25 aprile, Festa della Liberazione!

25 aprile, Festa della Liberazione!

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Paradossale, però, festeggiare questa festa nel bel mezzo della grande invasione alla quale è sottoposto il nostro sacro patrio suolo. Un’invasione costante e crescente, di un esercito Brancaleone di uomini, donne e bambini; un esercito dotato di una temibile Marina, composta di flotte di imbarcazioni disarmate e barcollanti; una Marina alla quale la nostra non riesce ad opporsi, seppur dotata di cannoni, mitraglie ed elicotteri. Una Marina Brancaleone che non spara né siluri né obici, ma persone, cariche di disperazione, paura e stanchezza. Persone che non distruggono case, ma minano certezze; soldatini e soldatesse che non sparano, ma colpiscono gli occhi, occupano le menti di ragionamenti cervellotici e impegnano le braccia con sacchi di riso e coperte.

Paradossale festeggiare questa Liberazione di 70 anni fa con quegli alleati che oggi voltano le spalle; quegli stessi alleati che invasero le nostre terre per liberarle da altri occupanti, che mandarono i loro padri di famiglia e le loro giovani speranze, ma che oggi si chiudono per paura che siano anche le loro case ad essere ancora occupate. I nostri alleati oggi ci dicono che le frontiere non sono loro, ma solo nostre, che il suolo di attracco è italiano, quindi italiano è il problema. Ma come?? Non è in caso di invasione che l’Alleanza si stringe e difende i varchi? Ma la frontiera del sud non è il confine meridionale di tutta l’alleanza? O, davvero, è solo quello di una parte di essa?

Paradossale questa Festa della Liberazione. Paradossale e molto triste.

Se lo spirito partigiano fosse rimasto, oggi avremmo il coraggio di dire ai nostri alleati: “questa festa non la celebro con te, mio caro ex alleato, ma con questi occupanti, che, in realtà, sono fuggitivi, che scappano dalla loro terra occupata da schiavismo, illegalità e disuguaglianza. La festeggio con loro, caro ex alleato, perché loro oggi gridano una richiesta di aiuto. 70 anni fa, tu, caro ex alleato, raccogliesti il mio grido. Io ricordo cosa vuol dire essere ascoltati. La Festa, che festa non è, la non-celebro con il nuovo occupato, che è occupante per disperazione. E anche a te, ex nemico, oggi alleato, chiedo scusa se non trovo il tempo di bere birra con te. Non ho mica cambiato idea sul tuo cambiamento. Ma, oggi anche tu, mi lasci solo. E bere da soli è proprio triste. La festeggio con loro soprattutto grazie al fatto che 70 anni fa tutti voi, cari alleati, avete combatutto per me e con me; ma oggi non ci siete più ”.

La festa della Liberazione-Occupazione la passo in riva al mare, preoccupato per la prossima imbarcazione di occupanti che sbucherà all’orizzonte; colpito dai proiettili donne-bambini-giovani-uomini disperati; preoccupato per la prossima imbarcazione che non sbucherà all’orizzonte, perché so che era partita.

Buona Festa dell’Occupata Liberazione.

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Nasco il giorno della festa della donna del 1968. Oggi sono marito e padre, figlio e fratello, amico e frequentatore di edicole. Gioco a calcio e lo guardo per TV; faccio qualche fotografia, leggo e scrivo. Frequento il commercio equo e solidale, un ottimo e concreto modo per non essere complice di disuguaglianza e sfruttamento, di sostenere l’economia reale e essere un consumatore consapevole. Sono un credente incredulo, nell'ordine, di Gesù, del Modena e dell'Inter, dell'amore e della gioia di giocare insieme, a qualsiasi età Osservo e ripenso alle cose che succedono, ci vivo dentro e, a volte, ci scrivo.

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