Welcome to Mount Cimone, Emilia

Mancava solo la neve, che ora finalmente è arrivata. Con i suoi 50 km di discesa e 26 piste collegate fra loro, 21 impianti di risalita accessibili anche con un unico skipass elettronico, defibrillatori in alta quota e sicurezza totale con 15 km di reti e materassi, ampia scelta per i principianti e discese impegnative per i più esperti dove è possibile incontrare qualche campione del mondo, il Cimone non ha nulla da invidiare agli altri comprensori sciistici. Abbiamo chiesto a Luigi Quattrini, direttore del Consorzio stazione invernale del Cimone, come sarà la stagione sciistica ufficialmente partita da poche ore, e lui ci svela una novità: l’Appennino modenese ospiterà quest’anno i maestri di sci inglesi che arriveranno a Duemila metri per allenarsi e proporre corsi. L’Inghilterra non è mai stata così vicina: grazie alla promozione a tutto tondo che Emilia Romagna Turismo sta facendo all’estero, si è infatti innescato un potenziale circolo virtuoso che porterà presenze. Tutto il resto lo faranno i turisti di “casa” se decideranno, una volta lasciato alle spalle questo sfortunato dicembre, di optare per la comodità senza rinunciare a qualità e sicurezza.

Luigi QuattriniQuattrini, ci può tracciare l’identikit del turista del Comprensorio?
«La differenza importante rispetto a 15 anni fa è che oggi il turista viene, in inverno, quando ha la sicurezza del tempo buono e del buon innevamento. Questo è dovuto al fattore “meno rischio” (ci sono meno soldi e le persone li utilizzano quando sono certi di divertirsi). Inoltre, il numero di turisti che si raggiungeva anni fa, oggi anche nelle giornate migliori non si raggiunge più. Il numero degli sciatori non è variato – sia a livello nazionale che regionale – ma vanno meno a sciare. Se prima ci andavano, per esempio, 7 volte, ora ci vanno due volte in meno e questa scelta si ripercuote su tutta la filiera. Nonostante ciò, quando le condizioni sono buone il turista fa presenza. Sono calati notevolmente gli arrivi dalla Toscana regione in cui, a nostro avviso, il problema economico è più consistente che in Emilia-Romagna.
C’è un consistente calo dei gruppi, quelle che si chiamavano “settimane” bianche e duravano 3-4 giorni. Non dobbiamo dimenticare che la vocazione del Cimone è quella di essere una stazione di prossimità alle città, per tanto il grosso del movimento è pendolare, nei fine settimana, durante i “ponti”. È sempre stato così. Chi fa periodi più lunghi, tende a fare scelte diverse e optare per zone come il Trentino Alto-Adige».

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A proposito di Trentino Alto-Adige, a poche centinaia di kilometri dal Cimone, è un paragone reale oppure sono due realtà molto diverse?
«Il confronto è con il più importante comprensorio sciistico al mondo. Noi negli anni abbiamo recuperato sciatori, soprattutto modenesi, che si recavano principalmente nelle stazioni delle Alpi in quanto per un turista che parte dall’Emilia e raggiunte Trentino e Alto-Adige i costi di autostrada, benzina, skipass e altro sono maggiori. Una sciata in Trentino Alto-Adige costa circa il doppio che sul Cimone».

Unire il comprensorio tra Toscana ed Emilia: il progetto è fallito per sempre oppure si può ripescare?
«Alcuni anni fa si era sparsa la voce di unire gli impianti, ma è impensabile e infattibile. Inoltre, ci sono aspetti più importanti: tenere aperti gli impianti. L’unione degli skipass, invece, è possibile e noi siamo pronti. Proprio quest’anno abbiamo migliorato il sistema con una card che ora, una volta acquistata, si può abilitare solo da Passo del Lupo, punto da cui partire per poi girare tutto il comprensorio con la propria personale carta elettronica. È un servizio che abbiamo creato per rendere più comodo l’accesso alle piste e anche per stare al passo coi tempi».

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Il Comprensorio riesce ad attrarre turisti stranieri?
«Abbiamo dei gruppi di stranieri, come belgi e polacchi, che vengono qui dal 20-30 anni, però sono numeri molto limitati rispetto a quelli che ci vorrebbero per parlare veramente di afflusso dall’estero. Quest’anno è stata attivata un’iniziativa con i maestri di sci inglesi e verranno qui ad allenarsi e a fare corsi: in Inghilterra non hanno piste, e l’aeroporto di Bologna dista solo a un’ora e mezza dal Cimone. Siamo molto vicini. Da questa iniziativa si potrà partire per sviluppare dei progetti».

Quali aspetti possono essere migliorati secondo lei?
«Il 90% della potenzialità degli impianti e delle piste è sfruttata e abbiamo un impianto di innevamento da grandi prestazioni. C’è comunque molto da fare come la promozione, appunto, verso l’estero. Un aspetto cruciale sono i servizi attorno alle piste: necessitano di cure e di novità. Per esempio non abbiamo rifugi in quota e le scelte di province e comuni non hanno mostrato la volontà di sviluppare questo aspetto nonostante gli investitori potenziali ci siano. Gli alberghi possono fare un salto qualitativo e in generale serve – ripeto – tanta promozione».

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Com’è la sicurezza sulle piste?
«Ci sono grandi potenzialità per i principianti che possono divertirsi in diversi chilometri senza annoiarsi e senza rimanere nel classico e noioso “campetto”. Poi si sale di livello fino ad arrivare alle piste più impegnative. Come protezione abbiamo circa 12 km di reti e materassi. La sicurezza è totale. L’anno scorso, per esempio, non abbiamo ricevuto nessuna richiesta di danni. È un indice significativo per noi, la sicurezza si misura anche così. Penso che la sicurezza sia uno dei nostri fiori all’occhiello a livello nazionale, insieme al soccorso in pista al momento dell’incidente. Abbiamo un’organizzazione per il soccorso invidiata da tutta Italia. Siamo stati i primi ad avere il defibrillatore in pista, adottato 10 anni fa. Lo sciatore, però, deve fare la sua parte. Lo sci e la tavola da snow vanno vissuti con attenzione, mentre per il fuoripista il discorso è diverso perché per definizione si fa nelle aree dove reti e protezioni non esistono. Quindi serve ancora più attenzione».

Tutte le immagini di questo articolo sono di Rosso 78 via photopin cc.

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