Sei a casa. Sei in Europa.

Si è votato in Europa. Con l’arrivo della primavera l’intera città di Berlino si è lentamente ma progressivamente riempita di cartelloni elettorali i cui slogan hanno cercato di avvicinare i cittadini tedeschi, e non, a un contesto sovranazionale non per tutti consueto. Frasi accattivanti e rime provocanti hanno cercato di calamitare l’attenzione dei più.

L’Europa vicina
Nella città meno tedesca della Germania (400 mila stranieri residenti), infatti, ogni cittadino europeo domiciliato può esercitare il suo diritto di voto attribuendo la sua preferenza, a scelta, a un connazionale o a un candidato del paese in cui vive. Questo meccanismo elettorale, se pur non perfettamente oliato e con grossi margini di miglioramento, vuole far sentire ciascun europeo “a casa”.
Per molti paesi, dove il voto per posta esiste, questa è solo una formalità ma per gli italiani residenti all’estero ma non (ancora) iscritti all’AIRE sovverte uno spiacevole paradigma. Niente treni, aerei, giorni di ferie per poter varcare la soglia del seggio elettorale nella vecchia scuola elementare e esercitare quello che rimane un doveroso diritto. Non importa in quale paese le circostanze della vita ti abbiano portato. Sei a casa. Sei in Europa.

L’Europa lontana
Non tutti sono informati o interessati su quello che succede o succederà nella Comunità europea. Molti sono scettici verso quella che accusano di essere un’Unione monetaria più che un’Unione di popoli. C’è chi paragona Bruxelles a una sfera di cristallo eretta per proteggere i privilegi di pochi e chi a una bolla di sapone pronta a esplodere. C’è chi si barrica dietro antipatie nazionaliste e chi, più consapevolmente, denuncia l’eccessivo – e non legittimo – potere attribuito alla Commissione.
Ciò che è certo è che alla vigilia della Presidenza Italiana del Consiglio dell’Unione europea e dell’apertura del settimo programma quadro per l’innovazione e la ricerca Horizon 2014-2020, le conversazioni dedicate ai mondiali di calcio sono più frequenti di quelle sulle elezioni europee.

Tra astensionismo e populismo
Nessuno lo dice ma in molti lo pensano: “elezioni europee = elezioni di second’ordine”.
È difficile capire per chi si vota, quale sia l’agenda dei candidati e soprattutto in che modo ciascun voto influenzerà le politiche europee e, di rimbalzo, la politica di ciascun paese. È forse per questo che dal 1979, anno in cui si sono celebrate le prime elezioni europee, che l’astensionismo è stato un fenomeno in costante aumento e spesso cavalcato da partiti (un tempo) minoritari le cui politiche populiste giocano su Rabbia, Paura e Ignoranza.

Qui in Germania la parola “Nazi” è spesso utilizzata in associazione a persone o partiti di estrema destra con tratti razzisti, che inneggiano a politiche economiche autarchiche e separatiste. Suona familiare? Tra i più noti National Front in Francia, Lega Nord in Italia, UKIP in Inghilterra, Alternative für Deutschland in Germania, FPÖ in Austria Alba Dorata in Grecia, Jobbik in Ungeria. Ma ci sono anche partiti di estrema sinistra che vedono nell’Europa un vero e proprio rischio per la democrazia e l’economia del proprio paese: Die Linke in Germania e Syriza in Grecia. Poi ci sono quelli un po’ di qui e un po’ di lì, non è chiaro, come i 5 Stelle in Italia.

Perché votare è stato utile
Nei giorni scorsi 400 milioni di cittadini aventi diritto al voto in 28 Paesi hanno eletto 751 parlamentari tra i 16.351 candidati. Questi sono i numeri della seconda più grande democrazia al mondo e i neo eletti non avranno certo un compito facile. L’Europa di domani sarà infatti chiamata a risolvere non pochi problemi e ci auguriamo che riesca a proteggere altrettanti diritti.
La crisi economica e la delegittimazione politica che negli ultimi anni ha investito il vecchio continente dovrà essere combattuta a suon di partecipazione e di riforme. Quindi per oggi lasciamo lo scetticismo e la disillusione in cassetto. Mentre votiamo ricordiamoci che, in un mondo in cui la politica è spesso additata come la causa di ogni male, oggi siamo noi cittadini a far politica e a decidere chi ci rappresenterà.

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