Visti da fuori: guida pratica alle curiosità dei Francesi sull’Italia.

Gli Italiani non lasciano indifferenti gli altri popoli del Pianeta. Sono amati e ammirati, ma anche criticati e odiati; a volte ammirati e odiati, più spesso amati e criticati. (…) L’Italiano accende le passioni degli altri che, sfortunatamente, tendono talvolta a emettere giudizi semplicistici e un po’ leggeri sulle situazioni, spesso ben complicate, della vita della penisola.”
Questo è un brano tradotto dal libro “Sacrés Italiens!”, edizioni Armand Colin, scritto all’inizio del 2014 dal giornalista Alberto Toscano per spiegare ai Francesi la strana complessità dell’Italia e dei suoi abitanti.

01E Berlusconi? E’ in prigione?”
Questa invece è la prima domanda alla quale deve rispondere, sempre nel 2014, l’Italiano che si trova in Francia. Il tono è quello che si usa per sapere che fine ha fatto lo zio burlone che non ne combina una da un po’.

E’ l’inizio di una storia che si svolge a Bordeaux, la città del Sud-Ouest dai maestosi palazzi in pietra dove la Garonna si allarga per gettarsi nell’Oceano Atlantico, dove nessuna automobile si ferma alle strisce pedonali e dove i pedoni attraversano con il rosso. Non ha la pretesa di sviscerare la verità assoluta su come è vista l’Italia dai fierissimi Francesi, bensì essere, nel suo piccolo, un termometro della situazione.

E dunque, dov’è finito Berlusconi? Lo chiede Evelyne, che è contabile da vent’anni per un’azienda vinicola e ama la Sardegna. Lo chiede suo marito Louis, che conosce il concetto di “mamma italiana”. Lo chiede Boulbaba, un signore tunisino che ha visto tutti i film di Fellini e chiama gli Italiani “cugini”. Lo chiede Fabien, un giovane responsabile di diffusione teatrale che conosce la parola “osso buco” e la serie tv di “Romanzo Criminale”.

In tutti i casi si finisce col parlare di case di riposo e di Nicolas Sarkozy, che per loro stessa ammissione è “il Berlusconi in salsa francese”, mentre il novello Matteo Renzi non suscita la benché minima curiosità. “Ah sì, abbiamo sentito dire che c’è un tipo nuovo che ha tante idee. Com’è che si chiama?” Et voilà, il riassunto della nuova credibilità internazionale dell’Italia è presto fatto in due parole: Renzi chi?

Anche il secondo prodotto da esportazione resta un grande classico. …Et la mafià italienne, si vede così tanto?”
Fortunatamente, l’eco degli arresti di Roma non arriva. Qui si parla piuttosto di problemi nazionali: scarti di bauxite versati in mare nell’area protetta delle calanques di Marsiglia, la regione del Midi di nuovo sott’acqua dopo le pesanti piogge, la nascita del blog “ruines d’université” dedicato alle Università più “sgarrupate” di Francia, i contratti a tempo indeterminato sempre più rari. Dopo il TG, se non fosse per il caffè, l’Italiano si sentirebbe quasi a casa.

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A seconda dell’interlocutore, dopo le solite “Frequently Asked Questions”, la terza domanda può rivelarsi un gioco al massacro.
Perché non fate niente per lo ius soli?”
“Qual è quel posto dove c’erano tutti i rifiuti qualche anno fa?”
“Mi scusi, ho sentito che parlavate dell’Italia. Ma quante cose torbide avete nel vostro passato? E il Vaticano, soprattutto il Vaticano?!”
“Sono finiti i lavori per quel ponte nel sud?”
Ma in che situazione terribile vivono i vostri attori di teatro?”

Quest’ultima spunta durante una riunione presso Iddac, un ufficio pubblico di sostegno alla cultura. Svelatasi una presenza italiana al tavolo, un brusio concitato percorre i partecipanti che si scambiano sguardi terrorizzati. C’è un perché. In Francia, un sistema illuminato detto “intermittenza” permette da tempo agli artisti di avere una certa autonomia lavorativa. Ora che la crisi inizia a erodere i diritti e a chiudere i rubinetti con continue revisioni al ribasso, l’Italiano, proveniente da un paese che in barba alla sua storia reputa l’espressione artistica come l’ultima ruota del carro, non è altro che uno scomodo memento mori.

Ma una voce esce dal coro, determinata. “Anche io sono Italiano, però non so l’italiano”, afferma a sorpresa un signore in impermeabile di nome Dominique, al termine della stessa riunione. I suoi genitori pagarono il prezzo della discriminazione per essere figli di immigrati italiani e, per risparmiargli le stesse vessazioni, non gli insegnarono mai la loro lingua madre. Tuttavia Dominique, da grande, ha voluto ricucire i pezzi mancanti ed è andato a scoprire quell’Italia che gli appartiene: i dolci declivi dell’Umbria e il morbido tramonto dei laghi prealpini, “un luogo per innamorati”.

Come lui, ricostruisce i pezzi della sua italianità una ragazza senza nome che aspetta l’autobus notturno per tornare a casa, tra frotte di adolescenti alticci con iphone a pezzi e bottiglie di whiskey sottobraccio. La ragazza ha i nonni italiani, nelle Alpi piemontesi, e sul nostro paese non ha dubbi: “Avete un senso dell’ospitalità che noi Francesi dovremmo imparare. Sì, da voi c’è più crisi, ma i problemi sono dappertutto. Sì, parlate sempre a voce alta, ma è un segno di vitalità e comunica gioia di vivere. Ogni estate vado in Italia e se per qualche motivo non ci riesco, ci sto male. E’ il mio angolo di paradiso”.

pasta

E’ inutile, siamo troppo complicati. Siamo una contraddizione. Siamo belli e dannati. Abbiamo la dote rara di saper ridere di noi, ma in fondo non ci vogliamo abbastanza bene, perché le autocritiche che ci rivolgiamo, spesso, sono più distruttive che costruttive. Come è scritto in “Sacré Italiens!”, siamo “una splendida melodia e una terribile cacofonia allo stesso tempo”. E’ questo lo stereotipo più vero, mentre non è vero che è tutto oro ciò che luccica al di là dei nostri confini.

Per questo, anche il rumoroso e gesticolante popolo dello Stivale deve avere il diritto di sentirsi fiero nel rispondere alla domanda più bella (e più semplice):
E’ un meraviglioso accento italiano quello che sento?” Sì, proprio così.

2 risposte a “Visti da fuori: guida pratica alle curiosità dei Francesi sull’Italia.”

  1. L’Italia ha tanti problemi, è vero. Da alcune domande che si pongono all’estero emerge, tuttavia, la scarsa informazione: si tratta dei soliti luoghi comuni, utili solo per descrivere in poche parole una realtà che non si conosce abbastanza. L’Italia non è solo quell’agglomerato di problemi su cui ruotano quelle domande!
    Se un italiano, nostro concittadino, avesse posto domande così banali, cioè per “sentito dire”, su altri Stati, sarebbe stato additato come ignorante e disinformato…lo fanno all’estero è sono intelligenti.

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