Tonnellate di lamiera in dolce attesa

Dice una bella battuta dell’economista Kenneth E. Boulding che chiunque crede in una crescita infinita “è un pazzo, oppure un economista”.

Quando si parla di crisi dell’automobile viene fuori sempre la stessa espressione: sovracapacità produttiva. Significa che le industrie di tutto il mondo sono in grado di produrre un numero enorme di automobili ma il mercato riesce ad assorbirne solo una parte. Di fronte a questa realtà la considerazione di noi comuni mortali è che forse si costruiscono troppe automobili, mentre quella di economisti e amministratori delegati è che forse non se ne vendono abbastanza. Il punto è che gli impianti vengono progettati per livelli produttivi irraggiungibili e di conseguenza vengono sottoutilizzati. Ad esempio, nel 2009, su 94 milioni di vetture costruite in un anno, ben 40 milioni erano in più, cioè destinate a non essere assorbite dal mercato.

Se in quell’anno non avete comprato una macchina sentitevi in colpa: Marchionne ha fumato troppe sigarette anche a causa vostra.

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San Polo di Torrile, Parma

I dati che testimoniano la sovracapacità produttiva nel mercato dell’auto capitarono al momento giusto quando, qualche tempo fa, iniziarono a girare online delle fotografie di enormi piazzali con decine di migliaia di automobili nuove. Secondo i titoli e le didascalie un po’ enfatiche che accompagnavano le foto si trattava di macchine rimaste invendute a causa della crisi economica e lasciate a deteriorarsi in depositi dalle dimensioni impressionanti. Si parlava di cimitero delle auto. Il messaggio che gli autori dei titoli e delle didascalie volevano far passare era che la crisi economica veniva sottovalutata e che quelle immagini ne dimostravano le reali proporzioni: si producevano milioni di auto che nessuno comprava, VERGOGNA!!!!11!.

Non era esattamente così. Si trattava di un classico caso di fotografie troppo belle per essere vere, e infatti la realtà era un po’ più complicata. Erano sì auto, erano sì depositi enormi, ed erano sì auto non vendute. Ma nella maggior parte dei casi si trattava semplicemente di vetture in attesa di essere spostate nelle concessionarie. La differenza tra “non ancora vendute” e “invendute” esiste e la dimostrazione è che questi depositi sono pieni di auto anche in periodi in cui il mercato segna più. Le foto documentavano un semplice passaggio del normale processo di fabbricazione in cui le auto vengono stoccate (che vuol dire appunto “sistemare la merce in un magazzino come scorta”) per poi essere spostate dove arriva la domanda di acquisto. Così, una volta confutato il messaggio di quelle didascalie un po’ troppo allarmistiche, la delusione era inevitabile: era una bufala.

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Porto di Salerno, auto terminal

Ma a pensarci bene la verità di quelle fotografie andava oltre la realtà che mostravano.

In un certo senso quelle foto erano vere. Forse non erano esattamente quello che dicevano di essere – venivano mischiate anche immagini di periodi molto lontani fra loro – ma guardandole si intuiva una verità molto più profonda e allarmante di quella che gli enfatici titolisti volevano farci credere. Il fatto che tutte quelle decine di migliaia di auto sarebbero, prima o poi, passate da “non ancora vendute” a “vendute” e quindi finite nei concessionari e poi nelle nostre strade, non le rendeva di certo meno impressionanti. Anzi. Chiunque di noi, a parte i più smaliziati che non si impressionano mai, guardandole ha pensato la stessa cosa: ma quante cazzo di automobili si producono nel mondo?

La risposta è: moltissime.

Anche i dati più recenti danno il mercato dell’auto in crescita in Europa. Nei 28 paesi europei più Islanda, Norvegia e Svizzera, nei primi 8 mesi del 2014 sono state vendute 8.636.00 automobili. Cioè il 5,8% in più rispetto all’anno precedente (in Italia +3,5%). Buona notizia? Non per forza. A inizio estate l’amministratore delegato Fiat e Chrysler Sergio Marchionne dichiarava: “Il settore auto in Europa è ancora caratterizzato da una forte sovracapacità produttiva. Se non si risolve il problema sarà inevitabile un’altra crisi nei prossimi 4/5 anni”. Cioè ancora una volta ci saranno troppe automobili e non abbastanza persone che le acquistano, e quindi o gli impianti dovranno produrre meno – e licenziare – o si produrranno troppe auto rispetto alla domanda. E’ per questo che esiste una crisi dell’auto praticamente eterna: si punta a numeri irraggiungibili, e pur vendendone tantissime, non se ne vendono abbastanza.

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Carimate (CO)

Come ci ricordava Kenneth E. Boulding la crescita infinita non è possibile, anche solo per i limiti sul piano fisico. Lo spazio sulla Terra a un certo punto finirebbe e non ci sarebbe più posto per altre automobili, anche costruendo tunnel sotterranei o accatastando le auto una sopra l’altra. Si potrebbe forse iniziare a bruciare le auto già esistenti per fare subito spazio a quelle nuove, ma la cosa, oltre ad essere assurda, comporterebbe un aumento esponenziale dell’inquinamento prodotto dalle automobili, già abbastanza alto. Il problema per cui rimane senza soluzione.

Le foto che pubblichiamo in questa pagina rappresentano i più grandi punti di movimentazione di automobili in Italia.

Secondo i dati dell’Aci in Italia nel 2013 c’erano quasi 37 milioni di automobili (solo auto, quindi senza contare autobus, autocarri, moto, ecc.). Molte di queste sono passate da questi enormi enormi depositi, spesso costruiti all’interno dei porti industriali, dove le vetture sostano in attesa di essere spostate e vendute.

Visti dall’altezza della strada non fanno grande impressione: in sostanza sono dei grossi parcheggi del tutto simili a quelli di alcuni grandi centri commerciali. A parte per le capacità: il più grande, il Faldo di Livorno, riesce ad accogliere in un anno 130mila automobili, provenienti soprattutto dall’oriente (Corea, India, Giappone). Insomma, moltissime. Nei primi tre mesi del 2014 solo in quel deposito sono sbarcate 100mila vetture. Altri enormi depositi di auto sono quelli di Chignolo, Torrile e Castiglione delle Stiviere, più quelli dei porti industriali più grossi, come quelli di Gioia Tauro o Salerno.

Ma se guardiamo dall’alto le cose cambiano. Basta salire un po’, giusto ad altezza satellite, per restare a bocca aperta, come di fronte a una cattedrale che appare immensa e inquietante solo se la si osserva da un certo punto. Di fronte a queste immagini, ognuno è libero di vedere ciò che vuole a seconda della propria fede economica: chi ci vede il futuro radioso della crescita infinita sognata dalla moderna società di produzione, chi invece l’apocalisse figlia della degenerazione del consumo di massa ed evitabile solo con forme più o meno estreme di neoluddismo. Ma per tutti, guardando questi piccoli rettangoli dall’alto, la domanda è una: dove le mettiamo?

Gallery: i più grandi depositi auto in Italia

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