Per chi è il Natale di Gesù?

Approssimandosi il Natale si è fatta più insistente la domanda: “Come sarà questo Natale?”. Questo Natale – scriveva 50 anni fa don Primo Mazzolari – è come tutti i Natali: un grande dono fatto a povera gente”. Mi hanno fatto riflettere per la loro attualità le parole “dono” e “povera gente”.
Il Natale è un dono; è il regalo che Dio ci fa per dirci che è vicino a noi, tanto vicino da mandarci suo Figlio a condividere in tutto e per tutto la nostra natura umana, eccetto il peccato; per dirci che l’uomo, ogni uomo, è importante, è prezioso ai suoi occhi. Un dono fatto a “povera gente”.

Da anni siamo avvolti da una crisi che anziché allontanarsi sembra farsi sempre più profonda, generando paura, smarrimento, rassegnazione.
In questo contesto auguro a tutti anzitutto di non sentirsi esclusi dalla consolazione, dalla gioia, dalla speranza che ci vengono dall’aprirci alla certezza che Dio non ci ha abbandona in balia di noi stessi; per noi e per la nostra salvezza egli è venuto a condividere la nostra storia, la nostra vita: il Figlio di Dio si è fatto uomo, veramente uomo. Nella Lettera dell’Apostolo Paolo a Tito leggiamo:“ E’ apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna… a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e pietà” (Tt., 2,11).

lanfranchi

Per chi è il Natale di Gesù? L’apostolo Paolo ci dice: è per tutti. E’ per chi si sente bisognoso di salvezza, per chi quindi ammette la propria fragilità e debolezza. Natale è per chi è e sa di essere povero. E non mi riferisco solo o principalmente alla povertà economica o sociale, che purtroppo colpisce sempre più famiglie; mi riferisco alla povertà come segno della condizione umana.
Natale è certamente per chi è povero materialmente, ma anche per chi si sente povero di compagnia e soffre di solitudine, per chi è costretto a contare i fallimenti dei suoi rapporti affettivi, per chi si trova moralmente fragile, per chi si sente incapace di guidare un figlio adolescente, per chi si trova senza più desideri, senza speranza, per chi è martoriato nel suo fisico. Potrei andare avanti nell’elenco delle nostre povertà. Tutti, credo, siamo e rimaniamo deboli, fragili, poveri. Varrebbe la pena confessarlo anzitutto a noi stessi.

La dove la debolezza dell’uomo è riconosciuta e confessata, lì può nascere la gioia di sentirsi salvati, lì può nascere più facilmente la solidarietà, la fraternità, la vicinanza, la condivisione.
E’il dono che può fare il Natale a noi “povera gente”. Lo dico ancora con le parole di don Primo Mazzolari: “Tu mi dici: “E il tuo Natale cosa mi dà? Non vedi che è un povero anche Cristo?” Hai ragione: Cristo è povero, ma è così buona la sua povertà, che quando gli sei vicino non hai più voglia di chiedergli delle cose: t’accorgi che ciò che ti manca, quando c’è lui , è ben poca cosa: che c’è anche questa poca cosa se sai chiamare col suo nome la gioia che hai dentro. E senti che con niente puoi dare a chiunque , se vuoi bene a tutti. Se non hai roba, hai del cuore, e ognuno ne può prendere quanto vuole, perché il cuore cresce spendendosi, si arricchisce spogliandosi”

Auguro a tutti un Natale di gioia, di bontà, di speranza.

Antonio Lanfranchi, arcivescovo

Immagine di copertina: “L’Adorazione dei pastori” o anche “Natività Allendale”, olio su tavola di Giorgione, databile tra il 1500 e il 1505 circa.

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