Ti amo quindi ti difendo

La diffidenza delle persone ad accettare qualcosa dall’esterno uccide le nostre città. Abituati come siamo a consumare tutto, anche l’amore per la città si è affievolito: ci abitiamo, ma non la viviamo veramente. Amare Modena, secondo Maddalena Notardonato, studentessa all’Istituto d’Arte Venturi, significa anche difenderla. Il racconto di Maddalena è pubblicato sul Quaderno del Centro culturale F.L. Ferrari “Cara amica ti scrivo“.

ragaCredo che ovunque andiamo ci portiamo con noi sempre almeno due città. La città in cui noi siamo cresciuti, che sappiamo nostra nonostante i suoi difetti e la città che speriamo sia in grado di comprenderci e di rappresentarci.

Ogni città vive e respira in modo diverso. Amare la propria città significa comprenderla, capire i suoi limiti per trarne rimedio e capirne la sua quotidianità. Conoscere la storia che traspare dai monumenti e dai visi degli anziani, le tradizioni che custodisce, il “buongiorno” e i gesti che le persone si scambiano, le parole in dialetto e i vari accenti stranieri, le risate dei bambini, bambini che sorridono e piangono, le vie che si ricordano e quelle che si dimenticano, le persone che aspettano e si aspettano.

Significa anche difenderla, difenderla dallo smog, per esempio. Trovo scorretto, infatti, usare l’automobile per piccole tratte e addirittura farne uso sempre da soli, senza porsi il problema o meglio pensare all’opportunità di condividere quello spostamento con qualcun’altro e quindi dividerne il peso che avrà sull’ambiente. È necessario regolare l’impiego dell’automobile, utilizzando la bicicletta o i trasporti pubblici. Purtroppo la soluzione non è così semplice, perché mi sembra di notare che nell’ultimo periodo il costo del trasporto pubblico sia aumentato e che la puntualità e la qualità del servizio non sempre venga rispettata. È quindi più difficile essere coerenti con una scelta attenta alla salute propria e della città, riuscire a difenderla e amarla come si vorrebbe, poiché si è sempre più portati nella direzione opposta. A tutto ciò si aggiunga un altro tipo di inquinamento, conseguente all’enorme quantità di veicoli in circolazione, ovvero quello acustico provocato dai clacson e dal rumore dei motori, portandoci a fuggire dalla nostra città, evitando i luoghi pubblici e rinchiudendoci nelle nostre abitazioni.

A poco a poco ci isoliamo, credo infatti che la diffidenza delle persone ad accettare qualcosa dall’esterno, anche se ne si ricava vantaggio, uccida le nostre città. Ci comportiamo a volte come se fossimo soli e di conseguenza non ci curiamo dell’effetto delle nostre azioni e comportamenti su chi ci sta intorno e vive nel nostro stesso ambiente. È questo uno dei motivi che aggrava il problema dei rifiuti e del loro smaltimento. Fin dall’antichità, ma soprattutto nella società in cui viviamo, i rifiuti e la loro gestione rappresentano una questione problematica. Basti pensare a quante volte ci sono arrivate, mediante la televisione, immagini di una Napoli intrappolata dalla spazzatura. Consumiamo e buttiamo, produciamo immondizia e la allontaniamo da noi, dalla nostra vista, ma rimane. Ci costruiamo una sorta di realtà virtuale dove i rifiuti spariscono per magia e non ci curiamo del loro destino e soprattutto del loro peso sulla vita degli altri. Consumiamo in particolar modo la nostra città, permettendo al cemento di mangiare sempre più spazio. Oggi infatti si continuano a costruire edifici in maniera quasi ossessiva ed esagerata, molti di essi rimangono disabitati e nelle città le zone verdi vengono sempre più ristrette o considerate quasi degli optional.

Noi viviamo nelle città ma non siamo più in grado di viverle davvero. Le utilizziamo come oggetti, il nostro amore per questi luoghi si è affievolito a tal punto che non ci riconosciamo più in essi, senza renderci conto che siamo gli unici responsabili del loro cambiamento. Di fronte a ciò il cittadino non dovrebbe chiudere gli occhi, ma impegnarsi il più possibile per garantire una quotidianità più piacevole. È importante quindi ritrovare l’amore per la propria città, il piacere ad assaporarne gli spazi, gli angoli e i colori. Perché sarebbe magnifico far coincidere le due città che ci portiamo con noi, in una sola: quella in cui stiamo vivendo.

Il Quaderno “Cara amica ti scrivo” sarà presentato pubblicamente giovedì 13 febbraio 2014 alle 21 al Palazzo Europa. Saranno presenti Stefano Cisco Bellotti, ex cantante dei Modena City Ramblers, e Riccardo Prandini, professore di sociologia all’università di Bologna.

Ecco il video trailer dell’evento:

 

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