Al gigante del tabacco piace l’Emilia

Al gigante del tabacco piace l’Emilia

Cosa spinge un'azienda come Philip Morris a investire centinaia di milioni di euro in un paese come il nostro dove, notoriamente, chi vuole fare impresa è afflitto da una burocrazia bizantina e da un costo del lavoro tra i più alti al mondo?

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L’appuntamento era di quelli che contano davvero. Per questo nell’ottobre dello scorso anno si erano scomodati il premier Renzi, ben tre ministri e un grande ex come Romano Prodi. Tutti a Crespellano, provincia di Bologna, per la posa della prima pietra di un nuovo stabilimento della multinazionale del tabacco Philip Morris (oggi Altria Group). Sul piatto, il gigante americano ha piazzato un investimento di oltre 500 milioni di euro per la realizzazione di un sito produttivo nel quale dovranno trovare impiego almeno 600 persone. Il nuovo impianto entrerà in funzione l’anno prossimo. A Crespellano si produrranno le Marlboro iQos, una delle alternative pensate dalla Philip Morris alla sigaretta tradizionale. Un tentativo per fermare l’emorragia che, almeno nei paesi occidentali, vede diminuire di anno in anno il numero dei fumatori. La iQos è una sigaretta elettronica che, invece di utilizzare un liquido più o meno arricchito di nicotina e aromatizzato con i più diversi sapori come nel caso dei normali vaporizzatori, anche detti e-cig, ripropone il tabacco – seppur non combusto ma semplicemente scaldato – come sostanza da inalare.

Marlboro IQos (Fonte immagine)
Marlboro IQos (Fonte immagine)

L’obiettivo è evidente, continuare ad utilizzare le piante del genere Nicotiniane minimizzandone gli effetti negativi ormai indiscutibilmente accertati. L’Organizzazione Mondiale della Sanità infatti, stima 6 milioni di decessi l’anno causati dal fumo (700 mila nella sola Europa). Un’apocalisse: le sigarette sono la causa del 20% delle morti nei Paesi sviluppati, oltre ad essere causa del 90-95% dei tumori polmonari, l’80-85% delle bronchiti croniche ed enfisema polmonare, il 20-25% degli malanni cardiovascolari. Ma tutti i danni “collaterali”, secondo Eugenio Sidoli, numero uno del gruppo in Italia, sarebbero «dovuti per il 90% alla combustione e a tutte le particelle pericolose che questa manda in giro per l’organismo e l’ambiente». Ecco allora la “nuova sigaretta”, iQos, che – nelle intenzioni del gigante americano – dovrebbe garantirle anche in futuro un livello di fatturato degno di quello attuale (stratosferico: 80 miliardi di dollari l’anno) a costi sociali e sanitari decisamente inferiori. Assunto tutto da dimostrare.

Photo credit: Incessant via photopin (license)
Photo credit: Incessant via photopin (license)

Quel che è certo, come riconosce la stessa Philip Morris (dopo averlo negato in passato), è che “tutti i prodotti a base di tabacco creano dipendenza”. Comprese, immaginiamo, le Marlboro iQos oggi prodotte a Zola Predosa e, a breve, a Crespellano. Perché, va detto chiaramente, il tabagismo non è un “vizio” o una “cattiva abitudine”. E’ una tossicodipendenza a tutti gli effetti classificata dall’OMS alla voce “disturbi fisici e comportamentali associati alle sostanze psicotrope”, sostanze che producono profonde alterazioni fisiche e psichiche oltre che gravi problemi di dipendenza. L’unica differenza è che sono legali e, tutto sommato, ancora socialmente accettate nonostante le restrizioni via via introdotte nel corso degli ultimi quindici/vent’anni.

Tutti questi aspetti, passano in secondo piano di fronte agli importanti investimenti italiani del gigante del tabacco. In Emilia e non solo. E’ di pochi giorni fa la firma dell’accordo con Philip Morris Italia che assicura l’acquisto da parte della multinazionale, fino al 2020, del tabacco prodotto da circa novecento aziende campane. Un “contratto modello”, secondo il presidente della Campania Vincenzo De Luca. Un entusiasmo analogo a quello dimostrato da Matteo Renzi al momento della posa della prima pietra a Crespellano: “Io ho molto apprezzato l’idea che una grande azienda mondiale investa sull’innovazione e non si limiti a mantenere la sua grande nicchia ma innovando. E’ un messaggio bello”. Dimenticando di ricordare che, anche qualora fosse dimostrato da ricercatori indipendenti che effettivamente le Marlboro iQos garantiscono una riduzione del danno del 90%, a provocare la dipendenza dalla sigaretta è la nicotina presente nel tabacco, interagendo “con un’ampia gamma di cammini neurochimici all’interno del cervello per produrre i suoi effetti di ricompensa e di dipendenza”.

