Stagisti seriali. Oggi il “lavoro” è solo così

Le province di Modena, Reggio Emilia, Bologna e Ferrara saranno presto protagoniste dell’ultima iniziativa del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo. Il 7 ottobre, infatti, sono stati pubblicati tre bandi per reclutare centocinquanta neolaureati under 29 che verranno impiegati per sei mesi presso enti del Ministero attualmente in situazioni di emergenza.

Di questi, quindici saranno destinati alla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Emilia-Romagna, con l’obiettivo di ripristinare la fruizione del patrimonio dell’area terremotataGli altri centotrentacinque verranno ingaggiati in Campania, in Abruzzo, presso le Biblioteche Nazionali di Roma e di Firenze, l’Archivio Centrale dello Stato e diversi Archivi di Stato sul territorio nazionale (tra cui quello di Bologna).

Per tutti i centocinquanta selezionati, la forma di ingaggio sarà lo stage e la retribuzione 1000 euro lordi al mese, ossia il doppio della quota media attualmente fissata per il rimborso degli stagisti in Italia. Ma certo molto meno  – guardandola dal punto di vista di un lavoro – di una paga da considerarsi minimamente dignitosa.

Un segno di vita o un’occasione a metà?

Giovani archeologi al lavoro. Immagine dal sito turistipercaso.it
Giovani archeologi al lavoro. Immagine dal sito turistipercaso.it

La buona notizia cela però una contraddizione, ossia la mancanza di una strategia a lungo termine nell’affrontare il nodo dell’occupazione negli enti periferici del MiBACT, dove spesso c’è penuria di risorse umane. Sarebbero addirittura seicento i posti vacanti, non proprio quisquilie.

I tirocini saranno finanziati tramite 1 milione di euro proveniente dal Fondo 1000 giovani per la Cultura, istituito per promuovere attività formative di alto livello nel settore dei beni culturali rivolte ai “giovani più capaci e meritevoli”. Peccato però che tale Fondo nasca in seno al famoso Decreto Legge del 2013 volto a definire “interventi urgenti per la promozione dell’occupazione”. Occupazione o formazione? Questo è il problema.

Nello stesso anno, tra l’altro, altri 2,5 milioni di euro sono stati destinati alla formazione dall’ex Ministro Massimo Bray per attivare 500 tirocini di un anno presso enti statali nell’ambito della digitalizzazione del patrimonio. Di nuovo, perché tirocini e non incarichi professionali o, magari, un concorso? Perché, spiegò Bray sul suo blog rispondendo alle polemiche, “il MiBACT non può assumere personale in base alle leggi vigenti”.

Archivio storico
Archivio storico

Formazione eterna e risorse umane che non ci sono

Lo stage si rivela quindi la via più immediata per reclutare personale e cominciare a risolvere qualche emergenza: il tutto necessariamente a breve termine, poiché uno stage nel settore pubblico non prevede un inserimento successivo. I 150 tirocini dei bandi in corso, poi,  potrebbero non essere svolti da veri e propri neolaureati. Nella valutazione dei titoli, infatti, la laurea vale dai 2 ai 14 punti. Un ulteriore diploma presso una Scuola di Specializzazione, però, ne vale 20, così come periodi di stage o collaborazioni pregresse nel settore, mentre un Dottorato ne vale 30.

Alla fine dei conti, chi è più formato viene premiato con altra formazione. Pur edulcorando la pillola con un maggiore benefit economico, il concetto di long life learning sembra ridursi a quello di stagismo seriale e tale situazione è avallata non solo dal MiBACT, ma anche dai Ministeri del Lavoro e per la Semplificazione, tutti firmatari delle modalità di accesso al Fondo 1000 giovani.

Per concludere, il MiBACT ha senza dubbio ricominciato ad essere propositivo e la nostra regione ne trarrà beneficio. Tuttavia, cominciare a considerare le risorse umane formate dalle Università come un investimento sul lungo periodo e non come oggetto di misure assistenzialistiche potrebbe contribuire a fare davvero la differenza. Sia per “i giovani più capaci e meritevoli”, sia per il patrimonio del nostro paese.

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