Quel simbolo che da 2000 anni non smette di interrogarci

Da un progetto applaudito al festival Fotografia Europea, a un viaggio-documentario alla scoperta dell’Italia della Fede che ruota attorno alle croci di Dozulé, movimento spesso mal tollerato dalla Chiesa Cattolica. Lo scorso maggio, il modenese Tommaso Mori, classe 1988, diplomato in fotografia presso il Cfp Bauer di Milano, ha raccolto consensi presso la prestigiosa kermesse organizzata in terra reggiana con la serie di scatti “Simone di Cirene”, figura biblica che, stando alle Sacre Scritture, aiutò Gesù Cristo a trasportare la croce nella salita al Golgota: “Compare solamente per due versetti, si hanno pochissime informazioni sul suo conto – spiega Tommaso –. Ho preso spunto da questa figura per affrontare il tema del portare la croce”. Ora, da queste serie di dieci scatti, sta prendendo vita quello che a tutti gli effetti può avere i crismi per essere un documentario fotografico più ampio e circostanziato sul vivere la fede all’epoca della totale secolarizzazione.

Alte più di sette metri, facilmente visibili grazie anche all’illuminazione al neon, le “croci d’amore di Dozulé” sono installazioni facilmente riconoscibili, soprattutto lungo strada Vignolese, nei pressi della chiesa di Collegarola, e ad Obici, frazione di Finale Emilia, nel santuario di Santa Maria degli Angeli, entrambe protagoniste nel progetto “Simone di Cirene”. Complessivamente, in tutta la penisola ne sono state censite circa duecentocinquanta che sono già comparse sulle pagine dei quotidiani, sia negli anni scorsi che in periodi più recenti. Il lavoro di Tommaso Mori, però, vuole discostarsi dalla mera cronaca: “Ho ricevuto lo stimolo più forte per sviluppare questo progetto fotografico da parte di Don Giancarlo Suffritti, sacerdote della parrocchia di Collegarola spesso non allineato con l’Arcidiocesi che ho incontrato lo scorso inverno”. Il prelato, fondatore della comunità terapeutica “L’Angolo”, ha spiegato al fotografo gli effetti positivi derivanti dall’installazione di una croce, benefici per la comunità e per la vita di chi si è occupato dell’opera: “Ciò ha stimolato la mia curiosità – ha aggiunto Tommaso Mori – e da ateo l’argomento mi ha affascinato perché mi sono dovuto scontrare con il tema della Fede”.

Il progetto, che attualmente porta il working title “People on the cross”, mira a svelare e raccontare le persone che, contando esclusivamente su ingenti investimenti privati, si sono prodigate nell’erezione delle croci d’amore. Quali sono i quesiti a cui vuole dare risposta questo nuovo progetto fotografico? “Perché credere in questo modo nel 2014? – replica Mori – A me interessa trovare persone che, oltre a sentire una forte presenza del Divino nella vita quotidiana, uniscono i propri sforzi per dare vita a iniziative di questo tipo in un’epoca di completa secolarizzazione”.

Per Tommaso Mori si tratta, in sintesi, passare da un pubblico di nicchia da mostra fotografica, ristretto e settoriale, al “volere stimolare in maniera più diffusa una riflessione sul cosa significa credere”. Si prospetta nei prossimi mesi un’opera finalizzata a tradursi in immagini da esporre in galleria, ma anche da presentare su libro fotografico e testimonianze video da raccogliere su dvd da qui a un anno: dopo un lavoro approfondito di ricerca e di editing, l’obiettivo è quello di arrivare a pubblicare i primi risultati delle interviste per avere un rapporto quotidiano con il pubblico di Facebook già all’avvio del 2015.

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