Notte in sala stampa, in cerca di emozioni

E’ stato necessario il secondo turno per avere un sindaco a Modena. Per “misurare la temperatura” alla politica locale, si può stare una notte in municipio in attesa del neo eletto. Per ritrovare una passione che tarda ad arrivare.

In sala stampa, al ballottaggio, non c’è la stessa frenesia del primo turno. Non c’è più quell’attesa, quell’entusiasmo. È come ritornare insieme all’ex ragazza. Il vigore giovanile ormai è scemato, non ci sono più calcoli da fare, la scelta è dicotomica, bianco o nero, niente sfumature di grigio, niente poesia, solo bieco pragmatismo.

Il “corridoio dei passi perduti”, il locale antistante l’aula del civico consesso, è stato nuovamente messo a disposizione di media locali e nazionali: i primi ad arrivare sono gli operatori del servizio pubblico. Alla spicciolata, giungono pay-tv, agenzie di stampa, quotidiani. La sala stampa è un diesel costretto ad avviarsi a temperature rigide: fatica a prendere il giro giusto, tossisce indispettita e sonnacchiosa, è svogliata non ne vuole assolutamente sapere di riprendere quella baldanza che aveva mostrato due settimane prima.

Scollinate le ore 23, i seggi vengono chiusi, giungono altri cameraman, fioriscono i riflettori, l’aria si fa più frizzante e i telefonini si scaldano. A dimostrazione di come la situazione stia iniziando a farsi cruciale è l’approdo in municipio degli “umarells” della politica locale, privati cittadini che o per curiosità o per eccesso di tempo libero a disposizione, non perdono mai una singola seduta di consiglio comunale, provinciale, assemblea di condominio e chi più ne ha, più ne metta. Nel frattempo, un anziano giornalista con decenni di esperienza alle spalle si lamenta al telefono con la redazione per la mancanza di aria condizionata: “Se ci sono novità, dopo ti chiamo”, chiude. Si fa vedere anche il candidato di opposizione, uscito miseramente sconfitto al primo turno, ma non rilascia dichiarazioni e pare quasi impegnato in una serena visita di cortesia. I microfoni vengono impugnati con fermezza, le telecamere sollevate in spalla, le penne pronte a sfrecciare sui taccuini, ma i professionisti dell’informazione sono come soldati pronti alla battaglia in attesa di un ordine che non arriva: dopo 40 minuti di attesa, non giunge uno straccio di dato dai seggi.

Si inizia il pellegrinaggio da un monitor all’altro nella speranza di raccogliere risultati, informazioni, intuizioni: “45,27% il dato definitivo dell’affluenza”, riferisce l’addetto stampa del Comune. Musi lunghi, sbuffi, mani che scorrono veloci sui tablet per twittare, prendere nota, mentre gli operatori montano i servizi al computer. Il sito internet del Comune va a rilento, mentre il Viminale inizia parsimoniosamente a soddisfare le curiosità sulle percentuali: “55 a 45”, dopo le prime 10 sezioni sulle 187 da scrutinare. Ci si assiepa di fronte ai monitor, si discute, si brontola, si borbotta all’approssimarsi della mezzanotte. Il battistrada allunga sull’inseguitore: 60 a 40, andatura stabile. L’adrenalina inizia già a scemare con l’inseguitore che perde sempre più terreno. Il sindaco uscente passa a stringere qualche mano. Non c’è più emozione. L’esito è certo. Qualcuno si prende la libertà di smobilitare. È stata una notte grama, di sesso fatto male e concluso peggio, con una sigaretta finale sul balcone che dà su piazza grande e una Ghirlandina bella come non mai in questa prima afa estiva. “Sarebbe stata divertente l’anatra zoppa” bofonchia a denti stretti un pennivendolo di regime. Sarà per la prossima volta. Il vincitore della competizione sale le scale del palazzo comunale avvolto da una nube di fotografi. I suoi sostenitori applaudono. I microfoni avranno la loro soddisfazione.

(immagine di copertina: Un fotogramma del film “Prima pagina” di Billy Wilder – 1974)

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