Quando gli albanesi erano loro

Prima di scrivere questo articolo ho cercato su Google Immagini la parola “albanesi”, così, per curiosità. Il risultato è interessante: ci sono solo foto di persone arrestate, qualche nave stracarica di profughi degli anni ’90 e, tra le ricerche suggerite, i “fotomodelli albanesi”. Da questa veloce ricerca sembrerebbe che gli albanesi per gli italiani si dividano in due categorie: i criminali e i bellocci fotomodelli. “Tutt’oggi l’albanese è la persona che deruba le ville o che fa il ballerino, con tutto il rispetto per quest’ultima categoria” conferma Olti Buzi. “Ma l’albanese è anche scrittore, docente all’università, un impiegato come un qualsiasi cittadino italiano, uno studente, una madre che porta il suo bambino all’asilo come fanno tutte le madri italiane”. Insomma, chiunque. Non c’è solo la mafia albanese e non c’è solo Kledi Kadiu. Così come l’italiano non è solo Totò Riina o Marcello Mastroianni: ci siamo anche noi, nel mezzo.

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Olti Buzi è il direttore editoriale di Albania News, il primo quotidiano albanese online in lingua italiana. “Il giornale ha sede a Modena perché parte dei fondatori risiede in Emilia Romagna” dice Buzi. “Io, da direttore editoriale, abito a Modena dal 2000, altri colleghi abitano a Bologna o Ferrara. Va detto che in questa regione c’è una forte realtà associativa, e questo ha aiutato. Ma, alla fine, si tratta di un fatto puramente organizzativo, poiché ricopriamo e rappresentiamo la comunità albanese in tutta Italia”.

Nella provincia di Modena gli albanesi residenti sono più di 10mila, “tra i quali circa 1000 hanno studiato o stanno studiando attualmente presso l’Università di Modena e Reggio Emilia” ci tiene a precisare Buzi. In Emilia Romagna l’Albania è il paese più presente dopo Romania e Marocco. L’immigrazione albanese fu la più grande degli anni ’90. A Brindisi arrivarono migliaia di profughi su imbarcazioni che spesso non sarebbero state in grado di fare un metro in più. Il 7 marzo del 1991 si calcola che arrivarono 27mila migranti. Qualche mese dopo, in agosto, la nave Vlora ne portò altri 20mila. Le immagini di giovani seminudi che si calano dalle funi della nave o si tuffano direttamente nel mare pugliese sono rimaste impresse nella memoria di chiunque abbia visto un telegiornale in quel periodo. L’Italia era allora la terra promessa.

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Di tempo n’è passato tanto e le cose sono un po’ cambiate. “Gli albanesi hanno sognato di trovare l’America in Italia” racconta Buzi, “e per qualcuno si è realizzato. Qualcuno l’ha vista come ancora di salvezza nel primo decennio post-comunista dell’Albania. Questi fatti sono benissimo raccontati nei documentari “Anija” di Sejko e “La nave dolce” di Viccari. Oggi la realtà è ben diversa anche per gli italiani stessi. Dopo il periodo transitorio vissuto in Albania fino negli anni 2000, gli immigrati albanesi stessi hanno intravisto una chance per reintegrarsi nel nuovo tessuto economico e sociale nella terra madre. Le difficoltà economiche che sta vivendo l’Italia ultimamente, hanno dato una ulteriore spinta a questo fenomeno di migrazione al contrario”.

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Infatti, come abbiamo già visto, sono sempre di più gli albanesi che lasciano l’Italia per ritornare in Albania ma anche gli italiani che si trasferiscono là alla ricerca di nuove opportunità. “Subito dopo il crollo del regime comunista nei primi anni ’90, l’Italia è diventato il principale partner commerciale dell’Albania e gli italiani i principali investitori” continua Buzi. “Ai tempi però l’Albania presentava una serie di fattori proibenti tra i quali l’incertezza del diritto, la minima dotazione di infrastrutture”.

Passano 20 anni e l’Albania è cambiata: ora si presenta agli investitori in modo molto diverso, con un’economia stabile e in crescita, bassi costi di manodopera e una burocrazia meno problematica di quella italiana. “Questo, unitamente alle difficoltà finanziarie che le imprese italiane si trovano ad affrontare nel proprio paese d’origine, ha fatto sì che sempre più imprenditori italiani si trasferiscano in Albania. L’America, di questi giorni, sembra essersi spostata dall’altra parte dell’Adriatico”.

Ma dopo oltre 20 anni di convivenza con gli immigrati albanesi abbiamo imparato qualcosa di loro, della loro lingua, della loro cultura, o sono ancora tutti esclusivamente criminali da arrestare o fotomodelli e ballerini da applaudire? Insomma: la cultura albanese è conosciuta in Italia? Lo chiedo a Olti Buzi e la risposta è decisamente secca.

“No. A volte mi sento chiedere domande del tipo ‘Ma l’Albania fa parte della comunità europea, no?’. Che, non è tanto preoccupante per il fatto che non conoscono l’Albania, quanto del fatto che non conoscono l’Unione Europea. C’è stato, a mio avviso, un percorso di integrazione che non è stato adeguatamente percepito”.

Albania News è nato anche con questo scopo: favorire l’integrazione, in un senso e nell’altro. “La lingua italiana è stata una scelta per dare la possibilità anche a chi non parla l’albanese ad avere più informazioni sull’Albania” spiega il suo direttore. “ L’altro motivo alla base di tale scelta è quello di favorire ulteriormente l’integrazione dei cittadini albanesi che vivono in Italia. Vi era poi un’altra esigenza, della quale però ci siamo resi conto solo una volta avviata. Concerne la seconda generazione, i figli di migranti che spesso hanno il problema inverso e fanno fatica a comprendere la lingua dei propri genitori pur essendo interessati alla realtà del Paese delle Aquile”.

Oggi se si cerca su Google Immagini “Vlora”, il nome di quella nave che portò in Italia tanti disperati una generazione fa, si trovano solo le immagini delle bellissime spiagge della città di Valona (Vlora in albanese). Segno che quei tempi sembrano lontani e qualcosa è cambiato, o almeno sta cambiando. Magari non sarà davvero la nuova America, ma un posto dove fare le vacanze, questo sì.

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Immagine di copertina, photo credit: Godo-Godaj via photopin cc

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