Nero, rosso, oro

La bandiera tedesca, che in queste settimane ha colorato la Germania dagli specchietti delle macchine ai cestini delle biciclette, dalle vetrine dei negozi alle guance pallide delle tedesche, continua a sventolare su tutto il paese.
Domenica la città si è riversata ovunque ci fosse un mega schermo e nemmeno la pioggia battente ha scoraggiato le migliaia di spettatori che, finita la partita, hanno inondato le piazze e le strade. 48 ore dopo la vittoria in finale contro l’Argentina, i giocatori della nazionale tedesca hanno portato a casa l´ambito trofeo. L´aereo della Lufthansa, decorato per l´occasione con la scritta FUNansa – Siegerflieger (Aviatori vittoriosi), è atterrato nella capitale, ma non prima di aver planato ripetutamente su una Berlino in fiamme  che li ha accolti con un  bagno di folla epico e bandiere a perdita d´occhio.

foto 2NERO, ROSSO, ORO
Sono i colori di una bandiera che ha una storia alle spalle, fatta spesso di ripetuti cambiamenti e di guerre. I colori che oggi abbracciano Berlino sono quelli che quasi un secolo fa hanno accolto con speranza l’avvento della Repubblica di Weimar.
1919. Si narra, infatti, che i patrioti tedeschi, quando ancora la Germania era divisa in una confederazione di città-stato, non avendo un simbolo al quale appellarsi fecero bandiere con la stoffa rossa e nera delle loro divise e, in assenza di altri materiali, i bottoni dorati vennero usati per formare la terza striscia orizzontale che sarebbe col tempo diventata quella gialla.
1933. Ma come la Repubblica di Weimar anche la sua bandiera non è durata a lungo, e quei colori, prima usati per combattere la dominazione napoleonica e poi per rappresentare la patria unita, vennero spazzati via dall´avvento del nazismo che, per distanziarsi dal passato, decide di auto legittimarsi attraverso simboli e colori nuovi. Quelli stessi che porteranno la Germania a entrare in un’altra Guerra Mondiale e a macchiarsi le mani di un’onta impossibile da dimenticare.

ger3NERO, ROSSO, ORO… con qualcosa al centro
1949. Finita la guerra, Berlino e la Germania vengono divise come una torta all’ora del tè.
La Repubblica Federale Tedesca si riappropria della Bandiera e del futuro che Hitler le ha rubato, mentre la Repubblica Democratica Tedesca fa propri gli ideali e il sistema produttivo comunista. Questa transizione politica e sociale si materializza  per quest’ultima mettendo al centro del nuovo tricolore un martello, simbolo degli operai, un compasso, simbolo degli intellettuali, e due spighe di grano a rappresentare la classe contadina.

Ancora una volta le bandiere giocano un ruolo fondamentale nel definire l’identità di un popolo sopravvissuto alla fame e ai bombardamenti. Cosicché gli anni, la chiusura dei confini, lo sventolare delle bandiere e la demagogia calcolatrice della guerra fredda faranno a lungo dei tedeschi dell’Ovest e dell’Est dei perfetti sconosciuti. Non c´é quindi da stupirsi che ci siano voluti decenni affinché la Germania potesse sentirsi di nuovo unita e orgogliosa, della sua patria come del suo tricolore.

foto 3UNA SOLA BANDIERA
1989. Caduto il muro e finita la partita a Risiko tra gli Stati Uniti e la Russia, la democrazia e il capitalismo arrivano all’Est, portando con sé oltre che banane e jeans la bandiera della Repubblica Federale.
1990. Un anno dopo, a Roma, la Germania dell´Ovest strappa in finale la coppa all´Argentina. Sono tanti i parallelismi che sono stati fatti per collegare le due coppe del mondo, ma le differenze sono altrettanto evidenti.
Sicuramente la Germania ha vissuto i Mondiali Italia90 con trepidazione. Il Muro era caduto e tutto sembrava possibile. Ma per molti il senso d´identità nazionale era ancora acerbo. Dopo tutto, la squadra in campo rappresentava solo metà del paese e, finita la Coppa del Mondo, la Germania tornava ad essere un paese diviso in attesa della riunificazione.

UN´ESTATE DA FAVOLA
2006. La Germania ospita il mondiale e, celebrando il calcio per la prima volta dopo tanti anni, celebra anche se stessa con un patriottismo cosmopolita che diventerà  il collante di una nuova identità nazionale.
Aiutati dall´entusiasmo dei tanti tifosi stranieri, i tedeschi si sentono autorizzati a cantare l’inno, a tifare per il loro paese e a sventolare quella bandiera che finalmente sono autorizzati a sentire propria. Ma, con delusione loro e giubilo nostro, in quel magico 9 luglio sarà un altro il tricolore a sventolate nella notte berlinese quando il cielo sopra Berlino si è tinto di azzurro. La Germania dovrà infatti aspettare ancora per vedere coronata con un lieto fine quella favola di mezz’estate iniziata 8 anni fa .

ger2NON SOLO CALCIO
2014. Mondiali a parte, sono pochi I tedeschi che si sentono orgogliosi della loro patria. La sensazione che si ha è che qui tutti quei sentimenti positivi legati all’appartenenza nazionale vengono spesso – inconsciamente – repressi. Qui non possono essere fieri. É un sentimento che è stato loro (forse per sempre) negato.

Ma è altrettanto vero che negli ultimi dieci anni la Germania è cambiata e cresciuta, e non solo a livello calcistico. Dopo la Seconda Guerra Mondiale questo paese si è rialzato, ha combattuto grandi battaglie, lottando contro i sui spettri e creando un futuro migliore per i suoi figli. Fame e macerie fanno parte del passato. La Germania di oggi è una Germania sicura, che ha un posto di rilievo nell’economia di questa nostra Europa e che fa della consapevolezza la sua vera forza politica. E sì, anche se sembra innaturale vedere sventolare bandiere tedesche nei pressi del Memoriale per l’Olocausto, anche se la parola “Weltmeister, campione del mondo” urlata da una piazza gremita può avere un sapore amaro, anche se come disse Woody Allen “quando ascolto troppo Wagner mi viene voglia di invadere la Polonia”, oggi la Germania festeggia il mondiale in quella che assomiglia a una vera e propria catarsi collettiva. E I tedeschi festeggiano con lei.

E a tutti quelli che in Germania e nel mondo hanno condannato le celebrazioni di questo paese, temendo che potessero riaccendere focolai di nazionalismo, io consiglio di mettere da parte le paure del passato.
Il presente, le cui immagini sono arrivate nei giorni scorsi tra la fine del primo e l’inizio del secondo tempo delle tante partite giocate, ci dovrebbe dare abbastanza preoccupazioni.

mondiali palestina

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