Oggi copritevi di gloria, plis

Se c’è una cosa che impressiona dell’Italia di questi ultimi dieci anni almeno, è quella sensazione che aleggia nell’aria – densa come la nebbia padana di certe notti invernali – di un immobilismo inamovibile (il rafforzativo si compone sulla tastiera quasi da solo).

Prendiamo una voce capitale come “turismo”. Da quanto tempo sentiamo il tormentone sulla necessità di rilanciarlo, quale componente chiave per il PIL ma anche dell’immagine complessiva del Paese, senza che all’atto pratico nulla si muova? Solo a fare un breve carrellata a ritroso, di esempi tra i più disparati di annunci su questo famoso rilancio, sempre all’orizzonte ma mai avvicinatosi di un metro rispetto a quella linea lontana, ne troviamo a iosa. Ricordate? Era il 1996 quando Prodi, allora al governo, annunciò l’intenzione di trasformare il Mezzogiorno nella California – o Florida – d’Italia. Tra due anni festeggeremo il ventennale dell’annunciata trasformazione. Ancora parecchio in itinere, ci sembra.

Va precisato subito che il tasso di annuncite, direttamente proporzionale all’inconsistenza degli interventi, è senza colore politico: assolutamente bipartisan. A parte vacue boutade come il lancio in pompa magna del marchio “Magic Italy” di Berlusconi nel 2009, naturalmente funzionale al “rilancio del turismo in Italia”, nulla più di ripercorrere cronologicamente la vicenda dell’inutile portale Internet italia.it rende bene l’idea dell’abissale distanza tra la necessità di un rilancio coordinato e strutturale del settore e una realtà fatta di interventi occasionali, scollegati, improvvisati, offrendo l’immagine complessiva di un Paese guidato da un’armata Brancaleone. Italia.it – per chi non se lo ricordi – è il sito reso celebre dall’allora ministro Rutelli col famoso video in inglese maccaronico “Plis visit Italy“, ma ancora di più dal costo spropositato per i contribuenti: 45 milioni di euro investiti solo all’inizio. Un portale aperto dopo una gestazione di tre anni, poi chiuso, poi riaperto, e paracadutato (quasi) indenne fino ad oggi attraversando tutti i governi succedutisi in questo Paese dal 2004.

La cronologia completa di questo umoristico esempio (se non ci fosse da piangere) di inconsistenza, di non essere nemmeno capaci di posizionare bene il dito oltre che, naturalmente, di guardare alla luna, si trova su Wikipedia, ma un passaggio particolarmente significativo della vicenda merita di essere riportato anche qui: “A fomentare le polemiche sopraggiunse il fatto che un privato cittadino, una volta visionato il codice del sito, lo riscrisse da solo in una settimana rendendolo molto più funzionale“. Insomma, una settimana di lavoro per rifare, molto meglio, quello che in tre anni non si era stati capaci di fare. Che aggiungere di più?

Perché ritirare fuori adesso questo tormentone, il “rilancio del turismo” come se – appunto – non se ne parlasse dal secolo scorso? Perché proprio oggi sul Corriere Gian Antonio Stella ha pubblicato un articolo in cui segnala come, in dieci anni, l’Italia sia precipitata dal primo al diciottesimo posto come marchio turistico mondiale. Titolo del pezzo, sempre buono oggi come cinque, dieci, quindici anni fa: “Il tesoro che l’Italia disprezza“. Scrive Stella, andandoci giù (giustamente) pesante rispetto a questa vacuità tutta italica sul tema:

Il «marchio» Italia è già conosciutissimo e primissimo per ciò di cui andiamo fieri: i tesori artistici, monumentali, paesaggistici. Ma, come spiega il dossier a noi dedicato, non possiamo più campare di rendita: tutte quelle cose «non sono più sufficienti a farci preferire ad altre destinazioni, specie perché il nostro rapporto qualità-prezzo è precipitato dal 28° al 57° posto, un tracollo!»”.

E ancora:

“E’ da pazzi trascurare un settore come il turismo che sta vivendo il più grande boom mondiale di tutti i tempi e che potrebbe darci una formidabile spinta per cavarci dai guai. Invece, poco o niente. Rari accenni (10 citazioni su 46.059 parole) nello sblocca Italia, dove si parla dei «condhotel» o della necessità di «armonizzare» le offerte dei vari enti locali. Fine. Ma dov’è la piena consapevolezza di quanto il tema sia vitale per il nostro presente e il nostro futuro?.

Già dove è finita? O meglio ancora, c’è mai stata, al di là delle chiacchiere tanto cicliche quanto inconsistenti? Possiamo aspettarci da chi oggi ci governa qualcosa di più e di meglio rispetto al vuoto pneumatico che ha caratterizzato da tempo immemore la riorganizzazione di un settore vitale per la nostra economia?

Possiamo solo sperarlo, augurarcelo. In fondo anche Brancaleone da Norcia, poco prima di cadere nella fossa preparata per i Saraceni nell’indimenticabile film del 1966 di Monicelli, ebbe un barlume di consapevolezza e, in un sussulto d’orgoglio, urlò ai suoi: “All’erta, miei prodi! Vi siete finora coperti di merda! Copritevi oggi di gloria!”.

In copertina, un’immagine del mio vecchio amico e maestro di satira Edoardo Baraldi.

PS. Mi viene segnalato da un amico presente qualche tempo fa a un convegno sul turismo che vedeva la partecipazione di vari guru del marketing turistico online, che per tutti, l’esempio da seguire a livello mondiale è il portale realizzato dalla Svizzera:  un sito costato sicuramente meno di italia.it, universalmente considerato più che eccellente e che – riportavano i relatori del convegno – ha effettivamente aumentato il turismo nella Confederazione (senza andare troppo nel dettaglio: guardate solo la quantità di lingue diverse in cui è fruibile il sito elvetico rispetto a italia.it).

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