Quei “Guercini” che ogni giorno vengono sottratti al nostro Paese

Che il sistema di videosorveglianza della città di Modena non sia proprio ad alti livelli si era già visto lo scorso marzo: un regolamento di conti fra gang di spacciatori sfociò in omicidio alle porte del centro storico, in una zona frequentata come viale Berengario e l’adiacente Novi Park. All’epoca, le telecamere, non furono utili più di tanto nell’economia delle indagini condotte dalla Squadra Mobile della polizia di stato. Pochi mesi dopo, la storia si ripete: un Guercino lasciato a tutti gli effetti incustodito all’interno di una chiesa di corso Canalgrande viene asportato senza particolari difficoltà da una banda di professionisti.

Anche qui, al di là del fatto che gran parte della cittadinanza fosse totalmente all’oscuro della presenza di una simile opera d’arte, desta sconcerto la mancanza di pianificazione, di una strategia capace di coinvolgere i punti maggiormente sensibili del territorio con investimenti mirati e un costante aggiornamento tecnologico. Si pensa di vivere di rendita affermando sì la presenza di occhi elettronici, ma omettendone la totale obsolescenza. Si agisce a macchia di leopardo (alta tecnologia in viale Monte Kosica, archeologia in via Berengario, per esempio), per spot, rispondendo alle legittime richieste di quartieri e residenti presi di mira dai malintenzionati. Da anni, la scusa maggiormente addotta a livello ufficiale è la mancanza di fondi, o il finanziamento con il contagocce per l’ammodernamento di impianti e sistemi informatici.

“Mai lasciarsi scappare una buona crisi, perché è l’opportunità per tentare cose che mai avreste osato prima”.

Parola di John Fitzgerald Kennedy. Proprio nell’ambito dell’innovazione applicata alla sicurezza, un giovane ingegnere italiano ha messo a punto un “orecchio elettronico”, un sensore wi-fi capace di riconoscere i rumori considerati come pericolosi e inviare una segnalazione alla centrale operativa delle forze dell’ordine.

Tale applicazione ha avuto successo e viene sperimentata in qualche città italiana? No, Boston e Washington, Usa.

Pianificazione, strategia e obiettivi incontrano il talento e gli mettono a disposizione il giusto palcoscenico per mettersi alla prova e dimostrare il proprio valore. I nostri “Guercini” sono tutte quelle persone desiderose di crescere umanamente e professionalmente che, lasciate a ricoprirsi di polvere in un contesto bloccato come quello nostrano, vengono sottratte alla loro città dall’opportunità di vivere esperienze e avventure che a sud delle Alpi e a nord del Canale di Sicilia, semplicemente, non sarebbero state possibili. In Italia al massimo, gli unici “talenti”che ancora vengono valorizzati, sono “ballerini, maghi, fachiri, contorsionisti, imitatori” in una trasmissione come “Italia’s got talent” o i cantanti di “X-Factor”. 

Risultato? Come riporta il Sole24Ore, nel 2013 gli italiani (probabilmente quelli che non intendono fare i ballerini, maghi, fachiri, contorsionisti e imitatori)  fuggiti all’estero hanno sfiorato quota 100mila. E considerato che uno su due tra coloro che si trasferiscono non comunica il proprio espatrio, è come se l’intera città di Modena fosse emigrata.

In estrema sintesi, ci liberiamo di tecnologia di ultima generazione lasciando invece intatte, intoccate e intoccabili, telecamere obsolete e inutili vista la contingenza del presente e le sfide lanciate dal domani. Metafora di un Paese stanco incapace di rinnovarsi veramente. Ma con strumenti così vecchi, esattamente come visto purtroppo poche settimane fa in corso Canalgrande, a lungo andare in Italia saranno sempre di più le chiese del talento svuotate da ogni spinta di innovazione, chiese che saranno viste dall’esterno e saranno viste come un oggetto misterioso dai cittadini che diranno “Sai, non sapevo che lì dentro ci fosse un Guercino”.

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