Si stava meglio quando si stava meglio

Si chiama depressione motivata ed è uno dei tanti effetti negativi che la crisi economica porta con sé. Per capirne di più, il Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche dell’Azienda Usl di Modena e la Fondazione Marco Biagi hanno condotto una ricerca dal titolo “Il legame tra crisi economica e salute mentale: il caso Modena”. Le difficoltà finanziare, la perdita del lavoro e l’indebitamento non hanno colpito solo il portafoglio dei modenesi, ma anche la loro mente, con effetti significativi, seppur diversi, sia tra gli uomini che tra le donne.

Dal 2005 al 2012 l’indice di salute fisica è aumentato dello 0,8 per cento (dal 49,9 per cento al 50,7 per cento; dati dell’indagine ISTAT 2013 sulle Condizioni di Salute e Accesso ai Servizi Sanitari). Nello stesso periodo, l’indice di salute mentale è invece diminuito dello 0,8 per cento, passando dal 49,6 per cento al 48,8 per cento. Se a livello nazionale il quadro è questo, a Modena e provincia le cose non vanno meglio, anzi. Con un indice di salute fisica pressoché identico (dal 48,8 per cento del 2006 al 48,7 del 2002: 0,1 per cento in meno), l’indice di salute mentale è diminuito del 2,6 per cento, passando dal 48,6 per cento del 2006 al 45,97 del 2012.

starace_addabboParadossalmente, ma non troppo, l’elevato standard economico e sociale a cui i modenesi si sono abituati negli anni li rendono ancora più esposti e vulnerabili, al cospetto di una crisi che sembra non finire mai. A spiegarlo è Tindara Addabbo, professore associato presso il Dipartimento di Economia “Marco Biagi”: «La ricerca mostra come gli effetti della crisi economica, in una realtà con un alto standard di vita, con un livello elevato di sviluppo economico e un’attitudine al lavoro molto forte, abbia dei costi molto alti sul piano della salute mentale. Inoltre qui abbiamo avuto una ferita molto profonda rappresentata dal terremoto, che ha causato un ulteriore peggioramento».

Presentando la ricerca, anteprima di Màt, la settimana della salute mentale in programma dal 18 al 24 ottobre, Fabrizio Starace, direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche dell’Azienda Usl di Modena, spiega come la crisi incida sull’equilibrio psichico delle persone: «La precarietà e l’instabilità economica hanno un effetto diretto sulle condizioni di malessere psicologico delle persone, che si manifesta con ansia, depressione, insonnia. Le aree in cui si rilevano peggioramenti sono il senso si spossatezza, l’idea di non riuscire ad affrontare gli impegni quotidiani, la scarsa concentrazione e la difficoltà a proiettarsi nel futuro in maniera ottimistica». Restringendo il campione ai modenesi di età compresa tra i 25 e i 64 anni, si rileva inoltre che la perdita del lavoro colpisce maggiormente gli uomini, mentre l’esperienza di disoccupazione di lunga durata colpisce in particolare le donne.

staraceI toni foschi che la ricerca fa emergere sono attenuati da un’altra evidenza, l’efficacia dei programmi di inclusione e coinvolgimento in politiche attive del lavoro in chi soffre di disturbi psichiatrici gravi: «In questo quadro – spiega l’economista del lavoro Tindara Addabbo – c’è un aspetto positivo. Si registrano gli effetti di politiche attive e di inserimento lavorativo verso persone che hanno disagi psichici molto elevati. Queste esperienze hanno un effetto molto positivo sia sulla loro salute sia sul territorio, nella comunità e nell’azienda che li accoglie». Nella provincia di Modena sono circa 600 le persone con problemi di salute mentale inserite in politiche attive del lavoro nel 2012. Meno ricoveri e degenza media più breve sono i risultati riscontrati, e se si considerano solo le persone con diagnosi di psicosi i risultati sono ancora più marcati (diminuzione di ricoveri del 50 per cento e riduzione della degenza del 35 per cento).

Incrementare le reti di sostegno nei periodi di crisi e ampliare l’accesso ai programmi di inserimento lavorativo per le persone con disagio psichico sono le misure indicate dall’indagine per far diminuire il numero di contatti con i Centri di Salute Mentale (dal 2006 al 2012, +25 per cento di primi contatti per gli uomini, +13 per cento per le donne) e limitare l’uso di antidepressivi, che dal 2010 al 2013 sono aumentati nella provincia di Modena più che altrove in regione. Per un doppio vantaggio, conclude il dott. Starace: «Aumentare il benessere degli individui e ridurre i costi del sistema assistenziale».

Immagine di copertina, photo credit: wstera2 via photopin cc.

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