Quel Peppone in camicia verde

manfredini“Sono ricoverato in quanto a seguito delle cure sto subendo un blocco intestinale, scatenatevi mandatemi volgarmente a cagher, grazie”. Un letto di ospedale, le lenzuola arrotolate sotto i piedi, un paio di fantasmini bianchi recanti l’immancabile sole delle Alpi. Questo l’ultimo post pubblicato su Facebook lo scorso 22 settembre da parte di Mauro Manfredini, personalità di spicco della Lega Nord modenese – ma in fondo dell’intera città che a suo modo ha sempre rappresentato nel suo essere così tipicamente mudnès – mancato ieri in seguito a una grave malattia che lo aveva colpito da poco più di un anno. Un post che riassume in una manciata di parole il carattere, il lato ironico, umano e politico del “Manfre”, soprannome con cui era conosciuto praticamente ovunque in città e non solo, visti gli ultimi nove anni da consigliere regionale. Una personalità fatta, nel bene e nel male, di ruvida passione, di profonda geminianità.

Nel 2014 è fin troppo facile, non fa neanche notizia, descrivere un politico indicandolo come “diretto” o capace di tenere “un contatto con laggente”, espressione il cui abuso ha portato alla fusione l’articolo e il sostantivo con il raddoppio della consonante. L’esperienza da commerciante nel settore dell’abbigliamento – vendeva biancheria intima al mercato gli ha permesso con il tempo di sviluppare delle doti di empatia più uniche che rare che gli permettevano di entrare in sintonia con l’interlocutore, di instaurare un livello di confidenza e immediatezza capace di travalicare attriti ed eventuali divergenze politiche. Chi lo conosceva ha perso una persona sincera, da cui ricevere una disponibilità totale e un confronto sempre aperto.

Mauro Manfredini con Paolo Tomassone ai tempi di "Occupiamo l'Emilia"
Mauro Manfredini con Paolo Tomassone ai tempi di “Occupiamo l’Emilia”

Chi non lo conosceva può tentare di comprenderne il carattere leggendo il tredicesimo capitolo di “Avanti Po”, opera di Paolo Stefanini risalente al 2010: in poco più di una dozzina di pagine, l’autore lascia a Manfredini l’opportunità di raccontarsi, di mostrarsi nella sua nuda quotidianità di leghista e di modenese con pregi e difetti, culminando sul finale con una viva commozione per il malore che poco tempo prima aveva colpito Umberto Bossi, figura per cui il capogruppo in consiglio regionale aveva sempre nutrito una laica devozione.

Manfredini, ex comunista di quelli che negli anni ’70 andavano casa per casa a distribuire L’Unità, era già stato “sdoganato” a livello nazionale da Adalberto Signore e Alessandro Trocino in “Razza Padana” saggio del 2008 sull’avanzata della Lega, anche in quell’Emilia rossa che divenne poi oggetto del documentario delle Officine Tolau, “Occupiamo l’Emilia“, in cui il Manfre ebbe ruolo di protagonista in una lunga intervista concessa passeggiando per il centro della “sua” Modena.  Sul Corriere della Sera aveva fatto il suo debutto addirittura nel 1997 nel “Racconto dell’epopea dei Comunisti Padani“, lista di sinistra che corse alle elezioni del parlamento padano con l’allora imberbe Matteo Salvini. Nessuna di queste produzioni, però, riesce a raccontare Mauro Manfredini con la stessa finezza delle poche pagine di “Avanti Po!”, in quel modo che permette al lettore quasi di percepire l’odore dei sigari a cui il capogruppo del Carroccio era affezionatissimo.

Ancora durante le riprese di "Occupiamo l'Emilia".
Ancora durante le riprese di “Occupiamo l’Emilia”.

L’ultima grande occasione pubblica a cui Manfredini prese parte in città risale allo scorso 23 febbraio, in cui il centro storico venne percorso da un corteo leghista in risposta al pacco bomba rinvenuto davanti la sede del Carroccio in viale Caduti in Guerra. Affranto dalla malattia, ma con lo sguardo ancora fiero, ha manifestato assieme ai suoi compagni, è salito sul palco per il comizio senza temere i fischi e le contestazioni, anche ingenerose, da parte del suo stesso pubblico che, senza il suo impegno, forse non sarebbe neanche esistito: pochi giorni prima, la Procura di Bologna aveva chiesto il processo per le spese rendicontate in Regione. Nella giornata di ieri, amara ironia della sorte, il nome di Manfredini figurava tra i sette capigruppo dell’Assemblea legislativa regionale condannati dalla Corte dei Conti a risarcire viale Aldo Moro per il cosiddetto scandalo delle “interviste a pagamento” (il legale ha già annunciato ricorso).

Una vecchia Oldsmobile
Una vecchia Oldsmobile

A quel corteo, Manfredini era in tutto per tutto assimilabile a una magnifica Oldsmobile d’epoca, ovviamente di colore verde, rappresentante di un’era definitivamente tramontata, con qualche ammaccatura dettata dall’età e dagli errori commessi in più di 20 anni di politica attiva: nonostante il potere acquisito in seno al partito, non si curò mai di allevare eredi all’altezza. Il risultato? Una ribellione da parte di giovani (e meno giovani) ambiziosi che lo scorso maggio hanno portato il partito fuori dal civico consesso con percentuali distanti anni luce dai numeri a doppia cifra delle precedenti amministrative.

“Insieme a Mauro Manfredini, muore anche la Lega Nord non soltanto a Modena, ma in tutta la provincia” dice Andrea Taschini, ex segretario carpigiano della Lega interpellato dalla Gazzetta di Modena. Spetterà alle imminenti elezioni regionali scrivere o meno la parola “fine” sul sogno leghista in Emilia. A Modena, ora, c’è altro a cui pensare. Nel commentare questo lutto, l’ex capogruppo Pdl in provincia Dante Mazzi è stato forse quello più capace di tutti a descrivere Manfredini nel commentare la sua ultima foto: “Mauro era questo: un padano schietto e gioviale anche nel dolore”.

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