Carpi continua a sognare, ma un pezzo della sua favola se ne...

Carpi continua a sognare, ma un pezzo della sua favola se ne è andato

Sabato scorso il Carpi ha ottenuto la sua prima vittoria in serie A abbandonando l'ultimo posto in classifica. La favola - che è poi quella di una città intera - continua. Ma per farlo, sceglie di dare il benservito all'eroe che ha fatto la storia. Perché prima o poi anche le favole finiscono per fare i conti con la realtà.

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In città non ci potevano credere e continuavano a dire “non succede, ma se succede…”. Poi è successo. Il Carpi è volato in serie A, a calcare per la prima volta nella sua storia il palcoscenico più importante, tanto che in giro si gridava al miracolo. Un sogno bellissimo, una cavalcata impressionante iniziata nel 2010 dalla Seconda Divisione (la vecchia C2) e conclusasi nell’aprile scorso con la vittoria del campionato cadetto con quattro giornate di anticipo. Eroe dell’ultimo miglio – il passaggio dalla B alla A – di questa epica impresa, è il marchigiano Fabrizio Castori, allenatore di lungo corso con un passato in giro per tutta Italia tra serie minori e la B, senza mai conoscere, nemmeno lui, i fasti della categoria più importante. Fino ad incrociare nel suo girovagare per il Belpaese la Cenerentola Carpi che, nelle sue mani, si trasforma in una bellissima principessa. Quello doveva essere l’happy end, quel momento sospeso nel tempo che ci dice che la favola è finita ma tranquilli, dopo andrà tutto bene. La vita invece non concede mai troppo tempo per sognare. La magia di un’intera città innamorata della sua squadra e del suo novello Dorando Petri giunto al traguardo 100 anni dopo senza cedere a un passo dall’arrivo, dura giusto lo spazio di una lunga estate davvero calda. Le prime sei giornate nella nuova categoria sono un disastro. Carpi ultimo in classifica con appena due pareggi e quattro sconfitte. Per Castori arriva l’esonero. Si conclude così la parabola dell’eroe al quale si doveva tutto. La sua favola, e quella di un’intera città, finisce lì. L’eccezionalità torna alla normalità.

La scelta di sostituire il mister Fabrizio Castori con Giuseppe Sannino, altro allenatore d’esperienza ma con diversi passaggi in A, dal Palermo al Chievo, è stata presa con filosofia dai tifosi: la mattina dopo la notizia a pochi metri dalla stazione dei treni c’era uno striscione di quattro metri per uno con scritto “Castori immortale” a caratteri cubitali. La stessa scritta è stata avvistata in altri luoghi chiave di una città riconoscente nei confronti dell’uomo che ha scritto una delle sue pagine sportive più belle. Eppure, di fronte alla crudezza della nuova realtà, un segnale in un qualche modo bisognava lanciarlo. A esserne convinto è stato il presidente Claudio Caliumi che, davanti a una platea di giornalisti assetati di sangue, ha sussurrato con un filo di voce la più banale delle verità: “per restare in Serie A bisogna iniziare a far punti”. Poche parole che han fatto da pietra tombale a una favola che, come spesso accade, va ben oltre lo sport, per diventare simbolo della rinascita e del riscatto di un’intera comunità.

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Quello di cui Carpi e i carpigiani avevano assolutamente bisogno. Il direttore della Gazzetta di Modena, Enrico Grazioli, racconta che quando nel marzo 2012 arrivò a dirigere il giornale gli dissero di non preoccuparsi delle pagine su Carpi perché tanto non le leggeva nessuno. Qui sono interessati ai dati dell’export, mica alla lettura dei giornali. Nella terra del tessile, dove hanno fiorito aziende di carattere nazionale come Jucca, Blumarine, Manila Grace, Twin Set e Gaudì, una certa idea di isolazionismo sembra fare parte del dna collettivo. Il tessuto sociale si è costruito in questo modo, qui interessa solo quello che accede nei 300km quadri di territorio e anche con il resto della provincia il rapporto è sfumato e spesso sfocia nella competizione. Guai a dire che Sassuolo, in un certo qual modo, ha una storia simile di rivincita sportiva ed economica.

