Se l’Omino coi baffi è una gloria dimenticata di Modena

Foto: cortesia Fondo Eredi Campani.
Foto: cortesia Fondo Eredi Campani.

Sì, sì sì… sembra facile fare una storia coi disegni animati. Ci vogliono un soggetto e una sceneggiatura, proprio come nei film o negli spettacoli teatrali. Ma non si tratta proprio di un film o di uno spettacolo, no, no… infatti ci vuole uno storyboard per tradurre in immagini la nostra storia. A questo punto bisogna cominciare a disegnare, disegnare e disegnare. Sembra facile, ma se la nostra storia va in tv occorrono 25 disegni per ogni secondo di animazione e questo vuol dire che se la nostra storia dura 5 minuti ci servono 7500 disegni. Che poi vanno inchiostrati, animati, montati e passati in post-produzione, dove vengono aggiunte le voci già registrate e le musiche.

E non basta avere un pezzo di carta e una matita, no no no. Ci vogliono anche buona tecnica, fantasia e spirito imprenditoriale. A Modena questi elementi non mancano e la città ha avuto un ruolo determinante nella storia del disegno animato italiano. Si può dire che sia parte integrante del suo genius loci assieme al maiale, ai motori e all’aceto balsamico. Ma, contrariamente agli altri tre casi, non tutti a Modena lo sanno.

Proprio per questo la Galleria D406 di Via Cardinal Morone ha inaugurato durante il Festival Filosofia la mostraDa Carosello a Supergulp!, aperta fino al 2 novembre e volta a mostrare per la prima volta al pubblico disegni, schizzi, bozze e rodovetri originali provenienti dall’avventura modenese del disegno animato. “Con questa mostra abbiamo voluto riportare in città un’esperienza troppo a lungo dimenticata – spiega Andrea Losavio, proprietario della galleria -. Si tratta di uno dei momenti più alti della creatività artistica italiana. Creativo, oggi, è un termine abusato, ma queste persone lo erano per davvero.”

GLI STUDI DI ANIMAZIONE, VECCHIE GLORIE DI MODENA

Foto: cortesia Fondo Eredi Campani.
Foto: cortesia Fondo Eredi Campani.

Nel secondo dopoguerra il disegno animato italiano trova sbocco soprattutto nella pubblicità e, nella Modena degli anni ’70, vediamo la compresenza di ben tre studi di animazione. Capofila è la Paul-Film, fondata nel 1954 da Paul Campani: 16 anni di attività e altri 7 sotto diverso nome, con punte di quasi novanta dipendenti e ospiti illustri tra cui Louis Armstrong che qui registrò alcuni jingle nel 1968. Alla Paul-Film si deve l’invenzione di innumerevoli personaggi animati per Carosello, espressione di una nuova concezione della pubblicità dove le storie dei protagonisti risultavano centrali rispetto al “codino” della réclame finale. L’Omino coi baffi, Angelino, Toto e Tata, Miguel son mi e Svanitella sono solo alcuni dei soggetti usciti dalla penna di Campani, che amava definirsi “commerciante di disegni” piuttosto che “artista”.

Foto: cortesia Fondo Eredi Campani.
Foto: cortesia Fondo Eredi Campani.

Poi ci sono gli studi che hanno portato “i fumetti in tv” realizzando animazioni per i programmi “Gulp!” (1972) e “SuperGulp!” (1977-1981), ossia lo Studio Bignardi, aperto da Secondo Bignardi nel 1965, la Cartoncine di Renato Berselli fondata sempre negli anni ’60 e la PlayVision, aperta nei primi anni ’70 da Guido de Maria: classe ’32, è l’unico erede ancora vivente di questa avventura, tuttora in pista con le animazioni delle pubblicità Loaker. Infine, una citazione speciale spetta alla figura poliedrica di Bonvi, collante fra i tre studi, “papà” di personaggi quali Nick Carter, Cattivik e Sturmtruppen, nonché maestro di Silver dalla cui penna sono nati Lupo Alberto e la Fattoria McKenzie.

UN’OCCASIONE (MANCATA?) DI VALORIZZAZIONE
Ma c’è un problema. La città, nelle sue istituzioni, non si è mai dimostrata seriamente interessata a valorizzare questa fetta di storia recente della città, che comunque ha a che fare con la storia del costume dell’intero paese. “C’è stata una mostra su Paul Campani nel 2007 a cura di Stefano Bulgarelli: una cosa importante, ma è rimasta isolata. Poi è stato inaugurato il Bonvi Parken, ma non basta. Non stiamo parlando di una meteora, bensì di un’esperienza trentennale e un mondo assolutamente modenese – spiega Andrea Losavio -. C’è una quantità di materiale che non è mai stato studiato nella sua completezza. Solo lo Studio Bignardi ha conservato centinaia di migliaia di disegni, è un patrimonio ineguagliabile che andrebbe studiato, conservato, valorizzato, che meriterebbe uno spazio adeguato, un museo dinamico. I personaggi animati usciti da questi studi sono emblemi del territorio, come il Cavallino”.

La valorizzazione, infatti, sarebbe sia culturale sia turistica, poiché il disegno animato è una forma espressiva che ha ammiratori in tutto il mondo. Losavio rivela che nessun esponente dell’Assessorato alla Cultura di Modena è stato presente all’inaugurazione della mostra durante i giorni del Festival, eppure l’affluenza cittadina c’è stata – “assieme a qualche lacrimuccia di alcune signore che lavoravano negli studi” – e la stampa ne ha parlato a livello nazionale.

Pensare a investimenti oculati, fare sistema, ottimizzare gli spazi vuoti, realizzare sinergie tra pubblico e privato, “sembra facile”, direbbe l’Omino coi baffi, ma forse il peccato originale è il puntuale disinteresse verso i profeti in patria. “Ci sono realtà cittadine che acquistano in cultura guardando a luoghi lontani e ignorando quanto si ha in casa propria – conclude infatti Losavio -. Non è mai troppo tardi per lanciare una sfida e una proposta: la città non può farsi scippare da altri luoghi questa occasione.”

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Moviole per la realizzazione dei filmati di animazione. Una cortesia della Galleria D406 e di  Fabio e Giacomo Bignardi.

Ascesa e caduta della Paul Film. Fonte: Converso.

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