Noi non baciamo le mani

“Se ogni cittadino nel suo piccolo facesse la sua parte le cose potrebbero cambiare”. Una dichiarazione d’intenti che, per una volta, non puzza lontano un chilometro del gattopardismo a cui siamo abituati da sempre in Italia, ma risulta davvero credibile. Perché è a pronunciarla è un ragazzo di appena 22 anni che, insieme un gruppo di compagni e amici coetanei, ha dimostrato coi fatti che sì, a crederci e a impegnarsi, a non aver paura, le cose possono cambiare davvero. In meglio.

Serata antimafia a Casalgrande (RE)
Serata antimafia a Casalgrande (RE)

In un sabato pomeriggio di sole autunnale, riesco a rubare mezz’ora di telefonata a Elia Minari, coordinatore della redazione della web-tv studentesca Cortocircuito di Reggio Emilia, che con la video-inchiesta  “La ‘Ndrangheta di casa nostra. Radici in terra emiliana” –  ne abbiamo parlato giorni scorsi sempre su queste pagine – ha dato vita a un vero e proprio terremoto politico. Col sindaco PD di Brescello Marcello Coffrini messo alla sbarra per le sue discutibili dichiarazioni sulla presenza mafiosa nella cittadina ( «La criminalità organizzata a Brescello non esiste: è un leitmotiv») e in particolare su Francesco Grande Aracri – imprenditore edile residente in paese, condannato in via definitiva per associazione di stampo mafioso – descritto dal sindaco come «un uomo composto, educato, che ha sempre vissuto a basso livello». Peccato per il buon Coffrini e per tutte le anime belle che ancora vogliono credere all’esistenza di un ‘mondo piccolo’ come quello di Peppone e Don Camillo raccontato da Guareschi, che tutti i rapporti danno la criminalità organizzata di stampo mafioso non solo infiltrata, ma ormai stabilmente radicata in Emilia-Romagna. Ragion per cui è difficile credere che il classico saluto al boss, “Baciamo le mani” non sia diventata una consuetudine, magari non esibita, anche qui da noi.

L’inchiesta dei ragazzi di Cortocircuito non è scivolata nel silenzio omertoso come spesso accade quando si parla di certi temi: ne ha dato ampiamente conto sia la stampa locale che nazionale. Perciò, sono giorni intensi per Elia e i ragazzi di Cortocircuito: hanno scoperchiato un vaso di Pandora difficile da richiudere.

redazione-di-cortocircuito-ok-1024x732
Parte della redazione di Cortocircuito

La storia e l’attività di questa associazione studentesca fa riflettere molto su come in Italia i media affrontano il tema della criminalità organizzata. 15 ragazzi, età media 20 anni, una telecamera, coraggio e competenza. Un gruppo di formazione eterogenea, che ha all’attivo una decina di cortometraggi e 5 inchieste, impegnato nell’organizzazione di incontri antimafia e iniziative di informazione e sensibilizzazione sulla criminalità organizzata. Insomma, loro la “lotta alla mafia” la fanno sul serio, con tutti i mezzi a loro disposizione.

«Siamo un’associazione studentesca, non c’è una struttura gerarchica ufficiale – spiega Elia, 22 anni, studente di Giurisprudenza, a cui non piace il termine ‘caporedattore’ – La nostra avventura parte nel 2009 quando frequentavamo le superiori, come giornalino studentesco indipendente di diverse scuole superiori di Reggio Emilia. Strada facendo, ci siamo concentrati su alcune indagini che interessavano Reggio Emilia e l’Emilia-Romagna in generale perché sentivamo l’esigenza di capire meglio e di porci domande partendo da documenti ufficiali. Vedevamo che si faticava a parlare di certi fatti, relegati alla pagine di cronaca nera dei quotidiani, quando invece, spesso, gli elementi più importanti sono quelli economici, pur senza sottovalutare certi fatti inquietanti di cronaca nera.

Per cercare di capire meglio il fenomeno, abbiamo iniziato facendo qualche intervista, poi cortometraggi e infine inchieste. Ad esempio sulla realizzazione di opere e servizi pubblici e collegamenti con la criminalità organizzata di stampo mafioso. Tutto questo lo abbiamo fatto da cittadini prima ancora che da studenti, facendo incontri nelle scuole, con giornalisti ed esperti del fenomeno mafioso».

Per l’ultima inchiesta realizzata, Cortocircuito ha impiegato l’intera estate: «ci è voluto molto tempo per la ricerca e lo studio dei documenti, fare le interviste, selezionare il materiale: non è stato facile trovare immediatamente storie interessanti. Siamo rimasti molto sorpresi dal fatto che tanti emiliani abbiano preferito non essere intervistati, trincerandosi dietro un silenzio imbarazzante» afferma deciso Minari.

Il manifesto della serata di presentazione della video-inchiesta realizzata da Cortocircuito
Il manifesto della serata di presentazione della video-inchiesta realizzata da Cortocircuito

E i genitori cosa ne pensano di tutto questo coraggio e intraprendenza? Non hanno qualche timore? La mafia fa paura, no? «Sono contenti del nostro impegno anche se c’è un po’ di preoccupazione – sorride Minari – Ci sono pressioni di diverso tipo, bisogna metterle in conto se si affrontano certe tematiche – ammette candidamente lo studente – Noi ci basiamo su documenti ufficiali e stiamo molto attenti a come usiamo le parole. Raccontiamo dati e fatti: questa è la nostra certezza. Non vogliamo insegnare nulla a nessuno: nel nostro lavoro, ci limitiamo a porre delle domande sulla base di documenti e voci autorevoli raccolti. In questi giorni così difficili ci sono arrivati tanti messaggi da calabresi onesti che hanno scelto da che parte stare e che non si riconoscono nelle frasi dei loro conterranei».

«Ognuno di noi fa costantemente delle scelte: scegliamo quale locale frequentare la sera, a quale azienda fare ristrutturare casa nostra, cosa comprare al supermercato. Noi abbiamo deciso di confrontarci tra cittadini su questi argomenti, di declinare in questo modo il nostro ‘essere cittadini’. La speranza è quella che si sia capita l’urgenza del tema, la necessità di parlarne senza evitare o procrastinare la questione. Non è facile ammettere che l’Emilia debba affrontare questo ostacolo; io in primis ho dovuto mettere in discussione tanti miei pregiudizi e luoghi comuni della città in cui sono nato, della realtà in cui sono cresciuto e che mi era stata descritta in modo diverso».

Ma la realtà, evidentemente, è un’altra. E ci sono voluti dei ragazzi di vent’anni per farcelo ricordare.

Una risposta a “Noi non baciamo le mani”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *