La notte in cui Natale fu davvero magico

A creare l’atmosfera giusta in quel Natale di cento anni fa, inizialmente furono le canzoni. Che uomini con lo stesso “identico umore, ma la divisa di un altro colore” intonavano assiepati nelle trincee già rese fangose dal primo inverno di guerra. Poi cominciò qualche timido scambio di auguri, urlato da una linea all’altra: quelle lunghe ferite nel terreno che potevano distare dai 100 ai 250 metri, ma in qualche caso arrivavano anche a 25. Bastava alzare un po’ la voce e ci si poteva parlare, fingendo che fosse un Natale normale, di quelli dove la gente si scambia auguri e regali e non festeggia a colpi di cannone. Infine qualche coraggioso uscì dal proprio buco dirigendosi verso la trincea nemica, ma con in mano qualche tavoletta di cioccolata, dei biscotti, il dolce arrivato da casa e la foto della propria ragazza, invece del fucile con la baionetta innestata. Poi ne seguì un altro, e un altro ancora, infine furono in centinaia. Inglesi e tedeschi soprattutto, che in quel dicembre del 1914 dimenticarono per un po’ la guerra santificando come potevano la festa. Fu organizzata anche qualche improvvisata partita di calcio, con i fucili piantati dentro il terreno a far da pali.

Fu un “cessate il fuoco” non ufficiale, mai dichiarato, anzi osteggiato dai comandi dei vari eserciti che vedevano come fumo negli occhi questa balzana idea di fraternizzare col nemico. Infatti, quella che è rimasta nella storia come la “tregua di Natale” in quel primo anno di guerra, fu severamente proibita l’anno successivo, anche se qualche episodio minore si ebbe nel 1915, mentre per il Natale del 1916, dopo le carneficine delle battaglie di Verdun e della Somme e il massiccio impiego di armi chimiche, l’iniziativa spontanea non si ripeté e ci si sparò addosso anche durante le feste natalizie.

A rievocare questo straordinario episodio attraverso parole e immagini sarà stasera a Mirandola alle ore 21 (Foyer del Teatro Nuovo, piazza Costituente) Luigi Costi, ex sindaco della città ma soprattutto appassionato studioso di storia. Un’occasione davvero speciale perché da noi non sono ancora cominciate le commemorazioni del primo conflitto mondiale che, come noto, vide l’entrata dell’Italia tra i belligeranti solo con la dichiarazione di guerra all’Impero austro-ungarico del 24 maggio 2015.

Il Piave mormorava
calmo a placido al passaggio
dei primi fanti, il ventiquattro maggio:
l’esercito marciava
per raggiunger la frontiera,
per far contro il nemico una barriera…

Per il resto d’Europa invece, l’anno del centenario è stato quello che sta per concludersi e sono state moltissime le iniziative editoriali di valore che hanno ricordato l’inizio di un’inferno durato quattro anni. Su tutte segnaliamo la pagina della BBC e il documentario interattivo – anche in italiano – del Guardian.

Anche se ad essere ricordato in futuro, forse, sarà soprattutto questo bellissimo video (oltre 15 milioni di visualizzazioni su YouTube) pubblicitario realizzato da Sainsbury’s, catena di supermercati britannici che racconta proprio la tregua del Natale 1914. Emozionante e girato benissimo, con lo spot che inizia con un soldato tedesco che canta “Stille Nacht”, la più famosa canzone natalizia, mentre dalla trincea opposta un soldato inglese risponde cantando “Silent night, Holy night”. E così tutto ebbe inizio.

 

Solo uno spot, d’accordo, ma che importa? Va bene ricordarlo così, oggi, quel macello che vide tra caduti militari e vittime civili tra i 16 e i 17 milioni di morti: attraverso uno dei suoi pochi episodi felici . Nei giornali italiani dell’epoca, per altro, non si trova traccia di quell’evento, tutti presi come eravamo nel preparaci a nostra volta alla pugna celebrando le imprese belliche altrui. Ecco ad esempio la prima pagina de La Stampa (immagine tratta dall’archivio storico del quotidiano di Torino) di quel 25 dicembre 1914.

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E quella del 27 (anche allora, i giornali non uscivano il giorno di Santo Stefano):

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Ancora più significativa questa pagina interna del 19 dicembre 1914, giorno in cui il Senato “prende le vacanze”, naturalmente, come recita il titolo del pezzo “Con l’augurio per la grandezza dell’Italia” che il governo guidato dal conservatore Antonio Salandra si aspettava potesse arrivare dall’intervento a fianco della Triplice Intesa (Francia, Russia e Gran Bretagna). Cosa che puntualmente avvenne l’anno successivo nonostante l’opposizione della maggioranza del Parlamento.

Da notare anche il pezzo intitolato “Entusiasmo patriottico” sottotitolato “i doveri della stampa”. Che già allora era particolarmente apprezzata se capace di stare al suo posto e non disturbare il manovratore: “Nell’ultima seduta del Senato un punto suggerisce qualche rilievo. Esso riguarda l’appello rivolto alla stampa dall’on. D’Andrea e dal Presidente dei Consiglio. Particolarmente le dichiarazioni del Presidente del Consiglio suggeriscono qualche considerazione. L’on. Salandra ha sottolineato l’inganno di cui i giornali sono talvolta vittime pubblicando notizie sensazionali insussistenti, oppure segreti militari, che non dovrebbero essere divulgati. Il Presidente del Consiglio ha attribuito a queste divulgazioni moventi finanziari, talvolta ignorati dagli stessi giornali, che, in buona fede, pubblicano notizie false e tendenziose“. E buon Natale.

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