Quando la finanza cambia la vita (in bene)

Un’agenzia viaggi, un negozio di profumi, un agriturismo, ma anche abbigliamento e articoli per le feste. Difficile pensare che cinque attività, di altrettante donne del territorio, abbiano qualcosa a che fare con la donazione di 100mila euro che Papa Benedetto XVI affidò al Vescovo di Carpi all’indomani della sua visita pastorale nelle zone terremotate, nel giugno 2012.

Eppure è così: sono cinque imprenditrici tra i trenta progetti selezionati da monsignor Francesco Cavina per il progetto di finanza sociale che ha permesso di erogare in totale 200.000 euro in forma di prestiti senza interessi.

Diecimila euro l’importo massimo per ciascun progetto, sembrano briciole, «eppure chi dà oggi qualcosa senza garanzie? Senza questi fondi non sarei riuscita a riprendermi» osserva Susi Alì mentre già pensa di allargare la sua agenzia di viaggi. Oggi ha 34 anni, nel 2012 il terremoto l’ha privata dei locali e tuttora è in container, a Concordia. Anche Lucia Infante, 23 anni, titolare di un negozio di abbigliamento per taglie comode a Medolla, ha scelto di rimanere nell’area del cratere. «È la mia terra – osserva – credo sia desiderio di tutti i giovani cercare di rivalutarla al meglio». Mirela Lazurca viene dalla Romania e ha lavorato in un negozio di articoli per le feste: «Sono subentrate difficoltà, così sono rimasta a casa e devo ancora ricevere una cifra piuttosto elevata di stipendi arretrati. Non avendo trovato lavoro, ho deciso di seguire la mia passione», ed eccola nel suo «piccolo negozietto dove si trova un po’ di tutto per le feste. Mi rincuora quando manifestano soddisfazione per l’apertura, mi dicono ‘non c’era, e ci voleva’».

Destinataria di un finanziamento anche Anna Rosa Ferrari, specializzata in “profumalchemici”, tra i quali ha creato un profumo ispirato al Balsamico Tradizionale, da subito chiamato il profumo di Modena: «il mio progetto prevede il posizionamento dei miei prodotti in un negozio monomarca collocato nel centro storico di Modena e la specializzazione nella produzione e commercializzazione di nuove linee. Senza Fides et Labor non ce l’avrei mai fatta».
Anche per chi eroga materialmente i fondi il progetto è innovativo: «ci ha dato la possibilità di sperimentare qualcosa che spesso si legge solo sui libri – osserva Ermanno Ruozzi, direttore d’area di Bper – i piccoli progetti dove si legge possibilità e voglia di fare dovrebbero già di per sé essere una garanzia, per noi è un’opportunità da studiare per un modo diverso di fare banca».

Sessanta le richieste presentate, segno che di queste iniziative il territorio ha fame, poiché si rivolge a una fascia grigia di persone con idee e talento ma che si scontrano con la mancanza di fiducia da parte degli istituti di credito tradizionali a causa di scarse garanzie o varie situazioni di precarietà. Altri progetti saranno finanziati poiché si riscontra un buon rientro e un basso tasso di insolvenza. Soddisfatto monsignor Francesco Cavina, anche se si aspettava maggior partecipazione al fondo da parte del mondo istituzionale ed economico locale: «chi ragiona in termini di profitto fa fatica a lasciarsi coinvolgere ma la gente semplice dà quel poco che ha. Questo mi fa capire che è stato colto il valore dell’iniziativa. Il lavoro – chiarisce – non dev’essere un privilegio ma un diritto. Fides et Labor non offre solo sostegno: sono in tanti che, privati di un mestiere, credono di aver perso la dignità e le donne, come i giovani, sono tra coloro che pagano il prezzo più alto in questa crisi. Si tratta di dare loro credito, cioè fiducia. È una goccia nel mare – conclude – ma credo che Carpi stia facendo la sua parte e mi auguro che Fides et Labor possa divenire un modello esportabile».

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