Tutto ciò che sembra vero sono solo bugie inventate per vendere calze

In principio furono gli anni ’60. Anzi, anche un po’ prima: i ’50. Quando gli americani si accorsero che il mondo poteva essere conquistato con mezzi molto meno cruenti, e in fondo più redditizi alla lunga, che mandare i propri ragazzi in giro per il pianeta a farsi ammazzare (un vizietto mai perso fino in fondo, però) in nome della democrazia, della libertà e un po’ anche della Coca Cola. Quando lo zio Sam si accorse che più che un esercito di marines, poteva essere più utile lanciare all’assalto un esercito di pubblicitari.

Esattamente quelli che racconta, gli albori dell’impresa, una serie televisiva Usa di grande successo prodotta dal 2007 e ancora in corso: “Mad men“, i pazzoidi, termine coniato alla fine degli anni ’50 per definire i pubblicitari di Madison Avenue, New York. I protagonisti della serie: quei geni della lampada, pazzi alla guida di balle volanti, che ci hanno fatto credere che bastasse sfregare la carta di credito per ottenere – come spiega Don Draper direttore creativo dell’agenzia pubblicitaria in cui è ambientata la serie – la felicità. Cioè, “quel sentimento che provi un secondo prima di avere bisogno di più felicità”. Ed è qui che si genera l’alchimia, perché – spiega Don – “la felicità è una macchina nuova, è liberarsi dalla paura, è un cartellone pubblicitario che ti salta all’occhio e che ti grida a gran voce che qualunque cosa tu faccia è ben fatta, e che sei ok”. Balle, ma di quelle che fan volare, appunto. Una rivisitazione della realtà che si spinge fino al nichilismo più assoluto: vie di fuga non ce ne sono, non qui. Sempre Draper: “Per amore lei intende quel fulmine che ti spacca il cuore, che non ti fa mangiare né lavorare, che ti porta di corsa a sposarti e a fare figli? Il motivo per cui non l’ha provato è che non esiste: quel tipo di amore è stato inventato da quelli come me per vendere calze“.

Ma “Mad men” non è interessante solo perché ci sbatte in faccia il racconto crudo dell’alba di quella società dei consumi che oggi la crisi fa rimpiangere a molti (ma non a tutti), ma anche perché molte delle dinamiche e dei comportamenti sociali rappresentati nella serie, all’apparenza così distanti da quello che siamo oggi, sono in realtà le radici culturali di ciò che siamo e spesso agiscono molto più in profondità di quanto siamo disposti ad ammettere. Si esprimono semplicemente in maniera più edulcorata.

Di primo acchito, l’America anni ’60 di “Mad men” sembra lontanissima dall’Italia di oggi, se non da quella di ieri.

E’ vero, stili e comportamenti più superficiali di quell’epoca, come ad esempio:

  • gli uomini con i capelli incollati al cranio dalla brillantina,
  • con la sigaretta perennemente in bocca, in ufficio ma anche in camera da letto,
  • col whiskey sempre a portata di mano (“La mia generazione beve perché bere è bello; anche più bello di quando ti slacci il colletto. Perché noi ce lo meritiamo; perché tutti gli uomini bevono. Voi, con le vostre angosce e i vostri pensieri tristi, state sempre lì a leccarvi delle ferite immaginarie“),
  • la moglie/madre dei propri figli da tenere come soprammobile perché non disturbi le visite nei salotti delle amanti (“A me piacciono le rosse: le loro bocche sono una goccia di sciroppo alla fragola in un bicchiere di latte“),
  • i capoufficio sempre pronti ad allungare la mano sulle chiappe della segretaria più o meno compiacente,
  • le donne bamboline o pin-up supersexy (a seconda che interpretino il ruolo di mogli o di amanti) a caccia di marito perché “l’anello attrae più del miele” (ma “Mia madre diceva sempre: stai dipingendo un capolavoro. Assicurati di nascondere le pennellate“),
  • le donne ingessate in ruoli stereotipati e sistematicamente sottomesse al potere maschile come la segretaria zerbino che prende cappello e cappotto del capo all’arrivo in ufficio per appenderlo all’attaccapanni,
  • e in generale tutti quei comportamenti sociali che i protagonisti di “Mad men” agiscono come marionette mosse da un invisibile Deus ex machina

non esistono più.

Non in maniera così smaccata almeno. Ma non sono morti, sono solo addormentati. E nemmeno tutti. Insomma, siamo figli e nipoti di quella stagione. Non perché i mad men abbiano necessariamente inventato qualcosa che non esistesse prima di loro, ma perché hanno reso quella visione del mondo cultura di massa, quindi modello e paradigma universale per molti anni a venire. Fino ad oggi, in quest’epoca globale in cui “qualunque sia la decisione, senti di non averla presa tu“. Ma, più probabilmente, qualche Mad man dal suo ufficio in Madison Avenue. 

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