Nomination da oscar

Nei giorni che hanno preceduto la Pasqua i giornali locali e quelli nazionali hanno riportato le nomine in grandi aziende a partecipazione pubblica.

Le cronache giornalistiche si sono concentrate soprattutto sull’ammontare complessivo degli emolumenti percepiti dai nominati giudicandoli sproporzionati rispetto alla media dei salari soprattutto se contestualizzati in un periodo perdurante di crisi.
Chi scrive vorrebbe spostare l’attenzione anche su altri aspetti.

Innanzitutto varrebbe la pena chiedersi quali sono le performance che queste persone hanno conseguito o che ci si attende da loro. Poi se l’ammontare degli stipendi è commisurato non solo ai risultati ma anche alle responsabilità e ai rischi che queste comportano.

Esiste poi un secondo aspetto direttamente collegato al primo che riguarda il cumulo degli incarichi correlato al tema delle performance e soprattutto a quello della democrazia economica. Nemico giurato della democrazia economica è il monopolio senza nessuna distinzione tra pubblico e privato. In altri termini non ci può essere democrazia se il potere di decisione si concentra nelle mani di una stessa persona che siede in più consigli di amministrazione.

E’ facile intuire che a questo punto gli interessi prevalenti saranno quelli del singolo a scapito di quelli della comunità con buona pace della democrazia e dei risultati economici.

Sempre a proposito di democrazia economica viene da chiedersi perché in Italia è scarsamente diffusa l’esperienza delle società ad azionariato diffuso (public company o government-owned corporation) soprattutto nei settori delle cosiddette ex-municipalizzate che spesso operano in regime di monopolio.

In questi casi se gli azionisti fossero in larga misura anche gli utenti l’equilibrio degli interessi in gioco, quindi il potere di scelta, si sposterebbe al livello di chi da una parte vuole ottenere il servizio migliore al prezzo più conveniente (gli utenti) e dall’altra di chi vorrebbe veder valorizzate al meglio le azioni possedute (gli azionisti). Questa fattispecie di conflitto di interessi si sposterebbe democraticamente a livello di consumatore/risparmiatore cioè di coloro che pagano la bolletta o il biglietto a patto che le informazioni sulla gestione dell’impresa siano le più trasparenti e tempestive possibili.

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