Urlano come foglie

A volte le foglie cadute a terra non diventano natura morta; urlano come se fossero vive e urlano anche se stanno in silenzio.
Al Museo Ebraico di Berlino nelle “Memory Void” (vuoto di memoria) non si può entrare; soltanto in una stanza è consentito camminare e si è costretti a calpestare migliaia di piastre di acciaio raffiguranti volti terrorizzati: passo dopo passo le urla diventano assordanti e angoscianti; il buio, la stanza vuota, la mancanza di odori… fanno il resto.
Ogni visitatore interpreta a modo suo l’installazione “Shalechet” (Foglie cadute) dell’artista israeliano Menashe Kadishman che ha dedicato la sua opera a tutte le vittime di guerra e violenze e alle vittime dell’Olocausto. Durante il secondo conflitto mondiale sul suolo europeo si sono accasciati 30 milioni di corpi; gli ebrei uccisi sono stati circa 6 milioni. Spesso sono morti nel silenzio dei campi di concentramento, durante rastrellamenti, sul campo di battaglia o per strada.
Queste vittime non sono natura morta, fanno parte delle radici dalle quali ha preso forma l’Europa.
C’è chi continua a stare in silenzio, chi urla e chi calpesta.

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