Tenete fuori i ragazzini dalla vostra guerra

Questa immagine di Olesya Zhukovska, la giovanissima infermiera volontaria ucraina ferita il 20 febbraio scorso negli scontri di Kiev, ha fatto il giro del mondo insieme al famoso tweet da lei stessa postato subito dopo essere stata colpita: “sto morendo” (fortunatamente non è andata così. Soccorsa, è stata operata d’urgenza e si è salvata). Tweet replicato in automatico anche sul suo profilo di VKontakte, la versione russa di Facebook. E che insomma, senza voler fare del complottismo che qualcuno – come vedremo in seguito – sta già facendo, porta quantomeno a qualche riflessione, se una giovane che ritiene di essere in punto di morte, la prima cosa che fa è lanciare un tweet.


Come sia stato possibile, lo ha spiegato ieri lei stessa su un altro social network a cui è iscritta, ask.fm (assurto da noi agli onori della cronaca in questi giorni dopo il suicidio di una adolescente padovana vittima di bullismo su quel social): “In quel momento, ho davvero pensato che stessi morendo e, sanguinante in ambulanza, ho preso il telefono e sono riuscita a inviare un messaggio in bacheca, che si è diffuso in automatico su tutti i social network“.

La ragazza è diventata subito un simbolo della rivolta in Ucraina del movimento cosiddetto EuroMajdan che, dopo mesi di scontri, ha portato alla destituzione dell’ormai ex presidente Viktor Yanukovich. I media di tutto l’occidente hanno subito esaltato la figura della giovane infermiera Olesya, colpita quasi a morte da un cecchino (o, più probabilmente, da una pallottola vagante) nonostante la vistosa pettorina con la croce rossa, infilandola d’ufficio dalla parte dei “buoni”  contro la malvagità della crudele repressione tentata da Yanokuvich.  Le rivoluzioni, si sa, hanno bisogno di simboli, ruolo che – suo malgrado – è stato assegnato a questa ventunenne originaria della regione di Ternopil, ad ovest del Paese, area considerata filo-occidentale.

Naturalmente, in questa ennesima variante balcanica della nuova guerra fredda – sottotraccia per il momento – tra Russia e Stati Uniti, la distinzione tra buoni e cattivi è sempre piuttosto labile. E’ difficile infatti, considerare simili a dei cavalieri Jedi i militanti di Pravy Sektor, Settore Destro, movimento estremista che ha avuto parte molto attiva nella rivolta di questi ultimi mesi. Movimento di cui farebbe parte, titola il Manifesto di ieri, anche la giovane Olesya.

manifesto

Secondo il quotidiano comunista, Olesya avrebbe raccontato ieri su Vkon­takte “la sua sto­ria e la sua mili­tanza. Pro­viene dalle regioni occi­den­tali, le più anti russe, ser­ba­toio delle forze in piazza a Kiev. E non solo. Per­ché Ole­sya ha sot­to­li­neato di fare parte di Pra­viy Sek­tor (Set­tore Destro), gruppo non solo di destra, ma pro­pria­mente neo­na­zi­sta e tra i più anti­se­miti e vio­lenti nella piazza di Kiev. Sì, è il sim­bolo della «rivolta» ucraina“.

In realtà, sul profilo Vkon­takte della ragazza non si trova nulla della “sua storia e della sua militanza”, certamente non in un post di ieri, visto che mi sono preso la briga di tradurli tutti (grazie al traduttore di Google, naturalmente, non sono così poliglotta) dagli ultimi fino a qualche settimana fa. Più probabilmente la fonte dell’articolo del Manifesto è questo pezzo pubblicato il 21 febbraio su New Republic, storica rivista statunitense recentemente acquistata da Chris Hughes, il ventottenne co-fondatore di Facebook insieme a Zuckerberg.

L’autrice, Julia Ioffe, oltre a portare una serie di argomentazioni imbarazzanti e velatamente complottiste sul ruolo della ragazza, cita a su volta la pagina di VKontakte di Olesya, in cui effettivamente sono presenti diversi link al Pravy Sektor. Il che è sufficiente per il Manifesto, come ovvio, per annichilire la ragazza-simbolo. E convincere molti che insomma, il simbolo non è poi tanto simbolico, visto che sarebbe una neo-nazi. A tanti, in Italia, la cosa piace, come dimostra questo pezzo dal titolo emblematico: Chi è  la giovane ucraina per fortuna salva dopo aver twittato “Muoio”. Sottinteso, secondo me, “chi è davvero” la giovane ucraina. La domanda che si pone il titolo è molto interessante. Chi è davvero Olesya Zhukovska?

A scorrere i contenuti del suo profilo del Facebook russo l’immagine dell’eroina (right wing) prontamente riciclata nel ruolo di truce neo-nazi (left wing), ne esce un po’ sbiadita. Nella sua “pagina pubblica” di VKontakte (tipo le pagine ufficiali di Facebook, diverse dalle pagine personali) spiega di averla voluta aprire per “tenere tutte le mie poesie, citazioni, immagini, e così via, in un unico posto, piuttosto che sparse in pagine diverse“.

Poesie, se possiamo così definirle, tipo questa:

Sarò banale, ma io amo le rose
Naturalmente, non è di moda
ma io amo le rose : rosse, bianche, rosa.
Io non voglio che tu me ne compri,
possiamo solo camminare attraverso i mercati dei fiori
e tra gli scaffali, dirti quanto ti amo, e tu mi compri il cioccolato…

O post come quest’altro: “Ancora una volta voglio viaggiare, ho un nuovo tatuaggio, vestiti alla moda, del piercing non dico nulla. Tutto è andato come avrebbe dovuto. Dimenticavo: io sono felice“.

O, ancora, immagini come queste, sempre tratte dal suo profilo.

Insomma, a me,  la fulgida eroina (o, alternativamente, la feroce militante neo-nazi) sembra una ragazzina come tante, incappata suo malgrado in eventi più grandi di lei. Una ventenne che cerca di interpretare come può e come è capace quel che di enorme le accade intorno. Forse non sarà un simbolo e, certamente, viene strumentalizzata. Un po’ da tutti, mi pare. Cosa che magari le farà anche piacere, non diversamente da milioni di adolescenti che bazzicano i social, perché comunque quel tragico evento le ha regalato enorme notorietà.

 Olesya probabilmente non lo sa, ma le guerre, calde e fredde, si combattono anche a chiacchiere. Che miscelate in un unico calderone, da una parte o dall’altra, prendono il nome di propaganda. Che qualcuno, in questo caso, avrebbe la pretesa di farci credere essere utile per capire “chi è Olesya Zhukovska”. La stessa ragazzina che due giorni fa ha postato questo tweet, la chiacchiera più seria che dovremmo fare su di lei:

Io vivo! Grazie a tutti coloro che mi hanno sostenuto e hanno pregato per me! Sono ancora stabile!

 

 

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