Se diamo uno sguardo alla storia di Carpi vediamo che il comune, che oggi conta più di 70.500 abitanti ed è quindi secondo per grandezza dopo il capoluogo, nel secondo dopoguerra esplode economicamente con la maglieria. Per decenni le cose vanno piuttosto bene finché piano piano non inizia una crisi economica che sfocia nella stagnazione, con conseguente forte riduzione dei posti di lavoro e delle vendite. Poi, come se non bastasse, arriva il terremoto del maggio 2012 e Carpi crolla letteralmente a pezzi. Tra difficoltà e duro lavoro – è il caso di dire che l’intera comunità si è tirata su le maniche per contribuire e colmare l’evidente latitanza governativa – il paese si riprende, il centro storico torna agibile, molti (non tutti) riescono a tornare nelle proprie case e anche l’economia sembra rifiorire, riportando Carpi nell’Olimpo del tessile. A questo punto manca solo una squadra di calcio, sport che da sempre appassiona la popolazione.

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Al Carpi calcio nel frattempo è arrivato Stefano Bonacini, che diventa amministratore delegato. Uno che non molla mai. Imprenditore che si è fatto da solo, ha lavorato nel tessile fino a inventare un marchio di successo, Gaudì. Nel giro di poco inizia la magia: non si rimugina sulla mancata promozione in serie B nel 2011/2012 e l’anno successivo non sbagliano il colpo, così nel 2013/2014 arriva il debutto nella serie cadetta dove ci trascorrono solo due anni. Nella primavera 2015 arriva la tanto sognata promozione in A, precisamente il 15 giugno, lo stesso giorno della beatificazione di Odoardo Focherini, carpigiano amatissimo dai suoi concittadini per il soccorso prestato a tanti ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale, prima di essere arrestato e trovare la morte in un campo di concentramento nazista. In città smettono tutti di dire “non succede, ma se succede…” e per la prima volta da anni quella che si respira per le strade e le piazze è vera euforia. Addirittura Arrigo Sacchi nella sua autobiografia pubblicata nel marzo scorso cita il Carpi come esempio di “calcio totale” per passione e appartenenza territoriale. Giusto per capirci, alla promozione in A il Carpi calcio ci arriva con ingaggi che vanno dai 30mila ai 150mila euro, niente nomi stellari né grandi capitali. Qualcosa che in precedenza si è visto solo col Chievo Verona che la sua favola la vive ormai da 15 anni. “Se uno se la fosse inventata, non l’avrebbe costruita così bene questa storia” spiega Beppe Boni, vice direttore de Il Resto del Carlino Bologna.

Adesso Carpi ha tutto: la ripresa economica, una squadra in Serie A, concerti nella cattedrale ancora distrutta con violinisti che indossano il caschetto protettivo, le luci della ribalta. Poi arriva l’esonero dell’allenatore che ha restituito orgoglio all’intera città portando la squadra di calcio fino alla vetta più importante d’Italia, sostituito con uno che alla prima intervista ha dichiarato “Castori ha fatto la storia, io penso solo alla classifica”. E, almeno alla sua première, ci riesce pure, battendo sabato scorso una squadra in gran spolvero come il Torino e regalando la prima vittoria della stagione al Carpi. Anche se è ancora troppo presto per dirlo, in città si torna a sognare la salvezza e forse la rabbia per l’esonero di Castori passerà presto. Perché così è la vita. Così è la normalità del presente che col suo incedere incessante tritura tutto quello che è stato, eroi compresi. Per quanto sia bella la favola che hanno saputo scrivere.

 

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Giornalista e video reporter, ha lavorato per tv e quotidiani. È tra i fondatori del progetto Converso.

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