Photo credit: Pandhof van de Dom, Utrecht via photopin (license)
Photo credit: Pandhof van de Dom, Utrecht via photopin (license)

Ma cosa spinge un’azienda come Philip Morris a investire così significativamente in Italia, paese notoriamente afflitto da una burocrazia bizantina e da un costo del lavoro tra i più alti al mondo, in una fase storica ormai ultra decennale in cui le aziende più che aprire sedi e stabilimenti in Italia, delocalizzano altrove? La spiegazione l’ha ribadita  qualche giorno fa sempre Sidoli nel corso di una tavola rotonda a Bruxelles, presente anche il presidente della Regione Stefano Bonaccini. «Qui il capitale umano e le infrastrutture sono molto sviluppate – ha spiegato il numero uno di PM Italia – il lavoro costa di più ma questo non è un problema per chi lavora su nuove frontiere, su ricerca e sviluppo, a prodotti con un valore aggiunto potenziale», e per questo la multinazionale ha creato vicino a Bologna «l’impianto più sofisticato che abbiamo al mondo, che è un fiore all’occhiello non solo per noi ma per la città». Fosse davvero solo una questione di “capitale umano e infrastrutture molto sviluppate”, il nostro paese dovrebbe essere il Bengodi (che non è) per ogni impresa che lavori su “nuove frontiere e prodotti con un valore aggiunto potenziale”.

consumo sigarette nel mondo

Ovviamente non si tratta solo di questo. L’Italia è un terreno più fertile di altri per svolgere l’attività di lobbying praticata dalle multinazionali del tabacco che, se oggi hanno in Asia (Cina in particolare) e nel sud d’Europa i principali consumatori di tabacco (qui la mappa), hanno tutto l’interesse a conservare una solida presenza nei paesi più sviluppati. Quelli, cioè, dove maggiore è la consapevolezza sui danni provocati dal tabagismo e, conseguentemente, dove più forti sono le politiche per la prevenzione e la lotta a questa forma di tossicodipendenza. In Italia, paese con un tasso di disoccupazione giovanile oltre il 40%, gli investimenti industriali e sociali in Emilia e Campania, così come i finanziamenti diretti all’attività politica, qualche guadagno per gli interessi delle industrie del tabacco pare lo producano. Per esempio, è del gennaio scorso l’aumento della tassazione sulle sigarette elettroniche, considerate un serio concorrente (ma senza l’impiego di tabacco) per le tradizionali bionde. Una misura che ha contribuito a tarpare le ali al mercato nostrano, in controtendenza col resto del mondo che vede invece il prodotto in crescita.

Contestualmente, alle Marlboro iQos che verranno prodotte a Crespellano è stata subito riconosciuta la minor nocività rispetto alle sigarette tradizionali in modo tale da permettere al prodotto di godere di una riduzione fiscale del 50% (in Italia la tassazione sui tabacchi incide per il 75.68%), proprio come le sigarette elettroniche. Decisione anche questa contestatissima dai produttori di queste ultime, come riporta la Reuters. Sebbene le e-cig non siano più considerate un prodotto innocuo – la conferma arriva da una recente ricerca realizzata anche in collaborazione con Unimore – non possono nemmeno essere accusate di provocare la quantità di danni alla salute delle classiche bionde. Aumentarne enormemente i costi – sostengono i produttori – significa sfavorirne il consumo a tutto vantaggio delle sigarette tradizionali.

sigarette australia

Sarebbe tuttavia miope ridurre le strategie attuate a livello globale dai giganti del tabacco – di cui gli impianti emiliani o gli accordi con gli agricoltori campani sono solo un piccolo tassello – a uno scontro con i nuovi arrivati, i produttori delle sigarette elettroniche. Fosse solo questo, non ci sarebbe nemmeno partita. La vera sfida è mantenere gli attuali, enormi, livelli di fatturato di fronte alle normative sempre più stringenti che, almeno nei paesi più sviluppati, spingono il consumatore a smettere o a non cominciare nemmeno a fumare.

E’ notizia di oggi il via libera in Francia ad azioni di contrasto al tabagismo come i pacchetti di sigarette neutri, tutti uguali e senza logo dei produttori, una tra le misure più avversate dagli stessi. Sempre in questi giorni, proprio Philip Morris ha subito una prima sconfitta nel tentativo di contrastare l’obbligo che l’Australia, primo paese al mondo, ha imposto ai produttori di inserire su ogni pacchetto di sigarette le immagini degli effetti del fumo sulla salute. Visioni orrende che, se non impediscono al fumatore accanito di accendersi l’ennesima sigaretta, almeno non lo incentivano. Come facevano invece le immagini country & western del “Marlboro Man“, la campagna pubblicitaria di enorme successo, fino agli anni ’70, che ha fatto letteralmente una strage degli attori che nel corso del tempo hanno interpretato il cowboy con la bionda sempre in bocca.

Qui da noi il Consiglio dei ministri, recependo una direttiva europea dell’anno scorso, ha approvato ad ottobre in via preliminare un decreto legislativo che contiene una serie di misure restrittive per la vendita di prodotti a base di nicotina. All’epoca, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin promise che il decreto legislativo sarebbe entrato «in vigore entro Natale». Natale è arrivato, ma per il momento del decreto si conserva traccia solo sulle pagine dei giornali. Restiamo in fiduciosa attesa. Anche perché l’Europa ci obbliga. Ad aver fiducia.

Copertina: remix da boring comfort via photopin (license).

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Giornalista e videomaker, ho realizzato diversi documentari, reportage e inchieste. Il mio blog personale: dalomb

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