Quel luppolo che va tutta birra

Dalla birra al luppolo in una specie di viaggio a ritroso.  E’ questo il percorso fatto da Gabriele Zannini, un tempo gestore di una nota birreria del centro di Modena e oggi reinventatosi come contadino, nel settore dell’agricoltura biodinamica basata sui principi elaborati tra ‘800 e ‘900 da Rudolf Steiner. Oggi sostenitore di una economia diversa, più consapevole, legata all’agricoltura, alla biodinamica e all’arricchimento e non allo spreco delle risorse naturali, Zannini, insieme al comune di Marano e all’università di Parma, sta cercando in particolare di creare una varietà autoctona di luppolo italiano.

La vita nei campi, come è? Potresti raccontare una tua giornata di lavoro?
Lavorare nei campi vuol dire uscire la mattina presto, non ho orari fissi; la campagna non conosce ne sabato ne domeniche,la mia presenza sulla terra è costante,ho instaurato un rapporto con lei, non si parla più di giornata lavorativa ma di uno stile di vita che segue la luce e i ritmi stagionali, avendo una azienda organica cerco di organizzare al meglio possibile i miei interventi su di essa cercando di rispettarla il più possibile e agendo nei modi più sostenibili e soprattutto cercando di creare fertilità in essa.

Come è nata l’idea di coltivare il luppolo?
E’ nata sulla base del progetto “luppolo autoctono di Marano” con cui ho lavorato sin dai primi anni. E’ stato anche un modo per coniugare agricoltura e birra, ma è fondamentale il discorso della territorialità e della biodiversità: l’obiettivo finale è quello di riuscire a creare una varietà di luppolo italiano. Abbiamo reperito campioni di luppolo da tutto il Nord-Italia e stiamo cercando di creare una specie autoctona italiana con il fine della produzione birraia. Questo progetto realizzato insieme al comune di Marano e all’università di Parma è partito da Eugenio Pellicciari, degustatore e giornalista birrario, che mi ha contattato chiedendo di portare qualcosa di nuovo in agricoltura.

luppolo

Cosa si intende per agricoltura biodinamica?
Per me con agricoltura biodinamica si intende creare un rapporto costruttivo con la natura, questo tipo di agricoltura ha a cuore la fertilità e la salute della terra in totale armonia con l’essere umano. Il concetto si espande e comprende anche una rivalutazione delle risorse. Alla base ci sono credenze e osservazioni che durano da millenni, ad esempio l’influenza della luna. Di queste idee che molte volte sono considerate esoteriche io cerco di sviluppare la parte più pragmatica. Il tutto poi si rispecchia nella vita quotidiana

In un’intervista ad inizio settembre parlavi anche dell’attivazione di un sito e-commerce a chilometro zero.
Il progetto e-commerce partirà entro fine Dicembre. Stiamo selezionando le foto per il sito www.relaurino.it  (attualmente in costruzione). Vorrei sfruttarlo sia per organizzare il lavoro sia per trasmettere un messaggio alle persone.

Dalla birra al luppolo, un vero e proprio ritorno alle origini, alla terra: cosa ti ha ispirato?
Una frase di Gandhi mi ha particolarmente ispirato :”Sii te stesso il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”. Per motivazioni personali ho deciso di cambiare e migliorare la mia vita. Questa esperienza mi ha avvicinato alla concretezza della terra. Il mio obiettivo è costruire un’isola felice salvaguardando la salute del luogo in cui vivo. Mi trovo in contrapposizione con la realtà quotidiana, Occorre andare avanti costruendo , non distruggendo. La resistenza a questo cambiamento è dettata dall’ignoranza e da abitudini sbagliate, ma questo cambiamento è necessario altrimenti rischiamo di diventare tutti automi. Portare avanti un progetto sulla terra che era di mio nonno è una bellissima cosa. Ho avuto la fortuna di essere sensibilizzato. Da ragazzino per punizione mi spedivano in campagna a potare gli alberi di pere, per mia fortuna mi ci sono appassionato e col tempo ne ho fatto una ragione di vita.

 

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