Ferrari.

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In questi giorni, preparando diverse meditazioni, in particolare quella ai giovani che incontrerò questa sera, mi ha risuonato più volte nelle orecchie una brevissima e tremenda frase del vangelo di Luca quando Maria e Giuseppe cercano un luogo dove Gesù possa nascere. Non lo trovano perché «non c’era posto per loro nell’albergo» (Lc 2,7).

Perché gli alberghi erano chiusi?
È una frase tremenda, di un’attualità impressionate. Due persone del popolo, oltretutto in una situazione di precarietà perché sono in viaggio per andare a farsi censire (viaggiare all’epoca non era certamente comodo come oggi) e soprattutto perché Maria è incinta, sta per partorire, quindi in una situazione di grande debolezza e c’è l’imminenza di un bisogno di aiuto. Non si sa a quanti alberghi e a quante case abbiano bussato, ma evidentemente se alla fine si sono arresi e sono dovuti entrare in una stalla («in una mangiatoia lo depose») vuol dire che gli alberghi non erano disponibili, che quelle porte erano chiuse. Perché erano chiuse?

Ci possono essere due motivi forse legati tra loro. Perché c’era troppa gente dentro, c’era chi aveva prenotato, mangiava e beveva e dunque non c’era posto per due viandanti poveri, per due persone del popolo. Oppure forse erano chiuse perché Maria e Giuseppe erano stranieri: Betlemme è in Giudea, al Sud, loro venivano dal Nord, da Nazareth e per l’epoca il Nord era chiamata la Bassa come diremmo oggi a Modena; e per andare a Gerusalemme e a Betlemme si doveva salire.

In più i giudei si ritenevano il cuore del popolo eletto, e tutti gli altri – galilei e samaritani – erano considerati persone di seconda categoria, erano stranieri. O forse per entrambi i motivi: gli alberghi erano pieni e non c’era posto per gli stranieri. «Non c’era posto per loro nell’albergo». Questa è una frase che credo possa perforare il nostro cuore, possa aprire la porta del cuore, perché si ripete ancora oggi troppe volte.

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Aprire il cuore
In un passaggio della Bolla di indizione del giubileo straordinario della misericordia (“Misericordiae vultus”), al cap. 15, papa Francesco scrive:
“In questo Anno Santo, potremo fare l’esperienza di aprire il cuore a quanti vivono nelle più disparate periferie esistenziali, che spesso il mondo moderno crea in maniera drammatica. Quante situazioni di precarietà e sofferenza sono presenti nel mondo di oggi! Quante ferite sono impresse nella carne di tanti che non hanno più voce perché il loro grido si è affievolito e spento a causa dell’indifferenza dei popoli ricchi. In questo Giubileo ancora di più la Chiesa sarà chiamata a curare queste ferite, a lenirle con l’olio della consolazione, fasciarle con la misericordia e curarle con la solidarietà e l’attenzione dovuta. Non cadiamo nell’indifferenza che umilia, nell’abitudinarietà che anestetizza l’animo e impedisce di scoprire la novità, nel cinismo che distrugge”.

Questo è un invito rivolto prima di tutto alla Chiesa; è molto facile dire agli altri che cosa devono fare ma bisogna cominciare a farlo!
Il vangelo ci giudica sempre. Chi di noi è cristiano e credente sa il vangelo è sempre più avanti e che non riusciremo mai ad essere completamente evangelici, però ci dobbiamo provare; questo provarci si chiama testimonianza. I non cristiani non pretendono che siamo perfetti, però ci chiedono di mirare verso il vangelo.

In questi giorni mi sono chiesto più volte, facendo risuonare l’espressione «non c’era posto per loro nell’albergo», come pastore, come responsabile di questa diocesi, come riuscire ad aprire di più la porta del mio cuore e forse anche la porta di alcune case e alcuni palazzi perché non si possa più dire «non c’era posto per loro nell’albergo».
Se si apre il cuore allora si aprono anche le case, se si aprono le porte del cuore allora si aprono anche le spranghe di cui spesso sono sigillati i nostri portoni. Se si chiude il cuore si chiude tutto.

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A bussare sono gli “scarti”
Penso non solo agli stranieri, agli immigrati, ai rifugiati. Penso anche alle persone deboli, ai tanti bambini che a volte sono un po’ confusi perché non trovano affetto, agli anziani, alle persone sole, a tutti quelli che di solito vengono lasciati da parte. Il papa li chiama “gli scarti”: se ci sono gli scarti è perché qualcuno scarta; forse quelli che stanno nell’albergo a mangiare e a bere non pensano tanto a quelli che sono fuori a bussare.

Credo che dobbiamo farci provocare da questo, senza pensare che sono discorsi intrisi di interessi politici o di interessi ideologici. Il papa, più volte accusato di essere ideologizzato, risponde sempre “a me sembra che questo sia il vangelo”! Lo dico anche io. Poi il vangelo è un po’ più avanti di dove arriviamo noi, ma a me sembra che questo sia il vangelo.
Se il Figlio di Dio non è nato in una reggia, ma neanche in una casa, in un luogo degno di uomini, perché non c’era posto per lui nell’albergo e ha dovuto nascere in un luogo frequentato dagli animali, allora vuol dire che il mondo spesso chiude le porte del cuore.

Vi ringrazio perché voi in tante maniere cercate di tenere aperte queste porte del cuore, per esempio con la cooperazione, con l’attenzione alle questioni sociali, con l’attenzione alle persone che si trovano nel bisogno, cercando di creare lavoro e dignità: questi sono i modi concreti per tenere aperte le porte del cuore, questo è il modo concreto per creare spazio anche per altri dentro l’albergo. Perché all’albergo del mondo non hanno diritto solo alcuni, quelli che nascono al Nord, quelli che sono fortunati perché hanno tutto; all’albergo del mondo hanno diritto tutti; magari qualcuno si accontenterebbe anche in un angolino ma non c’è neppure quello.

Allora continuiamo ad essere attenti soprattutto alle persone che in tanti modi bussano. Ci sono persone che bussano perché hanno bisogni materiali (che sono aumentati). Ma c’è anche chi bussa perché è povero affettivamente, perché non ha qualcuno che gli voglia bene, perché sta vivendo delle fratture interiori, dei drammi, delle separazioni, delle incomprensioni, perché è vittima di odio e di violenza. Poi vi sono anche tanti bisogni morali e spirituali.

L’importante è che teniamo aperte le porte del cuore, che pensiamo che a questo albergo in cui Gesù non trova posto, hanno diritto tutti gli uomini.

Nelle immagini, apertura della Porta santa del Duomo di Modena.

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