Tra luci e ombre, l’agricoltura resiste alla crisi

La terra resiste alla crisi: non solo perché produce beni da considerarsi indubitabilmente primari, ma anche perché viene ritenuta un investimento affidabile. L’agricoltura infatti, secondo gli ultimi rapporti di Abi e Banca d’Italia, è l’unico settore produttivo che negli ultimi tre mesi del 2013 ha registrato un andamento positivo dei prestiti bancari, in controtendenza rispetto ad altri settori per cui l’accesso al credito resta uno dei principali problemi per invertire una tendenza negativa che prosegue da sei anni consecutivi.  Tra il primo trimestre 2013 e lo stesso periodo del 2014 i finanziamenti alle aziende agricole sono cresciuti del 1,2 per cento, passando da 43,8 a 44,4 miliardi di euro, contro un calo medio del 5 per cento dei prestiti agli altri tipi di imprese. Insomma, la terra è considerata “sicura”. Questo il quadro generale.

Photo credit: lorca56 via photopin cc
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Abbiamo interpellato i rappresentanti modenesi di Confagricoltura e Confederazione Italiana Agricoltori per capire se anche a Modena le banche preferiscono dare credito alle aziende agricole e perché. “Non è ancora evidente a Modena questa propensione, ma credo che sarà questione di poco tempo prima che lo diventi” – dice Gianni Razzano, direttore di Cia Modena sottolineando che da un po’ di tempo il sistema bancario si è accorto di poter trovare nell’imprenditore agricolo un buon creditore”. Principalmente per tre motivi:

  • l’agricoltura è la categoria con meno sofferenze, seppur non manchino le difficoltà, specialmente in alcuni settori di produzione;
  • le imprese agricole sono più patrimonializzate perché si basano sul bene terra, che è un bene stabile, dal valore intrinseco, il bene rifugio per eccellenza (soprattutto dopo il crollo del valore del mattone);
  • il contadino, per un fattore culturale, tende maggiormente di altri a rispettare gli impegni assunti. Una famiglia agricola che smette di pagare una banca ha già “stretto la cinghia al massimo”, facendo sacrifici personali pur di onorare l’impegno.

Detto questo – conclude Razzano – a prescindere dal fatto che il settore agricolo, per i motivi esposti, risulta più gradito alle banche, rimane una generalizzata difficoltà nel ottenere finanziamenti”.

Photo credit: StoryTravelers via photopin cc
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Meno ottimista Eugenia Bergamaschi, Presidente di Confagricoltura Modena, che tende piuttosto a elencare i motivi che rendono difficile l’accesso al credito per le aziende agricole italiane e modenesi. “Anni fa era più semplice; il fatto di essere molto patrimonializzate grazie alla proprietà di terreni, fabbricati, macchinari, valeva come importante garanzia e le banche erano più propense a sostenere le aziende agricole. Ora la situazione è cambiata notevolmente:

  • gli ultimi accordi di Basilea, avendo come fine esclusivo quello di vigilare la gestione del rischio, impongono alla banca vincoli di accesso al credito che si ripropongono su tutte le imprese, a tappeto, senza distinzione di categoria. I parametri di Basilea, molto restrittivi, rappresentano un problema nazionale per tutte le imprese;
  • le aziende agricole, inoltre, come previsto dalla legge, possono avere una contabilità a regime forfettario, che non prevede la stesura di bilanci. Con l’introduzione dei parametri di Basilea questo costituisce un grosso ostacolo per l’accesso al credito poiché, in mancanza di bilanci, la banca non riesce a stabilire il reale patrimonio produttivo dell’azienda. Al posto di un rapporto chiaro tra banca e agricoltore qual’era in passato, ora abbiamo una difficoltà di relazione a causa dei nuovi parametri che le istituzioni bancarie devono rispettare”.

Insomma, luci ed ombre. E se è difficile vedere nella terra un nuovo Eldorado, certo è che sta resistendo meglio di altri settori a una crescita ferma da lunghissimo tempo. Vogliamo vederla in positivo? Si torna sempre lì, alla terra.

Immagine di copertina, photo credit: _ Night Flier _ via photopin cc

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