Perché Facebook non ha comprato la Giamaica

Il valore complessivo dell’operazione è di 19 miliardi di dollari. Attenzione: miliardi, non milioni. È la cifra che Facebook sborserà per inglobare Whatsapp, la popolarissima applicazione per smartphone che in pochi anni ha raggiunto 450 milioni di utenti attivi, ovvero persone in carne ed ossa che la utilizzano quasi ogni giorno.

Di fatto però quello che compra Zuckerberg non è semplicemente un’applicazione molto efficiente e di grande successo come Whatsapp. E nemmeno “un ottimo team di sviluppatori”, come si dice da qualche parte.

Una cifra così grande si spiega in un solo modo: Zuckerberg ha comprato degli esseri umani.

Per la precisione 450 milioni di esseri umani. Ovvero i famosi “utenti attivi” di Whatsapp.

Non esseri umani qualunque, ma clienti entusiasti, che usano Whatsapp praticamente ogni giorno per scambiare milioni di messaggi di testo e vocali. Persone che difficilmente potrebbero farne a meno e che ogni giorno diventano di più.

Infatti Whatsapp, in soli quattro anni, ha avuto una crescita enorme, veloce e superiore anche a quella dello stesso Facebook, come dimostra questo grafico:fbwhatsappchart

Ed è probabile che gli utenti attivi diventino presto un miliardo, sorpassando l’ormai obsoleto servizio sms.

Ecco il motivo della spesa pazza di Zuckerberg: dominare il settore della comunicazione, controllare miliardi di persone. Oppure, in una visione più edulcorata, come scrive lo stesso Mark nel suo tipico linguaggio imprenditoriale-naif: “Rendere il mondo più aperto e connesso”.

Ma cosa avrebbe potuto comprare con la stessa cifra?

Perché Facebook non ha comprato la Giamaica (e non comprerà Modena)

9e0255a5-affb-4cdf-bc47-5e8f4c65f7c6Una cifra così alta ha scatenato calcoli e comparazioni di ogni genere. Basti pensare che 19 miliardi sono più del PIL di Islanda, Giamaica, Bermuda, Fiji e Modena tutte insieme. Una cifra enorme. Il sito “Things that are cheaper than whatsapp” (traduzione “Cose che costano meno di Whatsapp”) ha pubblicato una serie di esempi di spese che si potrebbero fare con la stessa cifra o addirittura spendendo meno.

Ad esempio Mark Zuckerberg avrebbe potuto finanziare il programma spaziale Nasa per un anno. O risolvere il problema dell’acqua potabile nel mondo. O addirittura comprare l’intera Giamaica. Anzi: se davvero avesse deciso di acquistare il paese dei rasta, gli sarebbero avanzati 4 miliardi di dollari di resto, che avrebbe comunque potuto lasciare come mancia.

E non è finita qua: il telescopio spaziale Hubble costa solo 10 miliardi di dollari, e questo considerando la progettazione, la costruzione, il lancio e i costi di mantenimento. Le 20 più grandi società di calcio del mondo (Real, Manchester, Milan eccetera.) costano, tutte insieme, 16 miliardi. Sempre meno di Whatsapp.

Insomma: le possibilità del giovane Mark erano infinite.

Ma anche il valore delle persone, lo sappiamo, è infinito. E se ne rendeva conto anche il team di Whatsapp quando, nel 2012, scriveva una sorta di manifesto dove si spiega perché Whatsapp non ha la pubblicità.

La pagina, apparentemente scritta dai due fondatori dell’applicazione, cioè Jan Koum e Brian Acton, inizia con una citazione di “Fight club”, il famoso romanzo di Chuck Palahniuk. Ma a un certo punto c’è un passaggio molto interessante, dove i due neopaperoni prendono posizione contro la pubblicità:

“La pubblicità non è solo un’interruzione dell’estetica, è un insulto alla vostra intelligenza e un’interruzione dei vostri pensieri. In ogni azienda che vende pubblicità, una porzione significativa del team ingegneristico trascorre la giornata perfezionando i sistemi di estrazione dati, scrivendo codici più accurati per raccogliere i vostri dati personali, aggiornando i server che contengono tutti i dati e verificando che tutto sia registrato, riunito, suddiviso, confezionato e spedito… Il risultato? Un banner pubblicitario leggermente diverso, più mirato, nei vostri browser o sugli schermi dei vostri cellulari.

Ricordate: quando si parla di pubblicità, il prodotto siete voi, gli utenti.

L’ultima frase è una sintesi perfetta di quello che è Facebook, il cui motto potrebbe essere appunto: se non paghi un prodotto è perché il prodotto sei tu. Infatti se Zuckerberg può permettersi Whatsapp, è esattamente perché ha fatto della pubblicità mirata il suo credo. Un’idea che ai due fortunati fondatori di Whatsapp non piaceva. Almeno fino a qualche giorno fa.

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