Tutti possiamo far battere un cuore (e salvare una vita)

Denis ha 26 anni, è giovane, sportivo e forte. Il 24 gennaio 2014 ha avuto un arresto cardiaco mentre si allenava con la sua squadra, la Fontanellatese, nella provincia di Parma. E’ caduto sul campo privo di sensi sotto gli occhi increduli dei compagni. Se è qui a raccontarlo è perché il suo mister è corso verso di lui e ha iniziato a fare la manovra di rianimazione cardiopolmonare: massaggio cardiaco e respirazione bocca a bocca. L’ha fatta per quarantacinque minuti. Quarantacinque lunghissimi minuti in cui le sue mani hanno fatto battere il cuore di Denis. Poi sono arrivati i soccorsi, una lunga corsa in ospedale e un risveglio che ha riportato il sorriso a tutti. “Ora non posso più giocare – spiega Denis – e studio da allenatore. Ho però la possibilità di vivere e fare tante altre cose, come innamorarmi”.

salvareIl cuore è un organo muscolare cavo presente nella maggior parte degli organismi animali. Ha la forma di un tronco di cono ad asse obliquo e in un adulto pesa all’incirca 300 grammi. Il cuore è l’organo centrale dell’apparato circolatorio: funge da pompa capace di produrre una pressione sufficiente a permettere la circolazione del sangue. Se il cuore va in arresto e smette quindi di pompare si hanno cinque minuti prima che i danni diventino irreparabili fino a portare alla morte. Ogni minuto che passa il dieci per cento dei neuroni del cervello se ne va a causa della mancata ossigenazione. Iniziare tempestivamente il massaggio cardiaco significa tenere in vita la persona fino all’arrivo dell’ambulanza, perché si consente al cuore di continuare a pompare sangue, anche se solo al venti-quaranta per cento del normale, in attesa di utilizzare un defibrillatore che tenterà di ripristinare l’attività cardiaca attraverso scariche elettriche. Per farlo non bisogna essere medici ma semplicemente frequentare un breve corso.

La famiglia Pavironica a Mani per la Vita.
La famiglia Pavironica a Mani per la Vita.

Su questo l’associazione modenese Amici del Cuore, presieduta da Gianni Spinella, è chiarissima: circa il 70% degli arresti cardiaci avviene in presenza di qualcuno che potrebbe iniziare la rianimazione cardiopolmonare, ma solo nel 15% dei casi le persone intervengono con le manovre adeguate e con l’utilizzo di un defibrillatore. “Le mani le abbiamo tutti, basta imparare a usarle”, spiega Spinella, che nei giorni scorsi ha organizzato in piazza Matteotti a Modena “Mani per Vita”, una manifestazione nell’ambito di “Viva“! la settimana europea per la rianimazione cardiaca, dove cittadini, sportivi, militari e studenti hanno provato la manovra sui manichini, sotto l’occhio vigile dei formatori.

I numeri purtroppo danno la misura dell’emergenza: in Italia ogni nove minuti muore una persona per arresto cardiaco: 60 mila morti all’anno, il 10% di quelle complessive. Modena è nella media con 700 decessi. L’esito dell’intervento dei soccorsi è positivo nell’11-16 per cento dei casi. Una percentuale che sale grazie alla collaborazione e all’intervento di tutti. Già da anni l’associazione Gli Amici del Cuore e il 118 di Modena soccorso organizzano corsi sul primo intervento e oggi sono tanti i cittadini e i giovani addestrati alle manovre: solo nelle scuole superiori della provincia si parla di più di 10mila studenti. Sono invece oltre 2000 le persone certificate all’uso dei circa 200 defibrillatori diffusi sul territorio, che grazie alla legge 120/2001 possono utilizzarlo senza essere medici. Usarli è meno complicato di quanto sembri: i defibrillatori di ultima generazione parlano italiano e fanno la diagnosi da soli, consigliando e guidando il soccorritore su cosa è necessario fare. Presto uscirà anche una App per tablet e smartphone, nata a Modena, che individuerà il defibrillatore più vicino alla posizione del soccorritore per favorire così un intervento tempestivo. Perché cinque minuti volano.

Un massaggio dimostrativo
Un massaggio dimostrativo

Alberto Di Martino era al terzo anno della facoltà di infermieristica quando una sera, passeggiando per strada, ha trovato una ragazza distesa a terra in arresto cardiaco. Le persone intorno a lei non intervenivano e anche ai soccorsi erano state date indicazioni poco chiare. Alberto si è avvicinato e ha fatto quello che gli avevano insegnato all’università ma le persone intorno a lui lo spostavano perché avevano paura che potesse peggiorare le cose o che si volesse approfittare della situazione. Dopo qualche attimo di chiarimento Alberto si è finalmente inginocchiato accanto alla giovane e ha iniziato a fare il massaggio cardiaco finché non sono arrivati i soccorsi. Ci vollero sessanta minuti – un’ora – prima dell’arrivo in ospedale e la situazione era drammatica.

“La ragazza è stata ricoverata – racconta Di Martino – ma fortunatamente si è ripresa. Siamo usciti a cena e ora siamo amici. Non ne abbiamo mai parlato, è una specie di tabù”. I corsi servono anche ai bambini, non solo agli adulti: “Un collega medico è stato salvato dai suoi due figli di 7 e 9 anni che sapevano cosa fare in caso la mamma o il papà fossero stati poco bene: chiamare il 118”. A proposito di corsi, anche se tutti sperano di non dover mai mettere in pratica gli insegnamenti poi ringraziano, come mister Stefano Peraddi, che così ha salvato il suo giocatore: “Avevo frequentato un corso dieci anni prima e non avevo fatto neanche la prova sul manichino. Pensavo fosse una cosa inutile, perché quando lavori con i giovani non ti aspetti certo che qualcuno abbia un arresto cardiaco. Invece meno male che avevo osservato e sono riuscito a intervenire”. Denis Fassa non ricorda nulla di quella fredda giornata di gennaio ma sorridendo spiega: “Quella sera ho vinto il contrasto più bello della mia carriera”.

Immagine dicopertina, photo credit: charliebarker via photopin cc

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